Exhibitions

Oltre lo Specchio (Barbablù rivisitato)

Oltre lo Specchio è uno spettacolo di Elisa Salvini e Martina Pomari ispirato a La Camera di sangue (1979) di Angela Carter, un racconto che dà anche il nome ad un'intera sua antologia di narrazioni ispirate a celebri fiabe.
Nelle fattispecie La Camera di sangue è la riscrittura della favola di Barbablù di Charles Perrault, che narra la vicenda di un sanguinario uxoricida, ucciso dalla madre della sua ultima giovane sposa proprio un attimo prima di averle tolta la vita.

La trasposizione teatrale ad opera delle due giovani artiste prende la forma del monologo attraverso la voce di Elisa Salvini ed è accompagnata dalla presenza in scena di Martina Pomari che, oltre ad impersonare la sposa bambina, è anche la creatrice dei dipinti che raffigurano le scene e i momenti più intensi della fiaba. Dipinti che vengono modificati e in qualche modo ricreati ogni volta che avviene la rappresentazione.

image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
Opera della stessa pittrice e grafica  sono anche la locandina e i ritratti delle artiste creati per l'occasione:

30730047_1722422514477708_2879682353997807616_o

31239307_1727617790624847_3650241517450166272_o
31239307_1727617790624847_3650241517450166272_o

La storia narra la vicenda di una giovane pianista di talento che finisce in sposa ad un vecchio e ricco marchese che non ama. Gli agi in cui vive le fanno comunque accettare le perversioni sessuali dell'uomo, che ella scopre una volta arrivata alla villa.
Un viaggio d'affari, probabilmente simulato, decide infine della sorte della fanciulla, che, anche se avvertita dal marito di non entrare nella stanza segreta di cui le confida tra le altre la chiave, cede alla curiosità per scoprire infine l'orrore: i corpi delle mogli precedenti fanno qui mostra di sé nonché della perversione dell'uomo con cui si trova a condividere la vita.
Sarà la madre della ragazza a salvarla in extremis alla fine del racconto.

L'idea di unire due forme artistiche diverse come la recitazione e la pittura aggiunge una dimensione in più allo spettacolo, che, accompagnato dalle musiche originali della violinista Maya Parisi, ha un potere evocativo tutto speciale.
La superba interpretazione di Elisa, che veste i pani di Barbablù, si sposa con la presenza silenziosa di Martina e delle sue opere, mentre i molti simboli presenti nella narrazione materializzano in qualche modo tutto quello che sulla scena non si vede.
Non si vede perché resta "oltre lo specchio", quello specchio che, oltre a permettere ai protagonisti il riconoscimento di sé, d'un tratto si fa anche porta, passaggio, varco che introduce lo spettatore in un mondo che è fatto di orrore, ma anche, come in ogni fiaba che si rispetti, di salvezza.

image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com

image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com





Habitat potentiel pour une artiste - Tatiana Wolska alla Galerie de la Marine

La Galerie de la Marine a Nizza, i cui locali erano nell' '800 dedicati alla vendita del pesce, è uno spazio espositivo speciale. Ogni anno ospita infatti le esposizioni dei giovani artisti laureatisi alla Villa Arson, la scuola nazionale superiore d'arte di Nizza.

Nel 1976 queste sale cominciano ad essere dedicate alle mostre d'arte contemporanea, con l'intento di promuovere i giovani artisti sulla scena nazionale e internazionale.  

Tatiana Wolska, nata nel 1977 in Polonia e diplomatasi alla Villa Arson di Nizza, vive e lavora a Bruxelles e si dedica da 10 anni a progetti di scultura in grande formato legati all'architettura, che giocano con gli oggetti abbandonati che lei taglia, ricostruisce e assembla dando loro nuova vita. Alla Galerie de la Marine  presenta un'opera in legno che si situa tra l'architettura e la scultura abitabile. 
Al tempo stesso installazione e scultura informale Habitat potentiel pour une artiste è innanzitutto il luogo in cui l'artista ha vissuto e lavorato per tre settimane. Attraverso la sua volontà di creare con le sue proprie mani l'artista sfugge alla tentazione minimalista, sfruttando piuttosto i materiali di recupero, che taglia, scava, ricostruisce per dar loro una forma che si avvicina alla costruzione abbandonata o all'architettura d'emergenza.
Senza essere un'ecologista assidua Tatiana Wolska valorizza quello che è a tutti gli effetti un rifiuto.

