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October 2017

10. Un (decimo) anniversario al mese - 20 ottobre 2007

Una foto.
Una breve vacanza. 

La mia prima Costa Azzurra. 

053

A volte non si può prevedere quella che sarà la nostra nuova casa.
Ma tanto prevedere non è che serva a granché

A dire il vero
niente serve mai a niente
nel senso che

tutto quello che si fa e si prova non è di alcuna utilità
ma anche che

non c'è nulla che alla fine sia del tutto inutile 

(che quando ci sono troppe negazioni si perde il filo e troppo spesso sembra di affermare il contrario
di quello che si vuole)


Domenica mattina a Monza

A Monza ci ero stata a più riprese tra il 2008 e il 2009 e ne avevo serbato un bel ricordo di cittadina elegante e gradevole. 
Questa volta siamo passati rapidamente, approfittando di un sabato sera davvero tardivo, trascorso tra la ricerca dei luoghi della memoria di Marco e una pizza che non arrivava mai alla Pizzeria del Centro e soprattutto di una domenica mattina di fine settembre dal clima ancora tiepido, con la luce ancora estiva che incideva i contorni delle cose e le bancarelle dei vari mercati che cominciavano appena ad offrire i loro prodotti ai passanti.
Credo che fossimo gli unici "turisti".

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Monza nella mia memoria accende immediatamente due ricordi.
Il primo è Tommaso Labranca. No, non lui direttamente, ma un suo libro, 78.08 che ho acquistato nella libreria Libri&Libri in uno di quei miei passaggi di allora. Il romanzo, che era uscito da poco, mi era praticamente caduto tra le braccia mentre mi soffermavo diosolosaperché a curiosare tra gli autori che cominciano per L.
Sono numerose, sono proprio tante le librerie a Monza e questo mi ha fatto riflettere sul
 fatto che una città non si misuri tanto dal numero di abitanti o dalla superficie del comune, bensì dalla sua profondità, che è rappresentata anche dalla quantità di libri che chi ci vive è solito acquistare.

Il secondo è un corso di step organizzato in piazza dalla palestra Moving di Lissone nell'ambito di un evento sponsorizzato da radio Number One (la 10 k credo). Si moriva di caldo -era estate- ma la coreografia piuttosto articolata mi aveva molto divertita. 

Due bei ricordi possono bastare. Il passato è limpido.
Il presente è sereno, insomma lo era.

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BBS Wine bar à Saint-Jean-Cap-Ferrat

Cap Ferrat è un isola di pace, il luogo più vicino a Nizza dove si ha davvero la sensazione di trovarsi ailleurs.
Complice la natura con tutti i sui profumi, la passeggiata pedonale litoranea e soprattutto l'atmosfera di villaggio del centro abitato che fa da comune a tutta la penisola, Saint-Jean-Cap-Ferrat, qui si è davvero lontanissimi dai ritmi e dalla folla della città.

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Questa cittadina dall'atmosfera elegante e curata ha conosciuto negli ultimi anni un rinnovo del porto, della passeggiata che vi si affaccia e della sua piazza principale, lavori che l'hanno resa ancora più bella, offrendo ad abitanti e turisti un vero salotto di cui approfittare con una vista unica sul mare. 

Ed è proprio qui, sulla Place Georges Clémenceau, che si trova il BBS Wine Bar.

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Questo locale noi lo conosciamo da molti anni e da quando siamo qui ha in effetti cambiato molte gestioni, ma solo da due anni a questa parte è diventato un punto fermo per chi vuole assicurarsi un aperitivo gradevole al ritorno da una giornata di spiaggia.


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Il locale offre infatti vini al bicchiere pregiati e si è specializzato nella praparazione dello Spritz che qui è davvero impeccabile, servito spesso con qualche tapas e sempre con il sorriso da parte del gestore. 

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Non mancate di passare di qua durante i vostri soggiorni sulla Côte d'Azur, il locale resta aperto tutto l'inverno, concedendosi una pausa solo a febbraio.
Ah, se passate avvisate, che un salto lì lo faccio volentieri anch'io!


Jaffa

Jaffa (in ebraico Yafo) è la parte a sud della città di Tel Aviv. E' uno dei porti più antichi al mondo ed è a tutti gli effetti la parte storica della città moderna, creata a nord della cittadella nel 1909. 

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Prima di allora era una città musulmana. La sua esistenza è attestata da 3500 anni ed è citata nella Bibbia e nei Vangeli. Nella sua lunga storia ha visto dominazioni Turche, Napoleoniche e Inglesi e soprattutto i conflitti Israelo-palestinesi, prima di fondersi nel 1950 con Tel Aviv.
Jaffa, che in ebraico significa "la bella" si trova su una collina affacciata sul Mediterraneo e da qui osserva i grattacieli della "città bianca". 

