Film

Gran Torino

Gran Torino: un film prodotto, girato ed interpretato da Clint Eastwood, un attore epico della storia del cinema arrivato ormai all'importante età di 79 anni.

Protagonista è un anziano pensionato, rimasto da poco vedovo, veterano di guerra, con un pregiudizio razziale inestirpabile e un'incapacità di interpretare e comprendere le nuove generazioni. Un uomo vissuto che ha commesso atti indescrivibili in guerra per il proprio paese e che si trova ora a disprezzare la mancanza di valori dei giovani e, come se non bastasse, a dover vivere in un quartiere popolato principalmente da famiglie asiatiche.

Partendo come un cammino iniziatico compiuto dal piccolo Thao, che riesce a trovare la sua strada imparando a muoversi tra i suoi sentimenti e quelli degli altri, la storia diventa un percorso di apprendimento per tutti i personaggi, per la giovane Sue, per l'acida nonna asiatica, e soprattutto per il vecchio Walt.
Il protagonista Walt Kowalski infatti impara -e ci insegna- che si può comunque individuare il bene e il male: ci racconta che non esistono le razze, ma esistono persone buone e persone cattive. Egli riesce, dopo anni di sofferenze e tormenti causati dagli orrori della guerra, a redimersi: prima prendendo le difese di persone che fino a quel momento era incapace di comprendere e alla fine in una palese dimostrazione di sacrificio e punizione del nemico in un modo completamente esente da violenza vendicativa.

Gran Torino è commovente, divertente, ironico e profondo; con grande semplicità questo regista riesce a far emozionare e a parlare di tematiche complicate come la guerra, il razzismo, la morte e il pregiudizio.

 


Centochiodi

Il film di Ermanno Olmi in programmazione stasera su Sky Cinema mania
.....a volte, le coincidenze....

Uscito nelle sale italiane il 30 marzo 2007, è stato poi presentato fuori concorso al festival di Cannes maggio 2007.

Un giovane professore di filosofia della religione (Raz Degan) con un gesto simbolico di ribellione – "crocifigge" letteralmente cento preziosi manoscritti della biblioteca universitaria, inchiodandoli al suolo – abbandona la propria vita di intellettuale affermato, scompare senza lasciare alcuna traccia e, mentre le forze dell'ordine lo cercano per quel vandalismo sacrilego, sceglie di stabilirsi in un cascinale in rovina lungo le rive del fiume Po, dove «impara a vivere con lentezza, a entrare in sintonia con la natura» e viene accolto con semplicità dagli abitanti del luogo, che lo chiamano, scherzosamente ma non troppo, Gesù, per il suo aspetto e la sua scelta di vita.
Entrato a far parte della comunità, partecipa alle feste di paese, viene aiutato a ricostruire il rudere che ha scelto come casa, il suo silenzioso carisma conquista tutti, ma fa amicizia in modo particolare con un giovane postino (Andrea Lanfredi) ed una ragazza che lavora in panetteria e si infatua di lui.
Viene infine trovato dai Carabinieri quando cerca di utilizzare la propria carta di credito per aiutare i suoi nuovi amici, pesantemente multati per le costruzioni abusive a ridosso degli argini, nelle quali trascorrono le loro giornate. Ammette la responsabilità del proprio gesto ed ottiene gli arresti domiciliari, ma non ritorna più nella sua casa sul fiume, dove è atteso invano.
Le immagini spelndide e la ricostruzione intensamente poetica di ambienti e personaggi mi hanno fatto apprezzare molto il film, per la recensione del quale rimando alle acute osservazioni di Alessandro Izzi, di cui riporto qui le ultime considerazioni:

"Centochiodi ha momenti di intenso lirismo. In esso si coglie spesso l’infinito respiro della Natura, mentre l’antica leopardiana poesia degli umili si ammanta di una precisa nostalgia di se stessa dal momento che quegli umili cominciano a non esistere più. L’ultimo personaggio olmiano, l’ultima figura partorita dalla mente e dal cuore di quello che resta il nostro ultimo maestro più anziano, finisce allora per aggirarsi nel cuore di un canto che è museo di se stesso. E qui sta il limite (rispetto ai due film precedenti), ma anche il fascino di un film tanto importante quanto triste.

D’ora in poi la firma di Olmi accompagnerà solo documentari. Il regista, dopo un viaggio filmico tra i più folgoranti, compie il ciclo e ritorna alle sue origini, agli inizi. E un cerchio si chiude. Fino in fondo, umano."