image from www.flickr.com

image from www.flickr.com

image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
  

                                                     

 


Gianfranco Baruchello alla Villa Arson a Nizza

L'esposizione dedicata a Gianfranco Baruchello alla Villa Arson di Nizza è davvero ricca e permette di spaziare tra le opere di questo artista che è quasi impossibile calssificare, vista l'ampiezza dei modi e delle forme in cui ha saputo esprimersi.
Agricoltore, poeta, realizzatore cinematografico e pittore, egli ha spesso prodotto opere incredibilmente avanti con i tempi.

Nato nel 1924 a Livorno ha presto preso le distanze dalle idee filogovernative del padre durante il ventennio fascista. A 19 anni segue lo zio diplomatico in Ucraina, dove comincia a scrivere e disegnare documentando la ritirata dell'esercito italiano dal fiume Don.
Dopo gli studi di Diritto, nel 1962 avviene la sua consacrazione nel mondo dell'arte, quando la sua opera arriva a Parigi in una delle gallerie più importanti della città. Qui conosce Marcel Duchamp di cui diventa amico e collaboratore. 
Seguiranno gli anni di New York: il film ricostruito a partire da frammenti di 47 vecchie pellicole destinate al macero, Verifica incerta (1965), viene presentato al MoMA e al Guggenheim Museum.
Qui conosce anche John Cage e si confronta con la pop art e l'espressionismo astratto americano.

image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
Nel 1973 inizia l'esperimento di Villa Cornelia, una grande tenuta agricola alle porte di Roma, che parte dal presupposto che ha molto più valore dedicarsi a una terra incolta che occuparsi di teorie politiche e attivismo intellettuale. Ora vi si trova la sede della Fondazione Baruchello, creata assieme alla moglie e che si occupa, oltre che del suo immenso archivio, anche di progetti che riguardano giovani artisti.

Questa di Nizza è la prima retrospettiva dedicata in Francia all'artista livornese.

image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
Nelle opere esposte si legge soprattutto una poetica del minuscolo, una sorta di frammentazione del linguaggio visivo e verbale che mira in realtà alla dilatazione del mondo. Dettagli, oggetti, parole, frammenti di frasi sono spesso sparpagliati su grandi spazi, nei quali, anziché perdersi, cercano al contrario di costruire, attraverso una grammatica tutta nuova, un codice linguistico e semantico alternativo.

image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.comimage from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.comimage from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
La sua opera comprende anche dei box showcases montati a muro in cui sono esposti ritagli di carta e oggetti vari.

image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
Nel filmato seguente, l'artista conversa con il curatore della mostra, Nicolas Bourriaud.
Ciò che emerge è innanzitutto il suo stupore davanti alla lettura fatta delle sue opere, il fatto che un percorso basato sulle idee più che sulla cronologia possa fargli scoprire a 94 anni ancora qualcosa di sé.

 

"mostrare l'idea attraverso la pittura è più complicato che mostrare semplicemente la pittura"


Dominique Ghesquière alla Galerie des Ponchettes a Nizza

Quello di Dominique Ghesquière è al tempo stesso un lavoro di scultura e di installazione. Si tratta di esposizioni effimere in cui l'artista si interroga sulla natura e sulla presenza dell’uomo in essa.
I paesaggi composti uniscono elementi presi dal regno naturale ed altri pazientemente elaborati, ma in modo che non è immediatamente comprensibile distinguerli gli uni dagli altri. L’artista gioca sottilmente con la nostra percezione e il registro dell’illusione, distribuendo nello spazio delle specie ibride, a metà strada tra il naturale e l’artificiale.

