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August 2017

Salona

Salona, le cui rovine sono situate vicino all'odierna Split, fu la capitale della provincia romana della Dalmazia e giocò un ruolo importante nell'ultima fase della storia dell'impero Romano.
Fondata da Giulio Cesare verso il 40 a.C, ebbe lo status di civitas dell'impero, come dimostrano i resti di un teatro e di un anfiteatro. Uno dei periodi più importanti della città fu quello del regno di Diocleziano (284-305) che aveva fatto costruire il suo palazzo nelle immediate vicinanze.
Ai tempi dei primi cristiani Salona fu uno dei più importanti centri dell'impero Romano. La popolazione cominciò a diminuire dal 640, all'epoca delle invasioni degli Avari e degli Slavi, quando la popolazione trovò riparo dietro le solide mura del palazzo di Diocleziano o sulle isole nell'Adriatico.

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Manastirine

I resti della basilica e del cimitero di Manastirine sono situati al di fuori della città, a nord est, e costituiscono il più importante cimitero paleocristiano di Salona.

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In quest'area sono stati trovati i primi resti dell'antico agglomerato urbano, risalenti al II sec. a. C. e una prima necropoli pagana sembra vi esistesse dal I sec. d. C.
Il primo funerale cristiano celebratovi fu quello del vescovo martire Domnio, la cui esecuzione avvenne nel 304 durante le ultime persecuzioni cristiane ad opera di Diocleziano. Dopo la sua inumazione in loco molte cappelle vennero costruite a servire da tombe agli altri cristiani che volevano essere inumati al suo fianco.

Alla fine del IV secolo durante le incursioni germaniche il complesso fu parzialmente distrutto, dopodiché, nella metà del V secolo vi fu costruita una grande basilica a tre navate , successivamente ingrandita e modificata, che restò meta di pellegrinaggio alla tomba di Domnio fino al VII secolo.

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Le mura della città

La costruzione delle mura di Salona richiese parecchi secoli. La parte più antica della città aveva forma trapezoidale ed era circondata da mura dal II secolo a. C. 
Con la Pax Romana Salona cominciò ad espandersi gradualmente oltre le mura, ma durante il regno di Marco Aurelio le incursioni germaniche obbligarono i salonitani a costruire altre fortificazioni. Anche l'anfiteatro fu inglobato nelle nuove mura, in quel periodo Salona aveva dunque una forma elissoidale lunga 1600 metri e larga 700.
Nel periodo bizantino vennero rinforzate e furono aggiunti elementi triangolari e torri quadrate.

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Il Centro Episcopale

Il centro dell'antica Salona si trova nella parte  est, nei pressi dell'oratorio cristiano, dove i primi cristiani si ritrovavano segretamente per le loro preghiere. Questa era la più antica chiesa di Salona e fu usata dalla metà del III secolo dal Vescovo Venanzio.
Era situata nei bagni di una casa privata, riadattati all'uso. Dopo l'Editto di Tolleranza di Costantno nel 313 in questo stesso luogo fu costruito un centro episcopale costituito da due basiliche, un battistero e un palazzo episcopale

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I Cinque Ponti

Nella parte periferica ad est, oltre le mura della città più antica correva il letto occidentale dello Jadro (l'antico Salon), che nel I secolo a.C era attraversato da un ponte a 5 campate sostenuto da massicci pilastri situato sul decumanus maximus, la via principale della regione

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Porta Cesarea

Il primo nucleo della città di Salona era circondato da mura e torri fortificate. Durante il regno dell'imperatore Augusto fu costruita una monumentale porta ad est, la Porta Caesarea. Fiancheggiata da due torri ottagonali aveva probabilmente due piani con arcate e colonne e decorazioni elaborate. La porta fu parzialmente usata per accogliere l'acquedotto.
Con l'espansione della città perse la sua funzione originaria e divenne una sorta di arco di trionfo.