 

Un saluto particolare e un grazie speciale al "postino Davide" che giovedì sera ci ha recapitato a Milano una bella sorpresa!

 

 

 

 


Il curioso caso di Benjamin Button

Liberamente tratto da un racconto di F.S. Fitzgerald, il film, diretto da David Fincher, sviluppa l'idea di narrare una vita che dal punto di vista fisiologico proceda miracolosamente al contrario, mentre da quello psicologico, intellettivo e affettivo segua le tappe evolutive delle età dell'uomo.
Le vite dei due protagonisti percorrono una strada spesso comune, ma con sensi di marcia opposti, riuscendo ad intersecarsi in pochi istanti magici che danno un significato al loro girovagare quasi speculare. Lei prima, lui dopo lo sbocciare del loro amore, sembrano entrambi muoversi alla ricerca di un senso da dare ad una vita che troppo spesso segue le leggi di una cieca casualità.

 


Angel (2007)

Un film di François Ozon tratto dal romanzo Angel di Elizabeth Taylor.
Il titolo originale del film è The real life of Angel Deverell.
La vita vera: la sensazione che si trattasse della storia di un personaggio realmente esistito non mi ha abbandonata per tutta la visione. E questo nonostante si trattasse di una storia di finzione. E questo nonostante fosse una storia di finzione costruita secondo gli inverosimili criteri che reggono la struttura di quegli stessi romanzi rosa che escono dalla penna della protagonista.
Per questo trovo che alla fine si tratti di un film perfettamente riuscito.
Si tratta di un melodramma, inutile cercarvi la profondità dei sentimenti e lo spessore dei personaggi; un melodramma costruito secondo quella ricerca del bello che è alla base dell'estetica letteraria e di vita della protagonista, interpretata da Romola Garai.

Angel Deverell è una ragazza cresciuta in una povera famiglia di una cittadina inglese; pur risultando chiaramente affetta da bovarismo sin dalla tenera età, ha in realtà la forza di riuscire a rendere reali tutti i suoi sogni: diventa una famosissima scrittrice di romanzi d'evasione, riesce a comperare il castello favoloso dove la zia faceva la cameriera, sposa l'uomo di cui si innamora a prima vista e vive la vita sfarzosa che ha da sempre sognato.
Angel crea la sua vita esattamente come fa per i suoi libri: inventandola. Angel mistifica, reinventa, sogna, desidera le cose al punto di farle diventare vere.

 



E ad un piano superiore anche il film riesce a far diventare vera la vita di Angel: la finzione dichiarata diventa realtà. I sentimenti messi in campo restano superficiali, proprio come nei romanzi scritti da Angel, declamati più che dipinti e tutti i clichés del genere sono rispettati: il riscatto dalla povertà, la guerra che rovina la favola bella, l'amore disperato, il tradimento, il perdono, la morte tragica. A tratti gli ammiccamenti in questo senso sono davvero palesi, come nella sequenza dei paesi visitati dalla coppia durante il viaggio di nozze: quasi una serie di cartoline su fondali dipinti.
La menzogna svelata cessa di essere tale. E nella vita reale esistono anche il fallimento e la morte.




Operazione Valchiria

Un film di Bryan Singer. La storia vera del tentativo di uccisione di Hitler da parte di un gruppo di eroici dissidenti, capitanati da Claus von Stauffenberg (Tom Cruise). La storia narrata ha il ritmo veloce degli aerei delle scene iniziali, dell'automobile che sfreccia solitaria nella Foresta nera, dei dispacci che corrono sul filo del telegrafo e soprattutto del precipitare degli eventi della Storia. E ci si sorprende del fatto che, sebbene sia stata già scritta, essa ci tenga appesi ad un filo fino all'inevitabile scioglimento finale.
Molto interessante la ricostruzione storica, davvero belle le riprese.

 


Australia, dove i sogni diventano realtà

Una favola. Una favola epica e romantica. L'ultimo film di Baz Luhrmann ha il respiro ampio come gli orizzonti che dipinge, la luce onirica dei paesaggi immaginari che ricostriusce, la cadenza lenta della lingua magica degli stregoni aborigeni.
In questo film è tutto come ci si aspetta che sia, lieto fine compreso, ma l'aspetto strabiliante è proprio dato dal fatto che ci si commuove e ci si emoziona ugualmente. I sentimenti sono disegnati in modo poetico e mai scontato, e i paesaggi sono di una bellezza surreale.
Sarah, come Dorothy, comincia il suo viaggio nel regno di Oz. Ma la magia non è qui la creazione fallace di un'impostore, bensì l'incantesimo della sapienza degli antichi aborigeni, che conoscono anocora il potere della parola messa in musica.
E la parola cantata è quella che riesce a creare legami tra tutto ciò che esiste al mondo: riesce a guidare, a salvare, a trovare la strada per ogni luogo, come le scarpette di Dorothy che camminano sull'arcobaleno, facendo diventare i sogni realtà.