Quella ricreata nell'installazione alla Galerie des Ponchettes a Nizza è la quintessenza dell’universo mediterraneo: tronchi cavi che evocano le cortecce dei platani, aghi di pino, onde e un letto di sassi. La purezza degli elementi e delle forme nella loro sobrietà voluta sono sufficienti a evocare il ricordo di un paesaggio e della sua esperienza sensoriale.

image from www.flickr.com

image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
Rideau d’arbres
(2016) Dei tronchi vuoti scandiscono lo spazio della galleria e arrivano attraverso la loro presenza minimale a evocare la presenza dell’albero. La solidità del legno è assente, la densità è suggerita solo dall’alternanza dei colori che non sono quelli della materia ma piuttosto l’illusione che ne giunge ai nostri occhi. La corteccia dei platani è evocata da una sorta di merletto che arriva solo all’altezza dello sguardo di un bambino, richiamando così alla memoria i boschi delle fiabe e dando al tempo stesso l’illusione di una possibile crescita.

image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
Oiseau
(2014): uno storno impagliato fissato in pieno volo. La sua posizione in verticale con il dorso al muro lo mette in posizione di elevazione ma al tempo stesso di fragilità, visto che espone in questo modo il ventre e il piumaggio più umile.

image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
Pierres roulées
(2014): dei sassi grigi venati di bianco, tipici dei lungomare sono ammucchiati sul pavimento. L’accostamento di linee bianche crea un insieme di tratti allacciati e di serpentine richiamando l’idea di una rete preesistente poi trasformata in caos dal movimento delle onde del mare.

image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
Herbes rares
(2017): dei piccoli cespugli appuntiti sono disseminati nello spazio dell’esposizione. Si tratta di composizioni di aghi di pino cucite pazientemente che imitano un oggetto naturale. L’opera oscilla tra fragilità e forza, tra la debolezza della spina singola e la protezione della barriera creata dalla loro unione.

image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com

Vagues
(2017): le linee di sculture in terracotta disegnano degli orizzonti fragili e molteplici. Se la loro materialità e il loro colore evocano la solidità delle montagne, queste forme fluide e basse disegnano allo stesso tempo una successione di onde fissate nel movimento.

image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
L'esposizione è visitabile alla Galerie des Ponchettes (sezione dedicata alle installazioni e all'arte contemporanea del Mamac) sul Quai des Etats Unis a Nizza fino al 3 giugno. 


Jean-Michel Fauquet al Musée de la Photographie di Nizza

Esposto fino al 21 gennaio al Musée de la Photographie Charles Nègre di Nizza, Jean-MIchel Fauquet è molto di più di un fotografo. Le sue opere infatti sono il risultato di un lavoro su diversi piani che, quando non parte dalla scultura, si compone comunque di arte fotografica, stampa, pittura e installazione. Qui una galleria delle sue opere.

A Nizza sono esposti 150 suoi lavori tra sculture, disegni e sopratutto fotografie che danno vita a un mondo abitato da oggetti all'apparenza surreali ma il cui intento è di fare appello a una parte di noi su cui non abbiamo potere: la memoria. 

L'artista vuole infatti in questo modo dare vita a un racconto, che lo spettatore può elaborare a partire dai suoi ricordi e dal suo personale immaginario. Per questo è importante anche il modo in cui le opere vengono installate nell'esposizione.

image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
Ciò che rende le sue foto speciali è che esse, dopo la stampa, vengono alterate da molteplici interventi manuali: scalfita, caricata di inchiostro o grafite, ridipinta ad olio l'immagine viene poi cerata e incorniciata di nero.
Ma non è solo ciò che avviene dopo la stampa ad essere parte della creazione artistica, anche ciò che precede lo scatto fa parte del processo creativo. Le foto di Fauquet sono fatte sulla base di oggetti che lui stesso crea a partire da materiali effimeri, come i cartoni che trova per strada e che rielabora per dar vita a un mondo in cui gli uomini esistono solo se privati d'identità.

image from www.flickr.com
O come le sue sculture. Esse si avvicinano a volte a forme architetturali, oppure vegetali, più raramente antropomorfe.

image from www.flickr.com


image from www.flickr.com

image from www.flickr.com


Spesso poste su un espositore a mo' di nature morte, sembra possano suggerire un'importante utilità, che però è inesistente. Il loro aspetto antico farebbe pensare a una funzione dimenticata, incomprensibile perché appartenente al passato. Nulla di tutto ciò: la stessa poca importanza del materiale di cui spesso sono fatti rivela che si tratta di falsi idoli.

