Photography

Happy Birthday Edwin Land

Il 7 maggio 1909 in una cittadina del Connecticut vedeva la luce Edwin Herbert Land.
Continuò a vederla, la luce, e ad esserne ispirato nella più spettacolare delle sue magie.
Inventore della  Polaroid camera, il rivoluzionario apparecchio fotografico a sviluppo immediato, fu il primo a far sì che una fotografia si facesse anche condivisione immediata di immagini ed emozioni.

Life dedicò a questo genio la copertina e uno speciale nel numero del 27 ottobre 1972. 

Quale modo migliore per celebrare il suo giorno che rileggerne le parole e riascoltare il fantastico rumore della pellicola che esce dalla sx-70?

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Impossible color film for sx-70

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Update:
da Fotografare del luglio 1972, quando della "Aladino" si conosceva solo il progetto e la si aspettava con ansia:


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#nice_blue_notes - @glula @ Jam

Può sembrare un geroglifico, ma leggendo bene tra gli "hashtag" e gli  "at", in fondo è piuttosto facile interpretare questo titolo. 
Si tratta dell'esposizione delle fotografie di Laura (@glula su instagram) al Jam di Nizza, un locale dove sono di casa il jazz e la musica in generale.
Nell'ambiguità tra una lettura alla francese o all'inglese di quel #nice, sono certe invece la centralità del blu e la sonorità degli appunti di vita così presi in forma di immagini.

Blu come le note della celebre casa discografica di jazz americana.

Blu come il famoso pigmento di Yves Klein che si riflette in tutti i suoi accenti da questi scatti.
Blu come la malinconia che a volte risuona nelle sue composizioni. 
Blu, soprattutto, come il cielo e il mare di Nizza, così intensamente cantati.

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La condivisione delle immagini come pirorità, dunque. E qui, al Jam, non è senza conseguenze che essa avvenga sempre con un accompagnamento musicale. 

I fotogrammi istantanei di Laura si dispongono sulle pareti della sala quasi fossero note su un pentagramma, costruendo una visione sinfonica di Nizza in cui ogni elemento risuona per e grazie agli altri.

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L'ideale sarebbe dunque venire a vedere la sua esposizione qui a Nizza, ma se vi riesce un po' fuori mano seguitela almeno su Instagram (@glula): conoscerete Nizza, la sua luce e la sua melodia attraverso i suoi occhi.

 


Una visita virtuale a 360°: Le Restaurant Dante

Un nuovo progetto di Google prevede la possibilità di integrare in Street View anche le visite virtuali degli esercizi commerciali che si affacciano sulle vie che già godono di tale servizio di google maps.
Il principio è quello di rendere possibile, all'"omino" di Street View di entrare anche nei locali per averne un'esperienza simulata dall'interno, esplorarne gli spazi, immergersi in essi e captare l'atmosfera che vi si respira.
Anche noi siamo impegnati nel promuovere questo servizio, realizzando le fotografie a 360° che servono a creare le "photo sphere" che potranno essere utilizzate nei siti dei vari esercizi commerciali e integrate poi su Google maps. 

Un nuovo ristorante ha aperto da qualche tempo a Nizza: il Dante Restaurant.
Ambiente gradevole, ottima cucina molto accurata negli ingredienti e nella presentazione, prezzi vantaggiosi e gestori cordiali.

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Ed ecco come si presenta la visita attraverso le photo sphere del Dante Restaurant: Dante 360°

Mathilde e Arnaud si sono già messi sulla mappa e sono lieti di aprire le loro porte virtuali a tutti coloro che vogliono scoprire il loro ristorante.

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Ma per  gustare i loro buonissimi piatti vi consiglio vivamente di andarci di persona!

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Il Paradiso esiste

Macchine fotografiche da favola, Gatti bellissimi, cagnoline affettuose, cose buone e amici ospitali: un posto che riunisce tutto questo assieme non può che essere il paradiso! 