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Anfiteatro

I resti di un anfiteatro, un edificio monumentale eretto nella seconda metà del II secolo d.C: sono situati nella parte nord-occidentale dell'antica Salona. Fu costruito a livello del suolo, tranne per la parte nord che si appoggiava sul fianco di una collina. La costruzione aveva quindi tre piani nella parte sud e uno solo nel lato nord.

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La sua ellisse di 125 metri per 100 poteva contenere fino a 17.000 spettatori. All'epoca di Diocleziano l'ultimo livello su cui si poteva stare solo in piedi era coperto da dei porticati. Attraverso dei pali posti sulla struttura esterna tutta l'area poteva essere ricoperta da tende che la proteggevano da sole e pioggia.

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Nella parte sud era presente una loggia per il governatore della provincia e dalla parte opposta i posti d'onore per i magistrati.
Al centro dell'arena c'era una botola che portava direttamente nei sotterranei, attraverso la quale i corpi senza vita dei gladiatori venivano portati via. Nella parte meridionale esistevano due stanze a volta in cui i gladiatori facevano i loro voti a Nemesi, dea della vendetta e del destino.
All'inizio del V secolo i combattimenti tra gladiatori vennero vietati, mentre continuarono quelli con gli animali.

Solo le parti delle strutture sotterranee e qualche elemento delle decorazioni architettoniche sono rimasti di questa struttura. I maggiori danni al monumento risalgono alle guerre contro i Turchi del XVII secolo, quando fu distrutto dai Veneziani per ragioni strategiche.

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Trogir o la Piccola Venezia

Trogir (Traù in italiano) è una cittadina a una ventina di chilometri a nord di Spalato, il cui centro storico si trova su un'isola collegata, da un lato all'isola di Čiovo e dall'altro alla terraferma, attraverso due ponti. Dal 1997 fa parte del patrimonio mondiale dell'UNESCO ed è considerata una delle città veneziane più belle e meglio conservate della Dalmazia.

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Trogir non è mai stata colpita nei conflitti accaduti durante la sua storia lunga 2500 anni e le sue mura sono perfettamente conservate, come le due porte lato terra e mare. La pianta delle sue stradine ortogonali risale al periodo ellenistico e su di esse si affacciano chiese romaniche e palazzi in stile rinascimentale e barocco. 

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Il suo centro storico, con i numerosi edifici medievali di origine veneziana, risale quasi interamente al XIII secolo ed ha il suo culmine nella Cattedrale romanica di San Lorenzo. Il portale scolpito da Radovan è del 1240 ed è l'opera più rappresentativa dello stile romanico-gotico croato mentre il campanile, dalla cui cima dopo una salita a piedi vertiginosa si può godere di una splendida vista, è un misto di gotico e manierismo.

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Altri monumenti notevoli sono la Loggia pubblica, il castello del Camerlengo, il Maschio di San Marco, la torre dell'Orologio, palazzo Cippico, la chiesa di San Domenico, la chiesa di San Nicola con annesso il monastero delle benedettine, la porta di Terraferma, la porta Marina e, a fianco, la loggia della Pescheria del 1527.

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La regione di Trogir è caratterizzata da una vegetazione abbondante, con spiagge di sassi che si affacciano su acque cristalline, come quelle di Okrug, dalla parte dell'isola di Čiovo e quella di Medena, sulla terraferma.

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New York New York - Arte Italiana: La riscoperta dell'America

Fino al 17 settembre 2017 è ancora aperta a Milano la mostra NEW YORK NEW YORK. Arte Italiana: la riscoperta dell’America.

L'esposizione si sviluppa tra il Museo del Novecento, in piazza Duomo e le Gallerie d'Italia, in piazza della Scala e comprende circa 150 opere.
Si parte idealmente dalle sale del Museo del Novecento, dove viene rappresentata la "scoperta dell'America" da parte dell'arte contemporanea italiana.
Si tratta in realtà di una scoperta speculare e reciproca, perché se da un lato gli autori italiani scoprono a partire dai primi decenni del Novecento New York e la sua modernità, dall'altra il mondo dell'arte americano fa la conoscenza e comincia a promuovere nei musei e nelle gallerie numerosi artisti italiani.