image from www.flickr.com

E' la fragilità la costante di fondo della sua opera. La fotografia in low-key, che rivela l'attesa costante di una luce che arrivi a illuminare il suo universo, ricorda che l'unica cosa reale è la concezione che di quella realtà ci si riesce a fare.

image from www.flickr.com

Fuori dallì'atelier sono gli alberi ad attirare la sua attenzione, nodosi, scarni o in gruppo compatto.

image from www.flickr.com
Gli alberi. 


image from www.flickr.com©Jean-Michel Fauquet

 

 

 


Jean Gilletta et la Côte d'Azur - Esposizione al Musée Masséna

image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
Jean Gilletta, fotografo nizzardo attivo dalla seconda metà dell''800 è stato uno dei più importanti illustratori del paesaggio, della vita e delle tradizioni della Costa Azzurra.

Ad osservare le opere esposte nella mostra aperta fino al 5 marzo 2018 al Musée Masséna ci si rende conto che non c'è stato luogo della regione che egli non abbia immortalato, non festa o tradizione, non evento o manifestazione che non sia stata registrata dalla sua macchina fotografica.
Dal 1870 al 1830: sono 50 gli anni di paesaggi e reportages qui esposti attraverso un allestimento molto curato nelle luci, nella disposizione delle immagini e nella descrizione dei vari temi e momenti, che mirano anche a ricostruire la storia di Nizza e della sua regione a cavallo tra XIX e XX secolo.
L'installazione è fatta nell'ottica di una reinterpretazione delle immagini attraverso il loro ingrandimento e la colorizzazione, la riproduzione su supporti moderni, la composizione multipla valorizzata dalle luci e da fondali cromaticamente suggestivi, ricalcando in qualche modo l'operazione stessa che il grande fotografo nizzardo fece, mutatis mutandis, all'epoca.

image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
Nel1881 Jean Gilletta crea una casa di edizioni, ancora esistente e tra le più antiche di Francia.
Per diffondere il più possibile le immagini dei suoi scatti non si è limitato alla stampa tradizionale, ma ha optato subito, dalla sua creazione, per il supporto della cartolina postale. E' proprio questa che poi ha reso celebre il suo nome nel mondo assieme alla riproduzione dei suoi scatti nelle pubblicazioni turistiche.

image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
Se la Costa Azzurra è stata mitizzata come terra di viaggi e soggiorni paradisiaci a partire dal XIX secolo in poi, lo si deve anche a lui, alle migliaia di fotografie che egli fece e che hanno fatto il giro del mondo, spedite come cartoline in ogni dove.

Attraverso 5 tematiche principali (Nice capitale della villeggiatura , Nissa la Bella,  Per monti e per valli, Sotto l'azzurro, lungo la costa, L'attualità in immagini) si è accompagnati a seguire l'evoluzione dei soggetti rappresentati dalla fine del Secondo Impero fino a poco prima dell'inizio della Seconda Guerra Mondiale. Sono presenti anche le fotografie che egli fece durante il suo apprendistato con W. de Bray e quelle del nipote, Louis Gilletta, che gli succedette alla guida dell'attività nel 1926.

image from www.flickr.com
image from www.flickr.com image from www.flickr.com
image from www.flickr.com

image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com

Una visita che merita davvero. Se conoscete Nizza e la sua regione al giorno d'oggi non potrete che apprezzare la visione dell'ampiezza del cambiamento che ha subito nell'ultimo secolo. Se non la conoscete sarà la bellezza delle composizoni e dell'arte quasi pittorca dei suoi scatti ad affascinarvi.

 


Liz Magor al Mamac

"Gli oggetti che mi interessano sono quelli che passano inosservati, che restano discreti, senza importanza, ordinari (...) cerco di toglierli leggermente dall'ordinario per portarli nello "straordinario". Un po' come nel surrealismo: il reale è leggermente trasformato per scivolare in uno spazio insolito" (Liz Magor, 2016)

La peculiarità di questa artista canadese risiede proprio nel servirsi di oggetti modesti, quotidiani per creare un universo in cui la patina del tempo e il vissuto di ogni cosa vengono creati attraverso l'illusionismo di oggetti finemente elaborati.
Liz Magor dà una vita nuova ad oggetti umili e insieme ne ricrea di nuovi, modellandoli con un'estrema raffinatezza. 
La sua attenzione all'usura del tempo, la preziosità delle riparazioni che apporta agli oggetti la situa anche nel solco di un'etica della cura e della preservazione.