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marco w/hasselblad

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anto w/nikon D4

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tarot che beve alla sua tazza

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tarot baciato dal sole

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Isis a ponente luna crescente

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India alla presa 
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presa

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Margherita all'opera

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Sembra proprio che il paradiso esista e si trovi nel Var, immerso in una natura lussureggiante che è solo apparentemente ostile (se si eccettua il cinghiale che può capitarti di incontrare, così, sull'uscio uscendo la sera o presto al mattino col cane... )

Tuttavia tesi avverse all'evidenza dei fatti farebbero risalire l'etimo del vicino villaggio di Chateaudouble alla crasi  tra le parole "chateau" "du" e "diable", insinuando che in tutto questo ci sia lo zampino del demonio.

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Ecco, se cossi fosse, c'è da dire che l'avrebbe fatto davvero bene, dando al suo operato un aspetto davvero celestiale.
Come è giusto che sia.


Istantanee (vere!) da Cap Ferrat

Fare fotografie oggi è diventata una cosa non troppo complessa; certo, se si vuole che il risultato sia ineccepibile serve un po' di conoscenza della tecnica, ma tutto sommato per fare delle foto suggestive e ammiccanti basta un iPhone e un'applicazione creata all'uopo e il risultato è assicurato: l'immagine è intensa, immediatamente on line per essere condivisibile con parenti e amici e istantaneamente salvata su molteplici server. 
Ma la magia di una fotografia stampata subito dopo essere stata presa, quell'oggetto concreto di carta colorata che fissa all'istante quello che hai davanti agli occhi è cosa ineguagliata e ineguagliabile.

E oggi a Cap Ferrat le persone che incrociavamo non erano certo attirate dai nostri iPhone o dal mio obiettivo grandangolare (le opere dei quali non potevano del resto vedere) ma da quel rettangolino di carta colorata sì, da quella fotografia stampata istantaneamente appoggiata sul muretto erano subito affascinati, quasi fosse quello il vero prodigio della tecnologia più avanzata!

Della passione del marco per le polaroid siamo a conoscenza da tempo, ma che ancora esistesse (al di là delle pellicole ancora sperimentali dell'Impossible Project) la possibilità di stampare delle foto istantanee siamo venuti a conoscenza da poco. 

Il fatto è che le pellicole Fuji FP100, nate per l'apparecchio Instax della Fuji sono (quasi) perfettamente compatibili con la Polaroid Automatic 210 (prodotta dal 1967 al 1969).
Il quasi dipende dal fatto che non trovandosi più le batterie dell'otturatore elettronico, bisogna ovviare l'inconveniente adattando le CR2 in modo che i contatti facciano contatto.
La qual cosa a volte può dare qualche problemino, che vale però la pena di correre perché la magia dell'immagine stampata all'istante resta ancora insuperabile.

Ecco qui l'inizio della nostra passeggiata preso con l'applicazione hipstamatic per iPhone

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lo stesso con la Nikon D200 e l'obiettivo 10 mm

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e infine la scansione (eh) del risultato della piccola magia polaroid


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Qui sotto la foto del marco e quella che ci siamo fatti fare da un nemmeno troppo stupito passante che alle parole "c'est un ancien appareil, vous devez appuyer ici" non si è neanche più di tanto scomposto...

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La pellicola utilizzata da questa macchina è del tipo peel apart, di quelle cioè che si devono separare in due dopo lo sviluppo, essendo i reagenti contenuti nella metà che viene staccata da quella che sarà invece l'immagine definitiva.

Due minuti il tempo di attesa dopo l'estrazione della pellicola, poi si stacca la carta et... voilà!

 


Un autre regard

Questo il titolo dell'esposizione fotografica di Carine Battajon che è stata inaugurata sabato scorso all'Ardoise, al 31 di Bd Grosso a Nizza.

Uno sguardo attento al colore, uno sguardo che ama posarsi sull'acqua e sulla sua capacità di trasfigurare il mondo, uno sguardo che passa atttraverso una moltitudine di occhi di bambola che sembrano eterrnamente stupirsi di quello che può riuscire a catturare un obiettivo.