Il ruolo degli Stati Uniti nel sostenere e indirizzare gli sviluppi dell'arte contemporanea nel corso del Novecento si è fatto sempre più importante e questo ha giovato ai tanti autori italiani che si erano recati negli Stati Uniti portando la loro arte a confrontarsi con la cultura americana.
Afro, Paolo Baratella, Corrado Cagli, Pietro Consagra, Giorgio De Chirico, Fortunato Depero, Tano Festa, Lucio Fontana, Emilio Isgrò, Sergio Lombardo, Titina Maselli, Costantino Nivola, Gastone Novelli, Vinicio Paladini, Arnaldo Pomodoro, Mimmo Rotella, Alberto Savinio, Toti Scialoja, Tancredi, Giulio Turcato sono qui presenti con opere che rappresentano l’immaginario americano. 

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Nell'ottobre del 1928 Fortunato Depero lascia l'Italia per New York dove presenta una prima esposizione alla Guarino Gallery e apre una "Casa d'arte futurista". Negli Stati Uniti, dove resterà fino all'autunno 1930 la sua produzione spazierà dagli interventi decorativi ai progetti nell'ambito delle scenografie teatrali. I due pannelli esposti facevano parte di un progetto teatrale sul tema della metropoli moderna, che assume però l'immagine di una "nuova Babele".

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Giorgio De Chirico si reca negli Stati Uniti nel 1936 spinto dal desiderio di mostrare la sua opera più recente rispetto alla sua stagione metafisica degli anni Dieci. I suoi quadri metafisici vengono letti come anticipazione di aspetti del Surrealismo, sia nella personale realizzata nel 1935 sia nella mostra che ha luogo al Museum of Modern Art nel 1936 Fantastic Art, Dada and Surrealism

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Il benessere economico degli anni Sessanta trova nella società americana la forza di generare nuove mitologie, legate principalmente al cinema, alla letteratura e alla politica. L'America continua ad essere promessa di libertà nelle parole di martin Luther King e di J.F. Kennedy. Questa nuuova aspirazione libertaria affascina gli artisti italiani che sempre più compiono viaggi negli Stati Uniti e partecipano alla vita culturale di quel paese.

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Una sezione a sé è dedicata al fotografo Ugo Mulas e al suo memorabile progetto “New York: arte e persone“, realizzato tra il 1964 e il 1967 negli studi degli artisti newyorkesi Barnett Newman, Jasper Johns, Robert Rauschenberg, Andy Warhol e Tom Wesselmann.

Il libro, il cui titolo originale è New York: The New Art Scene, raccoglie oltre 500 fotografie in cui l'autore percorre la città, gli studi degli artisti, le gallerie, le case dei collezionisti, i nuovi spazi di condivisione creativa. 

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Se al Museo del Novecento sono gli autori italiani a scoprire l'America, alle Gallerie d’Italia è invece l'America a fare la scoperta dell'arte italiana.

Il percorso della mostra è volto infatti a sottolineare l'attenzione per gli autori italiani nel mondo americano del secondo dopoguerra.
La partenza è identificata nella mostra XX Century Italian Art, con la quale il Museum of Modern Art di New York nel 1949 offriva una lettura dell'arte italiana della prima metà del secolo. Troviamo qui quindi presentati alcuni capolavori di Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Carlo Carrà e Giorgio Morandi per poi proseguire con opere di autori degli anni Cinquanta e Sessanta.

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Quella che viene messa in luce è una situazione considerata alternativa al ruolo svolto da Parigi nella prima metà del secolo: viene rilevato il carattere originale condotto da una parte a partire dal futurismo e dall'altra con De Chirico e la Metafisica a reinterpretare la tradizione.

