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April 2015

Mougins Monumental

Fino al 30 giugno nel centro storico di Mougins, il bel villaggio arroccato su una collina nell'entroterra di Cannes, è allestito un percorso a cielo aperto di sculture monumentali.
Passeggiare per le ruelles del Vieux Village significa quindi fare incontri inaspettati con gigantesche presenze: dai Wooden Aro, i maestosi giganti in legno di Steph Cop, ai sottili esseri bronzei appesi per aria o arrampicati sui trampoli di Nicolas Lavarenne.

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Dalle immagini scolpite in negativo di Sosno all'acciaio colorato di Théo Tobiasse

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Dalle impronte in bronzo di César ai tagli di Arman, passando per i colori sgargianti di Niki de Saint Phalle

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Sono una ventina le sculture che ci accompagnano attraverso le strade e le piazze e anche attraverso le evoluzioni del mondo artistico dagli anni 60  dai Nouveaux Réalistes in poi. Questa la mappa della loro disposizione attraverso il villaggio:

 


Dolce Farniente

No, non è la situazione di cui mi punge ora vaghezza. O forse sì, ma vabbè non è quello il punto. Dolce Farniente è il nome di un baretto/terrazza/spiaggia allestito sul porto di La Napoule.
Riesce difficile classificarlo, così su due piedi. Non è un ristorante, anche se servono anche alcuni piatti elaborati, ravioli, insalate, quiche e dessert.

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Non è uno snack, anche se vi si trovano panini, sandwich e bevande varie.

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Non è un bar à cocktail, anche se all'occorrenza vi servono long drink raffinati a base di champagne.

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Non è una spiaggia privata -e questo soprattutto per mancanza di spiaggia propriamente detta- anche se sull'ampia terrazza fanno già mostra di sé delle sdraio pronte all'uso per chi voglia dedicarsi all'operazione "bronzette".


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Quello che è certo è che è un luogo davvero speciale.

Informale, ma elegante nei suoi dettagli, scelti da un occhio attento e di buon gusto; situato in un luogo privilegiato, su una terrazza che si estende dal molo principale del porto e che si affaccia sulla spiaggia della cittadina e sul castello di La Napoule.

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Una passerella permette i bagni di mare nonché l'approdo di piccole imbarcazioni e acquascooter.

Tranquillo, lontano dal passaggio della folla e silenzioso con i suoi tavolini e banconi affacciati direttamente sulle onde, è il posto ideale dove lasciar trascorrere il tempo incuranti del mondo.

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Come abbiamo fatto a non notarlo mai prima d'ora? 
Le risposte plausibili sono due: o eravamo distratti dalla colonia di gatti che solitamente abita la parte finale del molo, o non era ancora allestito, essendoci casualmente passati solo in periodi di bassa stagione, chissà.

 


Nouvelles Vagues - Salon du bateau d'occasion à Mandelieu

No, niente barca neanche questa volta. Ma curiosare sui moli del porto di La Napoule invasi da centinaia di imbarcazioni di tutti i tipi tutte in vendita è stato comunque simpatico.

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Affascinanti gli stand allestiti a contorno della manifestazione, soprattutto quelli di modellismo, in uno dei quali 
abbiamo avuto l'occasione di provare l'Oculus, l'aggeggio che ricrea una realtà virtuale in cui è possibile muoversi e forse in futuro anche interagire. 

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A
ccessori, servizi a bordo e anche vini e champagne, per varare gli eventuali acquisti!

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Carrières de Lumière di Baux-de-Provence - Michelangelo, Leonardo e Raffaello, i giganti del Rinascimento

Desta sempre stupore il saper creare cose belle dal nulla.
Che si tratti di creazione artistica o più semplicemente di inventiva nello sfruttare gli spazi, nel mettere in scena spettacoli coinvolgenti e nel proporre punti di vista inediti, il saper immaginare e dare corpo alla bellezza è una capacità che fa sempre vibrare qualcosa di profondo.

E' il caso dello spettacolo Carrières de Lumière che viene messo in scena all'interno delle cave di pietra dismesse nei pressi del villaggio di Baux-de-Provence. 
Creato nel 1976 vede i 6000 metri quadrati delle pareti in pietra trasformarsi in giganteschi schermi tridimensionali sui quali vengono proiettate immagini che, assieme ai suoni che le accompagnano, danno vita a un'esperienza immersiva davvero unica.

Le cave, scavate lungo i secoli per estrarre la pietra calcarea utilizzata per la costruzione del castello e del villaggio di Baux, vengono chiuse nel 1935 a causa della concorrenza dei materiali di costruzione moderni. Nel 1959 Jean Cocteau, impressionato dalla bellezza dei luoghi, decide di girarvi alcune sequenze del suo film Il testamento di Orfeo.

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Anche Albert Plécy, redattore capo del Parisien libéré, nel 1975 resta affascinato dal luogo e comincia a pensare alla realizzazione di uno spettacolo di luci e suoni, progetto che porta due anni dopo alla creazione di Cathédrale d'Images, che rinnova di anno in anno, arrivando, nel 2009 con lo spettacolo su Picasso, ad attirare più di 250.000 visitatori. 
Nel 2011 la città di Baux-de-Provence affida la gestione del luogo a Culturespaces che arricchisce lo spettacolo delle tecnologie più avanzate e nel 2012 propone il primo tra i suoi spettacoli: Gauguin, Van Gogh, les peintres de la couleur. 

Si tratta della più grande installazione multimediale fissa in Francia, con 70 proiettori che disegnano le immagini su più di 6000 metri quadrati di pareti e suolo: lo spettatore si trova completamente immerso nell'immagine proiettata su tutte le superfici della pietra.
Il dispositivo ha richiesto due anni di lavori e studi per far sì che le immagini in movimento si fondano perfettamente con il suono e si sposino con la configurazione del luogo. 