Perché è questo che ci si aspetta sempre dai sogni: che diventino realtà.

 


Seven pounds - Sette anime

E' vero che, come ho letto, il titolo italiano non traduce il significato dell'originale Seven pounds spostando in questo modo l'attenzione dello spettatore dal debitore ai creditori dei beni che il protagonista decide di donare per espiare la sua colpa. Il tema principale è infatti quello del peso che il protagonista Ben (o meglio TIm) Thomas vuole togliersi dalla coscienza; e di libbre parla il titolo originale del racconto da cui è tratto, che si rifà alla libbra di carne umana che "il mercante di Venezia" shakespeariano chiedeva ad Antonio per estinguere il suo debito.
Le riprese fatte tutte con camera a spalla rendono ancora più partecipe lo spettatore alla commovente vicenda, assistendo alla quale è praticamente impossibile trattenere le lacrime. La sensazione di essere manipolati nelle proprie emozioni è solo parzialmente attutita dal fatto che ciò viene fatto in maniera magistrale attraverso le interpretazioni degli attori e la sapiente regia di Muccino.

Non voglio aggiungere altro riguardo la trama del film, solo un pezzo tratto dalla colonna sonora:

 


Wall-e

Premesso che vederlo sul grandioso schermo della sala Energia, in Arcadia a Melzo, è un'esperienza visiva e uditiva davvero spettacolare, non posso che esprimere il mio apprezzamento totale per questo splendido film di animazione, che mi ha  emozionata e anche un po' commossa.

La storia è quella del riscatto di un'umanità ormai profuga, resa cieca e molle dall'inattività -fisica, mentale e soprattutto affettiva- ad opera dell'unico robottino superstite sulla terra, a suo tempo incaricato di ripulire il mondo dalla spazzatura accumulata dagli uomini.
 

Poeticissimo personaggio, Wall-e è paradossalmente pervaso da un'incredibile umanità: dalla spazzatura che indefessamente continua ancora a compattare dopo 700 anni di meticoloso lavoro trattiene gli oggetti che toccano il suo cuore sensibile. Musica, immagini, piccoli tesori colorati, tutto ciò che riesce in qualche modo a far nascere un'emozione nei suoi microchips viene catalogato e inscatolato, in attesa di essere condiviso con colei della quale non suppone nemmeno l'esistenza.
Eva viene dall'astronave su cui è stata confinata l'umanità. La loro romantica storia d'amore insegnerà di nuovo agli uomini a vedere, amare e camminare.
Sulle loro gambe.
Per tornare finalmente a casa.

 


Vicky Cristina Barcelona

Un film di Woody Allen
 
Una storia di equilibri
quello tra Vicky e Cristina unite dalla loro diversità emotiva; quello tra la paura e la conquista che spinge Vicky verso Doug; e quello che lega Cristina, Juan Antonio e Maria Elena in un amore che vive solo bilanciando gli eccessi e le mancanze di ognuno dei tre.
Calamite che si attraggono e si respingono, forze uguali ed opposte che limitano reciprocamente il proprio raggio d'azione.
 
Una storia di equilibrismi d'amore
Una storia in cui è difficile distinguere il vero protagonista
Forse la stessa Barcellona, con la sua arte, la sua luce, la sua musica
oppure la voce narrante
entrambe intente a fare della vicenda una questione conclusa, nel tempo e nello spazio.
 
Magistralmente intensa l'interpretazione di Penelope Cruz, lievemente poetica quella di Scarlett Johansson.
 

 


Cristina continuò la ricerca, sicura solo di ciò che non voleva

 


Mamma mia!

The Winner Takes It All - Mamma Mia Meryl Streep sings

Un adattamento davvero molto carino del musical omonimo, basato sulle canzoni degli ABBA.
La visione del film è stata accompagnata da un sorriso praticamente ininterotto, mentre in alcuni punti è riuscito davvero ad emozionarmi, come in questa interpretazione di Meryl Streep, a dir poco strepitosa, che ci ha regalato ancora una volta delle performances davvero uniche!