Tra gli autori che vengono messi particolarmente in evidenza vi è Giorgio Morandi. La mostra si spinge a documentare le presenze che caratterizzano l'immediato dopoguerra come quelle degli artisti riuniti nel Fronte Nuovo delle Arti tra cui Renato Guttuso, Armando Pizzinato, Alberto Viani.
Anche la scultura attraverso l'attenzione per Marino Marini, Giacomo Manzù, Arturo Martini, ha un ruolo importante all'interno di un progetto destinato ad avvicinare il mondo delle gallerie e del collezionismo all'arte italiana.

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A seguito della mostra XX Century Italian Art importanti galleristi americani incominciano a rivolgere la loro attenzione agli artisti italiani: Marino Marini, Afro, Alberto Burri sono tra i primi a risvegliare grande interesse. Anche altri autori come Giuseppe Capogrossi, Mirko e Luciano Minguzzi figurano in posizione di preminenza in grandi mostre museali tese a presentare in America la nuova scena artistica europea, come Younger European Painters al Solomon Guggenheim Museum nel 1953 e The New Decade al MoMA nel 1955. Emilio Vedova consegue a New York il prestigioso Guggenheim International Award 1956, con l'opera presentata in questa sezione insieme a una scelta esemplificativa di opere di arte italiana esposte negli Stati Uniti negli anni Cinquanta.

Un'altra mostra che fa nascere attenzione verso altri artisti italiani è The New Realists alla Sidney Janis Gallery di New York nel 1962, che presenta esponenti del "Nouveau Réalisme" francese ed europeo, accanto ad autori americani del New Dada e della nascente Pop Art. In quell'occasione Enrico Baj , Gianfranco Baruchello, Tano Festa, Mimmo Rotella e Mario Schifano rappresentano i nuovi caratteri di un'arte di immagine che si fonda sulla critica ai modelli e ai mezzi della produzione e del consumo. 

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Una sezione è dedicata all'interpretazione dell'idea di spazio caratteristica dell'arte italiana dei primi anni Sessanta, in relazione alla cultura americana: lo Spazialismo di Lucio Fontana nella sua evoluzione specifica in dialogo con l'immagine di New York, la superficie estroflessa di Enrico Castellani come alternativa alle tele sagomate statunitensi, e poi le sculture di Francesco Somaini e la forma di Arnaldo Pomodoro
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TakeMEaway with Fabien et Uschi

Lo scorso week end ha avuto luogo l'evento TakeMEaway, organizzato da BecauseILoveMe presso l'Hôtel Restaurant La Bastide Gourmande a La Colle sur Loup.

L'evento, che comprendeva una serie di corsi da tenersi sulla terrazza stessa del resort e in location naturali limitrofe si svolgeva su tre giorni, venerdì sabato e domenica, durante i quali i partecipanti potevano approfittare di corsi di Body Art, di Danza e di Yoga, nonché degli squisiti pasti preparati dallo chef Alexandre Lamand  e delle varie amenities della struttura (piscina, jacuzzi, terrazza ristorante).

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Noi abbiamo preso parte ai corsi e alle animazioni previste per sabato 29 luglio.

Uschi Braun è un'istruttrice di fitness specializzata in discipline body & mind, formatrice e responsabile di vari format in Europa. Collabora con l’Università dello Sport a Losanna, con la scuola di Pilates di Micheal King, ed è responsabile del programma di Body Balance Les Mills per l'Europa  e di BodyART® per la sfera francofona.
Fabien Lesch è Pro-Trainer responsabile del BODYJAM® per Les Mills Euromed e soprattutto è il nostro istruttore preferito (eh lo so, non è da tutti avere la fortuna di avere uno del suo calibro come istruttore di BodyJam e BodyBalance in palestra, mi rendo conto, ma non posso che gongolarne).