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Benaco ieri e oggi

Che effetto può fare trovare a Nizza, oggi, delle vecchie diapositive del lago di Garda? 

Strano. Perchè trattandosi di immagini degli anni 70 portano alla memoria un lago che non c'è più.

Quello per esempio delle macchine parcheggiate lungo il porto a Torri del Benaco:

image from torri del benaco - porto
torri del benaco - porto
Ci si accorge poi che mentre certi traghetti e aliscafi non ci sono più, altri battelli sono fortunatamente durati sino ai giorni nostri

traghetto
piroscafo zanardelli

E si può immaginare come vedessero il paesaggio i turisti stipati nella vecchia funivia del monte baldo... 

funivia malcesine monte baldo
funivia malcesine monte baldo

Ma la cosa più bella è curiosare tra le barche ormeggiate nel porto di Malcesine e cercare di capire se quel vecchio motoscafo di cui si vede la poppa a sinistra non fosse per caso quello del papà.

porto di Malcesine
porto di malcesine

 


Instants Suspendus

Ultimi giorni per ammirare a Nizza, presso l'Atelier Soardi, l'esposizione  che si chiuderà il 19 aprile di 35 fotografie di Steve McCurry. 

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Il fotografo famoso soprattutto per i suoi reportages in paesi in guerra (Afghanistan, Iran, Iraq, Yugosavia, Libano e Cambogia) e per il suo linguaggio di intenso umanesimo basato sulla grammatica del colore, presenta qui la collezione intitolata The unguarded moment, che in francese diventa Instants suspendus. 

 Si stratta infatti di momenti che sfuggono al controllo e che proprio per questo possono essere catturati, per sempre sospesi a mezz'aria, come il passo del ragazzino che prende il volo nella strada di Jodhpur.

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Untitled
E' possibile acquistare le stampe artistiche di questo poeta dell'immagine.

La Ragazza Afghana no, quella non è in vendita.

Mccurry


 


Fotografare la bellezza: La Prioria del Vittoriale

Del Vittoriale degli Italiani -la dimora di Gabriele D'Annunzio a Gardone Riviera, sul lago di Garda- avevo ampiamente parlato qualche anno fa. Raccontando prima la storia del suo acquisto, ristrutturazione e donazione agli Italiani qui e cercando poi di descrivere le stanze della Prioria, la sua abitazione privata, qui

Al suo interno è vietato fotografare, soprattutto per motivi di sicurezza, essendo la casa ricchissima di oggetti molto preziosi (normalmente il giro delle stanze viene fatto per gruppetti piccolissimi e sotto stretto controllo di una guida) ma anche per quell'assurdo principio tutto italiano per cui il vietare le cose è prioritario, spesso auspicabile a prescidere e quasi sempre più facile di qualunque altra soluzione.

Su iniziativa della rivista Fotografia Reflex e del direttore del Museo del Vittoriale, Giordano Bruno Guerri, è stato dato seguito a un'esigenza nata tra i lettori della rivista relativamente alla possibilità di fotografare l'arte nei luoghi ad essa deputati, i musei.

La giornata interamente dedicata a questa iniziativa è stata il 7 marzo scorso: il Vittoriale degli Italiani è stato sede prima di un'interessante conferenza di cui erano relatori il direttore di Fotografia Reflex Giulio Forti, la giornalista fotografa Claudia Rocchini ed altri esperti che hanno considerato il "diritto di fotografare l'arte" dal punto di vista legale e pratico. In esguito si è passati all'azione.

L'iniziativa è stata sponsorizzata dalla Nikon che ha messo le 3 fotocamere al top della gamma (la D700, la D3S e addirittura la D3X) a disposizione di 12 fotografi selezionati per fotografare in esclusiva le stanze che furono abitate dal poeta guerriero. 