image from www.flickr.com
Il lavoro esposto al Mamac consta di una cinquantina di opere, create tra il 1989 e il 2017 . Attraverso di esse Liz tenta di oltrepassare il carattere statico della scultura, unendo sapientemente oggetti trovati, altri riparati e altri ancora creati nel suo atelier: sculture che imitano asciugamani, vestiti e piatti si articolano intimamente con oggetti reali, sigarette, birra, bottiglie, generando una confusione tra la produzione in atelier e l'oggetto di manifattura che lascia spiazzati.
Per realizzare le sue opere l'artista utilizza la tecnica del calco in gesso polimerizzato che rende possibile riprodurre le qualità visive dei materiali iniziali.

image from www.flickr.com
L'esposizione si apre con la presentazione di quello che potrebbe essere un magazzino per mobili, un universo in transizione, nato essenzialmente dall'accumulazione di oggetti reali: One bedroom apartment (1996-2017)

image from www.flickr.com

image from www.flickr.com
“Una casa è come una vetrina per esporre i ricordi degli oggetti che hanno un significato. Tutti questi materiali morti occupano la casa. Le persone li utilizzano come piccoli significanti della loro soggettività al fine di crearne una versione solida”.

Liz Magor (conversazione con Céline Kopp, ottobre 2013).

Riallestita recentemente in Francia e in Europa One Bedroom apartment è stata ricreata per l’esposizione al Mamac. Questa esposizione interpella il bisogno di rifugio, ma anche la voglia di accumulare, proteggere e nascondere.
L’artista ricompone un appartamento fittizio a partire dalla raccolta di materiale locale di mobili e piccoli oggetti recuperati, ma è un appartamento in via di trasloco, non è più funzionale, è "in attesa di", aspetta di tornare se stesso altrove. Eppure quello che ne esce è un'idea di rifugio.
L’unica costante dell’installazione è la scultura di un cane bianco, sprovvisto di sguardo e pelliccia: il cane esiste in funzione di tutto ciò che è accumulato attorno lui, è la sua casa, anche se completamente smontata.

image from www.flickr.com

image from www.flickr.com
Double cabinet (Blue) 2001, appare all’inizio come una pila di asciugamani ripiegati con cura. Tuttavia questa pila non ha né spessore né densità, poiché si tratta di una facciata, di un guscio vuoto, un nascondiglio per una riserva di bottiglie di alcolici.

image from www.flickr.com
Carton II (2006) lo stesso principio per nascondere in questo caso la dipendenza dalle sigarette.

Style (2017): l’osservatore è in un primo momento attirato dal candore che esce dall’installazione .Le tre statuette di gatti rimandano a quelle chincaglierie che si ammassano a volte sugli scaffali per prendere la polvere e essere presto dimenticate. L’artista dà loro una seconda vita, disponendole su una base in forma di tappeto volante che evoca gli imballaggi su cui sono disposti gli oggetti nei mercati delle pulci.

image from www.flickr.com
In Soft yellow (2015) un uccello imbalsamato è posto su una scatola e avvolto da un sacchetto protettivo mentre giace su una mano. È evidente qui la sua volontà di creare un'immagine di tenerezza, cura e protezione.

image from www.flickr.com
Banff chair (1991): Nei primi anni '90 produce una serie di sedie basate sul design iconico dell’inizio del 900 mescolati con la scelta di materiali tradizionalmente associati con la conquista del west. Questa è ispirata alla sedia Bibendum di Eileen Gray , ma è in pelliccia marrone e sul suo dorso si trovano un paio di guanti in pelle. 

image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
Sleeping bag 2 (1998) rappresenta uno spazio vuoto, una sorta di sarcofago o una specie di bozzolo di insetto. 