Con due professionisti del genere era piuttosto prevedibile che sarebbe stato tutto fantastico e infatti la giornata è cominciata nel migliore dei modi con un corso di BodyArt Energetic tenuto da Uschi sulla terrazza del resort. 

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E' proseguita poi splendidamente con un corso di danza "house" del nostro Fabien. Che dire? "tout simplement magnifique comme d'hab"

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La giornata è proseguita con un primo pomeriggio dedicato al relax: Jacuzzi, piscina, delizioso pranzo a buffet, fino  a quando non è giunta l'ora di recarci al bordo del fiume per uno splendido corso di Yoga Nature tenuto da Uschi.

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Non conoscevo questo parco e devo dire che praticare così all'aperto, immersi nella natura e sotto quell'albero grandioso e magnifico è stata un'esperienza davvero favolosa!

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L'aperitivo sulla riva del fiume e il barbecue previsto per cena hanno concluso una giornata semplicemente perfetta.

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Ancora grazie a BecauseILoveMe, a Uschi e a Fabien per questa splendida opportunità e anche alla Bastide Gourmande per l'accoglienza offertaci.

J'ai hâte de refaire tout ça! Organizzate in fretta un altro evento simile s'il vous plaît!

 

photo credits: per le foto in cui appaio ©FabienLesch (occhio eh, che qui è un attimo e mi si frega il lavoro!)


Dancing Yoga with Marco at MC Spazio Arte

Sì ho detto bene "dancing" perché praticare il Vinyasa Yoga con Marco è quanto di più simile all'armonia, all'eleganza e al tempo stesso alla forza della danza che io abbia mai sperimentato praticando questa disciplina. 

Marco è un bravissimo ballerino, ottimo insegnante di pilates, yoga e danza. Lo trovate qui, ad Arco, dove tiene i suoi corsi con passione e professionalità.

Sono andata recentemente a trovarlo e dopo il corso che tiene abitualmente ai suoi allievi mi ha voluto regalare le due sequenze in musica che seguono. 


Confesso che la prima volta mi sono commossa  tanto è stata intensa e coinvolgente l'esperienza. Ancora adesso riguardandole mi meraviglio per quanto fossimo in sincronia, nonostante si trattasse di sequenze non abituali per me. 

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L'unione è proprio quella la cui radice è alla base della parola Yoga: jungo, to join, joindre, radice ed essenza ultima. E la consonanza di movimento, respiro e emozione a volte riesce a far sì che si diventi uno, come per magia. 

La musica vi è per la gran parte e Marco la utilizza sempre nei suoi corsi, creando gradualmente le sue sequenze Vinyasa per poi viverle alla fine in armonia con la melodia e con il respiro che ne segue il ritmo.

L'Associazione MC Spazio Arte offre anche corsi di Zumba e Zumba Strong, tenuti da Deborah, sua valida collaboratrice.

Andate a trovarli!

 

 


Lago mio

Sono sempre stata convinta di una cosa.
Chi ha creato l'icona generica per il file jpeg su windows si è ispirato al mio lago, al Garda Trentino.

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Ora, quella che ho nella testa io non è proprio questa qui sopra, ce n'era una precedente che non sono stata in grado di reperire (le keywords windows+vista+pics restituendomi proposte di magnifici resort vista mare) ma che riproduceva esattamente il profilo delle pendici del Baldo che degradano verso il lago (se ci fosse qualcuno in grado di fornirmela anzi, lo ringrazio in anticipo), verso il Garda Trentino per la precisione.
In ogni caso anche questa qui sopra è di chiara ispirazione gardesana, è evidente.

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La finestra con vista per eccellenza sul mio lago è proprio questa qui sotto: il panorama del Garda che si apre verso sud come appare dalla spiaggia di Torbole.

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Si capisce come tale profilo possa facilmente diventare emblematico.

Non si capisce invece come io non abbia mai nemmeno provato a praticare il windsurf.

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ma non è mai troppo tardi, chissà.