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L'atmosfera qui è ricca di storia, questa fortezza ha mantenuto un fascino autentico, pur riuscendo a reinventarsi un presente piuttosto trendy e alla moda.

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A Jaffa si trovano influenze ebraiche e arabe. Nonostante il grande esodo del 1948 ci vivono 18.000 palestinesi di cittadinanza israeliana, cifra che corrisponde a un quarto dell'intera popolazione del quartiere. Anche se la situazione è più complessa di quanto appaia a prima vista Jaffa resta a tutt'oggi un simbolo di convivenza e tolleranza in Israele.

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Celebre per il suo mercato delle pulci a Jaffa si respira un'atmosfera orientale mista a un gusto elegante e europeo.

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Il porto di pescatori si anima alla sera, quando i bar e i ristoranti si affollano per assistere al tramonto che si accende sul mare.

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Nazareth

A Nazareth mi ci sono trovata un po' per caso, come in tutto questo viaggio in Israele peraltro, un po' infiltrata appresso a Marco che ci è venuto per lavoro. E uno dei suoi meeting era appunto qui, ragione per la quale ho per quel giorno disertato la spiaggia di Tel Aviv per visitare questo luogo mitico, in cui la tradizione cristiana vuole sia vissuto Gesù.

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Durante tutta la mattinata ho avuto una guida d'eccezione, Rula, una brillante avvocatessa moglie dell'ingegnere che doveva incontrare la delegazione della società per cui lavora Marco, che gentilmente si è offerta di accompagnarmi nella visit
a della cittadina della Galilea, dandomi anche un sacco di informazioni relative alla storia e alle tradizioni della zona.

Nazareth è la più grande città araba del paese, composta per il 60% da abitanti di religione islamica e per il 40% da cristiani (cattolici e ortodossi).
Rula mi ha accompagnato attraverso il mercato, spiegandomi che un tempo era molto più vivace e attivo e che ora, a causa dello sviluppo dei centri commerciali e dello spostamento delle nuove generazioni fuori dal centro storico della città, la sua attività si è ridotta in modo considerevole. Qualcosa dello spirito del mercato mediorientale vi sopravvive ugualmente, con quell'accozzaglia tipica di oggetti utili, modernariato e arredamento così tipica. 

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Lei è cresciuta proprio in una delle vie adiacenti e quando ho preso questa foto, mi ha confessato "è il mio angolo preferito".

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Rula mi ha poi fatto visitare prima la Basilica dell'Annunciazione che domina letteralmente il panorama della città.

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C
ostruita sul sito che la tradizione cristiana vuole corrisponda a quello in cui Maria avrebbe ricevuto la visita dell'Arcangelo Gabriele con l'Annuncio della nascita del Cristo, l'imponente basilica in cemento armato è formata da due chiese sovrapposte.
In quella inferiore si trova la "Grotta dell'Annunciazione" che corrisponde alla casa di Maria. E' visibile una scala, nominata anche dalle scritture, quella dalla quale l'Arcangelo sarebbe sceso per darle la lieta novella.

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Nella chiesa superiore, come nel piazzale antistante, si possono ammirare numerosi mosaici provenienti da tutte le parti del mondo raffiguranti la Vergine Maria e Gesù. E' buffo vedere come ogni nazione se li immagini con i tratti e gli abiti tipici delle proprie genti.

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E' la più grande chiesa cristiana del Medio-Oriente (well, non ci sono molte chiese cristiane nel Medio-oriente, ha aggiunto Rula). Inaugurata nel 1964 da Papa Paolo VI, vi hanno officiato la Messa anche i Papi successivi.

Siamo passate poi alla visita della piccola chiesa greca ortodossa di San Gabriele, quella di Rula -ci ha tenuto a dirmelo mentre mi porgeva la caratteristica sottile candela da affondare nei bacili riempiti di sabbia- in cui, secondo una tradizione cristiana parallela sarebbe in realtà avvenuta la vera Annunciazione (eh, neanche tra cristiani si mettono d'accordo da queste parti). Qui infatti c'è il pozzo al quale Maria sarebbe venuta ad attingere l'acqua quando Gabriele le fece visita.

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Un altro luogo molto suggestivo che mi ha fatto visitare sono i tunnel sotterranei, scoperti solo 15 anni fa, in cui si nascondevano i primi cristiani prima che Costantino emanasse il suo editto di tolleranza. Mi ha spiegato che essi percorrono per decine di chilometri il sottosuolo della città e la loro ristrettezza mi ha decisamente impressionato.