Sleeper #2 (1999): si tratta di teste di bambole avvolte in un involucro di silicone. Come gran parte delle sue opere anche questa unisce elementi di recupero con altri da lei forgiati. L’emozione che sprigiona è ambigua in quanto queste forme richiamano al tempo stesso un bambino in fasce e un corpo imbalsamato. 
Il rapporto tra contenitore e contenuto costituisce un tema ricorrente nelle sue opere. 

image from www.flickr.com

image from www.flickr.com
Party pet (2016) è una delle opere che utilizzano pupazzi in peluche. La sua volontà dichiarata è quella di cercare di dare a questi oggetti poco nobili una loro dignità, nel tentativo di onorare il bisogno umano di pienezza o di espressione affettiva.
“Je ne veux pas dire que les objects ont un contenu affectif. Ce sont des écrans sur lesquels je projette mes émotions.”
Sono degli schermi sui quali vengono proiettate le emozioni.

image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
Good Shepherd (2016): la maglia, la coperta e la fotografia del collie che sembra proteggere l’agnellino sono disposti su una superficie che ricorda una scatola di cartone appoggiata al muro.
Tweed (kidney) (2008): una bottiglia alcolica inserita in uno stampo di una giacca di lana dal realismo sorprendente. Nonostante l’apparente immobilismo ciò che ne esce è di forte tensione. 
Stack of Trays (2008): vassoi, mozziconi, chewing gum, dolcetti, un pacchetto di sigarette, bottiglie di alcolici sono ammucchiati come alla fine di una serata. Tra questi oggetti spicca un roditore addormentato come se fosse sazio dopo la festa.
Vera natura morta contemporanea questa scultura unisce al realismo dei resti dei bagordi la delicatezza di questo intruso di solito indesiderabile.

image from www.flickr.com
Molte delle sue sculture rimandano alla nozione del rifugio. Tutti i contenitori oscillano tra busta protettrice e la membrana morbida, ricordando in questo modo la vulnerabilità materiale dei corpi e degli oggetti.

image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
Le sue sculture parlano di obsolescenza e sparizione, quella degli oggetti e la nostra. Questa percezione è fortificata dalla presenza di animali, immobilizzati tra un sonno dolce e l'eterrno riposo.
Esse giocano anche sul registro dell'assenza e della reminiscenza, disegnando le storie e le possibili identità dei vecchi proprietari attraverso la loro stessa assenza.

image from www.flickr.com
image from www.flickr.com


Il MuSe di Trento

Il Museo delle Scienze di Trento, inaugurato il 27 luglio del 2013, prosegue l'attività di quello che era il Museo Tridentino di Scienze Naturali. Di questa prima sede resta al nuovo allestimento la grande collezione di animali impagliati e riproduzioni a grandezza naturale (o aumentata) installate in forma di piramide nel grande varco (Big Void) che occupa i quattro piani del palazzo, una piramide che percorre da un lato la progressione evolutiva, partendo dal seminterrato con gli scheletri dei dinosauri, dall'altro quello degli ambienti naturali che li ospitano, progredendo dallo scheletro di una balenottera per arrivare ai piani superiori sulle ali degli uccelli che abitano i cieli.

image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
Il MuSe si trova immediatamente a sud dello storico palazzo delle Albere, in un palazzo all'interno del quartiere residenziale Le Albere, entrambi progettati da Renzo Piano nell'ambito di un più ampio disegno di riqualificazione urbana dell'area industriale dismessa dove sorgevano gli stabilimenti Michelin di Trento.

image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com


image from www.flickr.com

image from www.flickr.com
Il percorso espositivo del MuSe si sviluppa usando la metafora della montagna, stilizzata dallo stesso profilo dell'architettura del palazzo che ricorda l'andamento frastagliato delle montagne trentine e in particolare delle Dolomiti. La vetta, l'ultimo piano è infatti dedicato ai ghiacciai. 

In questa sezione i visitatori possono comprendere come si formano i ghiacciai e fenomeni naturali quali l'erosione delle rocce. È inoltre presente la perfetta riproduzione (in ghiaccio) di un tipico ghiacciaio del Trentino.