Il Piroscafo Zanardelli

Varato a Peschiera il 25 settembre 1903, alla presenza del Presidente del Consiglio Giuseppe Zanardelli, del quale porta il nome, questo piroscafo diviene l'ammiraglia della flotta. Propulso da una macchina a vapore della potenza di 400 CV, che azionava due ruote a pale laterali, lo Zanardelli era un piroscafo salone a ruote, in grado di trasportare 800 passeggeri.

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La storia di questo piroscafo diviene presto avventurosa. Fino alla Prima Guerra Mondiale Riva e Torbole sono porti austriaci e le acque del Lago di Garda costituiscono il confine tra Italia e Austria.

La notte del 23 maggio 1915, il giorno prima dell'entrata in guerra dell'Italia viene dato l’ordine a tutti i piroscafi di rientrare a fari spenti a Peschiera per essere messi a disposizione dell’esercito italiano. Anche lo “Zanardelli” rende il suo servizio alla Patria: viene armato, dipinto di grigio ed il suo personale, essenziale per la profonda conoscenza del lago, viene militarizzato. 
Una parte della flotta fu poi restituita all'Impresa, mentre lo Zanardelli, come diverse altre unità, rimase requisito ed armato sino al termine del conflitto, venendo utilizzato per il trasporto delle truppe e dei viveri.

Altra guerra, altra avventura per lo Zanardelli che allo scoppiare della Seconda Guerra Mondiale viene requisito dai Tedeschi ed è spesso usato anche per azioni militari. Il 6 novembre 1944, proprio mentre svolge il suo normale servizio di linea, è oggetto di un violento attacco aereo: raffiche di mitragliatrice colpiscono il ponte di comando e la parte centrale del natante. Un marinaio viene ucciso ed il comandante gravemente ferito. Un membro dell’equipaggio, che si trova nella cabina di comando del piroscafo, riesce ad evitarne l’affondamento dirigendolo verso la località di Limone dove si arena. A bordo vi sono ben 12 morti e circa quaranta feriti.
Disincagliato dal piroscafo “Italia”, accorso poco dopo, e apportate riparazioni di fortuna ai fori presenti sotto la linea di galleggiamento, lo “Zanardelli” si dirige verso Riva e poi al cantiere di Peschiera per le opportune riparazioni. Il timone, gravemente danneggiato dai proiettili viene sostituito ma, in segno di memoria e di affetto, si ha cura di conservarlo ed è tuttora esposto presso la sede della Gestione di Desenzano.
Il 25 aprile 1945 l’Italia è finalmente libera ma quando il piroscafo scende nuovamente in acqua, nel maggio dello stesso anno, è requisito dalle truppe anglo americane. In questo periodo la nave venne dipinta con scene di vita americana verniciate sulle sovrastrutture (a poppa, per esempio, fu rappresentata la raccolta del cotone).

Negli anni '70 il piroscafo fu rimodernato con la sostituzione della timoniera e la costruzione, sul ponte superiore, di una veranda chiusa adibita a ristorante. Sulla nave fu istituito un servizio di ristorazione in grado di servire 150 persone a tavola.

Nel 1976 il piroscafo è ancora protagonista di un avventura, fortunatamente a lieto fine: a causa di una fitta e improvvisa nebbia, il comandante dello Zanardelli perde la rotta ma riesce fortunosamente a dirigere la nave verso la riva evitando di pochissimo una grossa lastra di roccia . L’ episodio viene riportato dai giornali come un miracolo della “Madonna del Frassino”. 

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L’imbarcazione è oggetto di un restauro tecnico e conservativo nel 1982 ed è attualmente uno dei più bei piroscafi funzionanti sui laghi italiani. Il movimento è ancora oggi garantito dalle due bellissime ruote a pale azionate da due potenti motori diesel; i suoi interni, sempre molto curati negli allestimenti, comprendono due sale arredate in stile liberty con materiali originali.