Io ero tra questi. Ho avuto occasione di visitare il Vittoriale numerose volte, la più intensa delle quali accompagnata da un professore delle superiori incredibilmente appassionato del genio di D'Annunzio. Tutte le guide incontrate lunedì scorso se lo ricordavano come "il professore di Rovereto che arrivava ogni volta estasiato, accompagnava piccoli gruppetti di studenti e chiedeva di poter fare la visita senza la guida, oscurando ancor più le finestre delle stanze"; fedele fin nei dettagli nel ricreare l'atmosfera che più si confaceva allo spirito del poeta, che soffriva di fotofobia e mal sopportava la luce del sole.

E tutte le volte che l'ho visitato rimpiangevo di non poter fissare in qualche scatto l'eccentricità di quelle stanze, le immense collezioni di oggetti, libri e feticci del poeta; l'atmosfera che regna nella casa, la sua ricchezza di significanti e la pluralità di significati. Con l'illusione forse di poter ricostruire, attraverso la moltitudine di particolari che abitano quelle stanze, la personalità così complessa di Gabriele D'Annunzio. 

Questa sicuramente non potrà mai risultare da un collage di fotografie, in ogni caso quelle che ho fatto in questa occasione sono qui. In ognuna di esse qualcosa del poeta probabilmente c'è.

Cerco di seguire l'ordine cronologico della visita che normalmente si snoda attraverso stanze buissime, spesso di dimensioni ristrette e stracolme di oggetti, cominciando dall'anticamera dedicata a Mussolini: la stanza del Mascheraio. L'iscrizione sopra lo specchio invita l'ospite in attesa ad aggiustarsi la maschera ma soprattutto a ricordare che è solo "vetro contro acciaio".

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La prima stanza è la stanza della Musica, interamente rivestita di tendaggi per motivi acustici e volutamente lasciata nell'ombra per favorire la concentrazione; è illuminata da lampade a forma di zucca e cesti di frutta di vetro di Murano, con finestre d'alabastro, da cui la luce fiiltra appena.

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La Zambracca è la stanza dove il poeta morì, una sorta di guardaroba, con annessa farmacia, ricca di ogetti simbolici, come i calchi di opere di Michelangelo, che era uno degli ispiratori della sua arte.

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La stanza del Mappamondo è una delle più grandi biblioteche del Vittoriale:

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La stanza da letto, o stanza della Leda, che prende il nome dal mito di Leda amata da Zeus trasformatosi in cigno. In essa non entra la luce diretta del sole che è appositamente schermata dalla veranda dell'Apollino.

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Il bagno blu, con oltre 600 oggettidi colore blu e verde.

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La stanza del Lebbroso, dove la simbologia religiosa che pervade tutta la Prioria tocca il suo livello più elevato: pensata cme camera ardente era il luogo dove D'Annunzio si ritirava a meditare sulla morte. Il letto ha al tempo stesso la forma di una culla e di una bara, simbolo di fine e contemporaneo inizio a nuova vita.

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Attraverso il corridoio della via crucis si arriva alla stanza delle Reliquie e all'oratorio Dalmata

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Al piano superiore lo scrittoio del monco, dove il poeta sbrigava la corrispondenza, chiamata ironicamente così per l'impossibilità di rispondere a tutte le lettere che gli arrivavano.

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L'Officina, lo studio dove D'Annunzio si ritirava a creare le sue opere, al quale si accede da una porta bassissima che costringe ad inchinarsi all'arte; è l'unica stanza in cui la luce può entrare liberamente. 

Una statua velata raffigurante il volto di Eleonora Duse ricorda l'importanza di questa artista nella vita e nell'ispirazione del poeta.

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Infine la sala da pranzo, la stanza della Cheli, così chiamata per la tartaruga morta per indigestione che campeggia, trasformata in bronzea scultura, come monito alla moderazione per i commensali.

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Gabriele D'Annunzio era estremamente affascinato dalla nascente arte della fotografia. 

Credo che questa iniziativa sia anche un magnifico omaggio al suo genio.