Piano_quattro

Mano a mano che si scende si incontra la natura alpina, la geologia, l'evoluzione dell'uomo sulla terra e infine lo spazio per i bambini dedicato ai sensi,

image from www.flickr.com


image from www.flickr.com

image from www.flickr.com

image from www.flickr.com
In questa sezione del museo è possibile ripercorrere tutto il viaggio della vita sul nostro pianeta grazie a grafici, fossili e ricostruzioni di alcune delle più antiche forme di vita del nostro pianeta.


image from www.flickr.com

Infine si arriva alla storia della vita del piano interrato e della serra tropicale.

image from www.flickr.com
image from www.flickr.com

image from www.flickr.com

image from www.flickr.com

La serra ricostruisce l'ambiente dei Monti Udzungwa, in Tanzania, dove il MuSe ha un Centro di monitoraggio ecologico che rappresenta una delle sue sedi territoriali. Nella serra è inoltre presente una coppia di turaco verde, unica fauna della serra.

image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
L'esposizione temporanea attuale e che resterà al MuSe fino al 7 gennaio 2018 
è dedicata a "Archimede, l'invenzione che diverte". La mostra  presenta al pubblico la figura di Archimede quale massimo protagonista della cultura universale. 
Tra ricostruzioni di macchinari e video multimediali, il percorso racconta le sue intuizioni nel campo della tecnologia meccanica e offre testimonianze della civiltà tecnico-scientifica del III secolo a.C., periodo durante il quale visse lo scienziato. Dopo un excursus storico e un focus sulle principali invenzioni e ricerche, l'esposizione approfondisce anche la seconda rinascita di Archimede, che avviene a partire dal XIII secolo con la progressiva riscoperta dei suoi scritti, e l'influenza esercitata su studiosi e geni rinascimentali del calibro di Leonardo da Vinci e Galileo Galilei. 

image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com

Il MuSe svolge un'importante attività di ricerca, organizzata in sette sezioni:
Botanica, per la quale può giovarsi delle seguenti infrastrutture: la banca del germoplasma del Trentino, l'erbario tridentino, un laboratorio di germinazione, una serra di propagazione e quattro giardini botanici (la serra tropicale afromontana, gli Orti del MUSE, le Viote del Bondone e l'Arboreto di Arco).
Limnologia e Algologia che si occupa della biologia delle acque interne. Negli ultimi anni sono stati studiati anche altri ambienti come il Lago di Garda e torrenti mediterranei.
Zoologia degli Invertebrati e Idrobiologia, zoologia dei Vertebrati, biodiversità tropicale, geologia e preistoria.

Il MuSe è soprattutto per Trento un'incredibile fucina di idee e di
attività. Conferenze, incontri, visite guidate ma anche semplici aperitivi: Drink and think, tutti i giovedì sul parco antistante l'ingresso del museo, è l'deale per passare un momento di convivialità senza rinunciare a riflettere in modo leggero su temi scientifici.

image from www.flickr.com

image from www.flickr.com

image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com



Galleria Campari a Sesto San Giovanni

Tutto per me è nato da questa immagine.

image from www.flickr.com
Negli anni in cui ci capitava di passare nei paraggi per vicinanza abitativa e logistica questo posto era un cantiere. Si tratta dell'edificio in cui si trova la sede della Campari a Sesto San Giovanni, costruito su progetto dell'architetto Mario Botta proprio negli anni 2007-2009 e che ha recuperato lo storico fabbricato realizzato nel 1904 da Davide Campari, che risulta ora incastonato in questa struttura futuristica. E futurista.

image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
Futurista perché l'ispirazione e il tributo di Mario Botta verso Fortunato Depero è più che evidente.

H0027-L00559871
image from www.flickr.com
La collaborazione di Depero con Campari fu lunga e prolifica. Questo sopra è il progetto del 1933 per il padiglione Campari in un'esposizione internazionale. 
Il tributo di questa struttura all'artista roveretano è sottolineato anche dalla dedica e dalla realizzazione dei due "intarsi" sulle facciate laterali dell'edificio originario, che riproducono appunto due disegni di Depero per Campari.

image from www.flickr.com
image from www.flickr.com

image from www.flickr.com
Depero è à l'honneur, ma la visita alla Galleria Campari offre un'interessante panoramica sulla sorprendente capacità di comunicazione di questa azienda, che si è avvalsa di artisti eccezionali, di innovazioni all'avanguardia e di intuizioni geniali per far vivere e conoscere il proprio marchio sin dai primi decenni del secolo scorso.

Aperta al pubblico nel 2010, in occasione dei 150 anni di vita dell'azienda, raccoglie un incredibile quantità di materiale di grande valore storico e artistico.