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Dall'estate 2010 lo Zanardelli svolge servizio di linea, nel periodo estivo, sulla tratta Malcesine - Limone - Riva del Garda - Torbole. Sul ponte inferiore si trova un salone ristorante con tavoli in stile primo '900, mentre il ponte superiore è dotato di una grande veranda-salone stile liberty, utilizzata anche durante le crociere come salone da ballo.

Con un equipaggio di cinque uomini, la nave può trasportare complessivamente 500 passeggeri, 250 dei quali in posti a sedere (150 al coperto) e 250 in piedi. 

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In battello sull'Alto Garda

La zona del Garda Trentino si presta assai bene alla gita in battello. La particolare conformazione del lago, infatti, che qui raggiunge la sua larghezza minima (circa 4 km) permette in poco tempo le traversate tra Riva e Torbole verso Limone e Malcesine. In una giornata si possono quindi tranquillamente visitare le sponde di ciascuna regione (Trentino, Lombardia e Veneto) tra cui il Benaco è diviso e nel contempo approfittare del magnifico panorama lacustre che qui è arricchito dalla bellezza delle montagne che lo circondano.

In realtà il nostro scopo era fare almeno una di queste tratte a bordo del Piroscafo Zanardelli. Questa storica motonave, dal passato a dir poco affascinante e che merita un articolo a parte, presta servizio regolare durante la stagione estiva tra le località dell'Alto Garda. E' sufficiente informarsi presso gli sportelli Navigarda per conoscerne gli orari.

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Partenza dunque al mattino da Riva del Garda. E' il battello San Marco che ci porterà a Malcesine.

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La vista delle sponde trentine del lago è unica, il castello di Arco, il Monte Brione e Torbole hanno sempre qualcosa di toccante per me che qui sono nata e cresciuta.

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Malcesine bisogna assolutamente vederla arrivando dal lago. Solo da questa prospettiva infatti il suo castello appare in tutta la sua bellezza, abbarbicato su quello sperone roccioso, con le corone merlate e la torre a dare un aspetto da favola alle pendici del Monte Baldo. 

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Malcesine appartiene all provincia di Verona e il Castello Scaligero è sede di un Museo di Storia Naturale, nonché  punto panoramico privilegiato sulla cittadina e sul lago.

Il porticciolo con le terrazze dei ristoranti, le stradine e le caratteristiche piazzette con i palazzi dalle architetture veneziane, i negozi colorati, le aiole fiorite e la vegetazione mediterranea ne fanno una meta da non mancare su questo scorcio di lago. 

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Il lago qui è turchese e cristallino, le sue acque qui sono il regno degli appassionati di kyte-surf, pratica sportiva vietata in territorio trentino ma praticabile in acque venete da questi surfisti, che possono approfittare dei venti costanti che soffiano più forti nella zona settentrionale del lago.

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Il traffico di battelli, motonaavi, aliscafi e catamarani è intensissimo in estate sul Lago di Garda. B
asta una breve sosta nei pressi dell'imbarcadero per vedere attraccare e ripartire motonavi di tutti i tipi e le dimensioni.

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Spiaggia e Spritz e si riparte. Verso Limone questa volta, sulla sponda bresciana.
La cittadina, celebre per le coltivazioni di agrumi esplode letteralmente di bougainville e il suo porticciolo con le caratteristiche arcate fa proprio pensare ad una cartolina. 

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E' qui che finalmente prendiamo il piroscafo Zanardelli, per rientrare a Riva. 

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Il passaggio a Torbole profuma di casa.
Di nafta, cordame umido e foglie di fico.

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Il MuSe di Trento

Il Museo delle Scienze di Trento, inaugurato il 27 luglio del 2013, prosegue l'attività di quello che era il Museo Tridentino di Scienze Naturali. Di questa prima sede resta al nuovo allestimento la grande collezione di animali impagliati e riproduzioni a grandezza naturale (o aumentata) installate in forma di piramide nel grande varco (Big Void) che occupa i quattro piani del palazzo, una piramide che percorre da un lato la progressione evolutiva, partendo dal seminterrato con gli scheletri dei dinosauri, dall'altro quello degli ambienti naturali che li ospitano, progredendo dallo scheletro di una balenottera per arrivare ai piani superiori sulle ali degli uccelli che abitano i cieli.