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Una terza chiesa greca, ma di tradizione cattolica (ebbene sì esiste anche quella a Nazareth, non ero al corrente dell'esistenza di una simile tradizione, ma in questa terra la frammentazione religiosa crea entità davvero insospetttabili) sorge poi accanto alla sinagoga, quella dalla quale Gesù avrebbe cacciato i Farisei (i mercanti in effetti si trovano ora appena fuori).

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Che uno, per colpa dell'iconografia classica, se lo immagina come un tempio monumentale e invece.

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Un'altra chiesa facente parte del complesso della Basilica cattolica è quella che sorge sopra quelli che tradizionalmente sono riconosciuti come i resti della casa di San Giuseppe. 

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Insomma passeggiare per Nazareth è un po' come ripetere alcuni passi del Vangelo ed è inevitabile stupirsi di fronte all'esistenza reale, prosaica e spesso assai poco spirituale di luoghi mitizzati e facenti parte di un immaginario che poco ha a che fare con la realtà, soprattutto di quella mediorientale.

Oggi Nazareth è la città dove si trova la più grande comunità araba in territorio israeliano. La popolazione era composta soprattutto da cristiani, fino all'arrivo di rifugiati musulmani qui giunti dopo la creazione dello stato di Israele. Le due comunità sono in buoni rapporti, anche se ci sono stati momenti di frizione, soprattutto quando la comunità islamica aveva deciso di costruire una gigantesca moschea proprio accanto alla Basilica dell'Annunciazione, cosa alla quale i cristiani si sono fermamente opposti bloccando i lavori. La cosa è ancora motivo di tensioni.

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Tra i musulmani e gli ebrei invece le tensioni sono più importanti e sono legate alla costruzione di un comune a maggioranza ebrea sorto sulle colline attorno a Nazareth. Nazareth Illit o Upper Nazareth, verso la quale sono state spostate la maggior parte delle istituzioni e dei servizi dello stato.

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A Nazareth Illit siamo stati invitati a cena da Shadi che, dopo averci portato a vedere dall'alto il Monte Tabor, dove le scritture affermano ebbe luogo la Trasfigurazione di Gesù, ci ha offerto un superbo pasto mediorientale di quelli che solitamente si preparano nelle grandi occasioni. Il piatto principale a base di agnello, riso, pinoli e mandorle viene infatti fatto cuocere per sei ore dal fumo di una speciale stufa. L'accompagnamento della cena consisteva in una quantità di portate pantagruelica: dolmades (gli involtini di foglie di vite), tabulé libanese, insalate varie, hummus, il tutto annaffiato da vino locale e seguito dal dolce tipico di Nazareth (una cosa un po' formaggiosa, buona, di cui non ricordo il nome o più probabilmente non mi è stato nemmeno detto) che ci è stato servito in giardino.

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Del fatto c
he i medio-orientali fossero un popolo eccezionalmente ospitale ne avevo avuto già prova, ma qui sono stati raggiunti livelli davvero stratosferici, che vanno senz'altro al di là di quello che poteva essere l'interesse per la futura collaborazione nell'ambito del progetto di business per cui ci si trovava lì. Grazie ai nostri ospiti, spero di poter tornare presto nella vostra terra.
 


 


 


Neve Tzedek

Neve Tzedek è il primo quartiere ebraico ad essere stato costruito fuori da Jaffa, prima che la stessa Tel Aviv venisse creata. L'atmosfera è ancora quella del piccolo villaggio dalle strade tranquille, silenziose e piene di gatti. 

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In un primo momento disertato dagli abitanti che gli preferirono la città moderna, dagli anni '80 è tornato ad essere apprezzato, diventando uno dei quartieri più ricercati della città, sede di atelier di artisti, ristoranti chic e concept store.

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Ma l'atmosfera resta quella dell'oasi di pace ("oasi di giustizia" è peraltro il significato del suo nome in ebraico), la sensazione è quella di trovarsi in una bolla fuori dal tempo e dal traffico della città: lungo le sue stradine un po' labirintiche i bambini giocano, i gatti prendono il sole, i turisti scattano foto. 
Le case basse dipinte color ocra, gli aranci, gli olivi e le bouganville contrastano con le torri che svettano appena al di fuori del suo ideale perimetro.

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Vi si trova il museo Nahum Gutman, che fu la casa dell'artista e la casa della famiglia Rochach, diventata a sua volta un museo e un memoriale.
Il Centro Culturale Suzanne Dellal, scuola di danza molto nota, è l'anima del quartiere e il punto di ritrovo degli artisti.
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