La struttura ospita gli uffici amministrativi della Campari e serve anche come spazio per eventi, realizzabili nella lobby di 1000 mq o nel grande parco all'esterno.

image from www.flickr.com

 

image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
La Galleria è un vero e proprio museo, la cui visita è un'esperienza sensoriale completa, visto che per compierla ci si avvale di sistemi multimediali, come il video wall con 15 schermi dedicati ai caroselli dagli anni ‘50 agli anni ‘70, i proiettori con i manifesti d’epoca, le immagini dedicate agli artisti, ai calendari e agli spot pubblicitari fino alle recenti "12 storie" emesse quest'anno su youtube in sostituzione del calendario cartaceo. 
Infine un tavolo interattivo con 12 schermi touch screen consente di fruire gran parte del vasto patrimonio artistico dell’azienda.

image from www.flickr.com
image from www.flickr.com


Al primo piano della galleria, dopo un'interessante excursus sulla storia della Campari, si possono ammirare tra il resto i manifesti originali della Belle Epoque e le grafiche pubblicitarie dagli anni ‘30 agli anni ‘70 firmate da importanti artisti come Marcello Dudovich, Leonetto Cappiello, Fortunato Depero, Franz Marangolo, Guido Crepax e Ugo Nespolo.

image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
Al piano superiore l'esposizione continua con oggetti dei decenni successivi, firmati da affermati designer come Matteo Thun, Dodo Arslan, Markus Benesch e Matteo Ragni. 

image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com

image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
L'ultima zona è dedicata alle esposizioni temporanee, in questo caso si trattava di foto storiche del Giro d'Italia di cui la Campari è stata a lungo sponsor.

image from www.flickr.com
image from www.flickr.com

 

 

 


Mamac - La nuit des musées 2017

Sabato 20 maggio per la tredicesima volta in Europa si è festeggiata la Notte dei Musei, che prevede non solo l'apertura serale e notturna dei più importanti musei, ma anche la programmazione di eventi e spettacoli che hanno i medesimi come palcoscenico speciale. In questo modo questi luoghi di esposizione e cultura posssono essere vissuti in modo diverso e vivo, accogliendo concerti, rappresentazioni, conferenze o incontri che più che una semplice apertura delle porte sono apertura della mente e del cuore.

Non sorprende che il programma della Ville de Nice fosse molto ricco. Nizza è la seconda città di Francia per numero di musei e la proposta per questa serata era davvero interessante. Sono infatti 11 i luoghi aperti per l'occasione che accolgono performance di tutti i tipi: concerti itineranti al Musée Matisse, musica indiana al Palais Lascaris, visita delle collezioni solitamente non esposte al Museo archeologico di Cimiez e di Terra Amata, musica e poesie iraniane al Musée d'art Naïf, concerti, sfilate e altro ancora nei numerosi musei della città.

Noi siamo andati al Mamac, il Museo di arte moderna e contemporanea, il più importante forse della città per l'ampiezza e la ricchezza delle collezioni in esso custodite. Il programma della serata prevedeva numerosi eventi.

image from www.flickr.com
La Soirée Electrons libres era incentrata su numerose performance coreografiche che hanno animato le sale del museo. Qui di seguito quella proposta dalla compagnia Le Sixièmeétage « This is tomorrow »

image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com

image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
Un percorso ad enigmi  è stato allestito all'interno delle sale delle collezioni permanenti da parte della compagnia teatrale Fox'Art. 

image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
Sulla terrazza del museo si è potuto assistere alla performance dell'artista Rémi Voche e al cine concerto dell'artista Merakhaazan, mentre nell'anfiteatro si è esibita la compagnia Libertivore con la danza aerea « Hêtre »

image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com

image from www.flickr.com
image from www.flickr.com

image from www.flickr.com 


È stata anche un'ottima occasione per riscoprire le opere eccezionali raccolte in questo museo: Niki de Saint-Phalle, Yves Klein e gli altri artisti della scuola di Nizza, nonché numerose opere di artisti internazionali e la presenza di esposizioni temporanee sempre notevoli come quella attuale di Gustav Metzger. 

image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com

image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com
image from www.flickr.com