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Il MuSe si trova immediatamente a sud dello storico palazzo delle Albere, in un palazzo all'interno del quartiere residenziale Le Albere, entrambi progettati da Renzo Piano nell'ambito di un più ampio disegno di riqualificazione urbana dell'area industriale dismessa dove sorgevano gli stabilimenti Michelin di Trento.

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Il percorso espositivo del MuSe si sviluppa usando la metafora della montagna, stilizzata dallo stesso profilo dell'architettura del palazzo che ricorda l'andamento frastagliato delle montagne trentine e in particolare delle Dolomiti. La vetta, l'ultimo piano è infatti dedicato ai ghiacciai. 

In questa sezione i visitatori possono comprendere come si formano i ghiacciai e fenomeni naturali quali l'erosione delle rocce. È inoltre presente la perfetta riproduzione (in ghiaccio) di un tipico ghiacciaio del Trentino.

Piano_quattro

Mano a mano che si scende si incontra la natura alpina, la geologia, l'evoluzione dell'uomo sulla terra e infine lo spazio per i bambini dedicato ai sensi,

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In questa sezione del museo è possibile ripercorrere tutto il viaggio della vita sul nostro pianeta grazie a grafici, fossili e ricostruzioni di alcune delle più antiche forme di vita del nostro pianeta.


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Infine si arriva alla storia della vita del piano interrato e della serra tropicale.

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La serra ricostruisce l'ambiente dei Monti Udzungwa, in Tanzania, dove il MuSe ha un Centro di monitoraggio ecologico che rappresenta una delle sue sedi territoriali. Nella serra è inoltre presente una coppia di turaco verde, unica fauna della serra.

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L'esposizione temporanea attuale e che resterà al MuSe fino al 7 gennaio 2018 
è dedicata a "Archimede, l'invenzione che diverte". La mostra  presenta al pubblico la figura di Archimede quale massimo protagonista della cultura universale. 
Tra ricostruzioni di macchinari e video multimediali, il percorso racconta le sue intuizioni nel campo della tecnologia meccanica e offre testimonianze della civiltà tecnico-scientifica del III secolo a.C., periodo durante il quale visse lo scienziato. Dopo un excursus storico e un focus sulle principali invenzioni e ricerche, l'esposizione approfondisce anche la seconda rinascita di Archimede, che avviene a partire dal XIII secolo con la progressiva riscoperta dei suoi scritti, e l'influenza esercitata su studiosi e geni rinascimentali del calibro di Leonardo da Vinci e Galileo Galilei. 

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Il MuSe svolge un'importante attività di ricerca, organizzata in sette sezioni:
Botanica, per la quale può giovarsi delle seguenti infrastrutture: la banca del germoplasma del Trentino, l'erbario tridentino, un laboratorio di germinazione, una serra di propagazione e quattro giardini botanici (la serra tropicale afromontana, gli Orti del MUSE, le Viote del Bondone e l'Arboreto di Arco).
Limnologia e Algologia che si occupa della biologia delle acque interne. Negli ultimi anni sono stati studiati anche altri ambienti come il Lago di Garda e torrenti mediterranei.
Zoologia degli Invertebrati e Idrobiologia, zoologia dei Vertebrati, biodiversità tropicale, geologia e preistoria.

Il MuSe è soprattutto per Trento un'incredibile fucina di idee e di
attività. Conferenze, incontri, visite guidate ma anche semplici aperitivi: Drink and think, tutti i giovedì sul parco antistante l'ingresso del museo, è l'deale per passare un momento di convivialità senza rinunciare a riflettere in modo leggero su temi scientifici.

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