L'insieme di arte e tecnologia digitale (il concept AMIEX, per Art Music & Immersive Experience) mira a far conoscere le opere dei grandi nomi della pittura in modo innovativo e del tutto originale, a partire da migliaia di immagini digitalizzate trasmesse attraverso la fibra ottica, che permette di renderne fluida la riproduzione e di portare il segnale fino a 500 metri con una risoluzione superiore al full HD. 
La qualità della musica, al cui ritmo le immagini si muovono, è adattata alle specificità del sito; ogni diffusore copre 45 gradi di parete emettendo un suono che risulta omogeneo da qualunque punto lo spettatore lo ascolti. 
Gli spettatori sono invitati infatti a muoversi liberamente nello spazio mentre tutto attorno, sui muri e sotto i loro piedi, si dispiega uno scenario immaginifico, omaggio ai più grandi nomi della pittura.
Un esperienza unica attraverso la quale si è davvero dentro le opere d'arte, in e con tutti i sensi. 

Dal 6 marzo scorso e fino al 3 gennaio 2016 la proiezione ha per tema "Michel-Ange, Léonard de Vinci, Raphaël. Les Géants de la Renaissance", realizzato da Gianfranco Iannuzzi, Renato Gatto e Massimiliano Siccardi.
Guidati da musiche scelte minuziosamente si riscoprono opere eccezionali come l'Annunciazione, la Vergine con Bambino e Sant'Anna, la Gioconda e l'Ultima Cena di Leonardo da Vinci.  La Dama col liocorno, la Scuola di Atene o il Trionfo di Galatea di Raffaello; la volta della cappella Sistina e il Giudizio Universale di Michelangelo.
Le opere vengono viste da una prospettiva diversa che offre la possibilità di coglierne i dettagli in modo inusuale e ne mette in valore aspetti meno visibili.
Molte opere, inoltre, appaiono sulle pareti per gradi come se venissero create sotto i nostri occhi da una mano invisibile. In questo modo i personaggi vengono messi in risalto in modo narrativo, le opere d'arte diventano altrettante storie che si raccontano e si rispondono nascendo a nuova vita sulle pareti della cava.

Lo spettacolo comincia con un volo d'uccello sopra i tetti di Roma, poi sono le Madonne di Leonardo e Raffaello a disegnarsi nelle nicchie di una chiesa.

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Nella prima sequenza vediamo apparire i capolavori e i disegni leonardeschi, mentre la seconda si apre sull'interno di un palazzo rinascimentale riccamente decorato, la sala dei Gigli di Palazzo Vecchio a Firenze, che serve da scenografia ai ritratti di corte di Leonardo e di Raffaello.

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Seguono le sculture di Michelangelo, una delle sequenze emotivamente più coinvolgenti: il David, il Mosè, la tomba di Lorenzo de Medici, quella di Giulio II e la Pietà appaiono come scolpite "per forza di levare" dalla sua mano invisibile nelle pietre stesse della cava.

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Un'altra sequenza ci immerge negli affreschi del Vaticano: la volta della cappella Sistina, le logge di Raffaello e le Camere del Vaticano, nonché i suoi affreschi alla Farnesina, per poi tornare alla Cappella Sistina col Giudizio Universale nel finale dello spettacolo.

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Qui sotto un breve video che, pur non essendo ripreso con strumenti e in modo adeguato, credo che renda almeno in parte l'emozione di una simile mise en scène.

 

Lo spettacolo è riprodotto in loop, intervallato da una proiezione più breve, "Le voyage fantastique" una fantasia di immagini e suoni in omaggio a Jules Verne.

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Nelle pause tra gli spettacoli le cave vengono illuminate in modo suggestivo per  essere mostrate nella loro funzione originaria.

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Palavas-les-Flots

Situata a una decina di km da Montpellier la stazione balneare di Palavas-les-Flots è da sempre anche un importante porto di pesca.
Sono i pescatori che, a partire dal 1850, hanno dato alla città la struttura attuale, stabilendosi sui due lati del canale che collega il fiume Lez al mare: ancora oggi la città è divisa in due rive, unite da un unico ponte, posto a circa 700 metri dal mare.

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Ma c'è anche un altro modo per attraversare il canale, decisamente più originale e davvero poco consueto: il Transcanal, grazie al quale la cittadina può vantarsi di essere una delle poche al mondo a permettere di salire su una seggiovia partendo direttamente da una spiaggia.

Il pensiero è corso subito alla seggiovia sul molo di Daytona beach e in effetti in questa installazione c'è qualcosa di quel lato ludico un po' avulso dal contesto, che così spesso si trova negli States.

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La seggiovia collega la spiaggia ad est con il porto turistico ad ovest dove si trova anche il casinò. 
Le origini di questo inusuale sistema di collegamento si trovano da un lato nella storia della città, che in quel punto ha da sempre assicurato agli abitanti il passaggio da sponda a sponda, un tempo attraverso un barcone che vi faceva da spola.
Dall'altro nell'esigenza di permettere comunque il passaggio delle barche dei pescatori attraverso il canale. L'altezza minima di 6 metri andava assicurata e qualunque altro sistema (ponte, ponte apribile) sarebbe stato più costosa e più impattante dal punto di vista del paesaggio, tagliando la prospettiva verso il mare nella vista dalle due rive del canale.

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Con i suoi 83 metri di lunghezza e dislivello nullo il transcanal è tra le seggiovie più corte al mondo.

Ma c'è un'altra costruzione che entrando nella cittadina fa pensare alle attrazioni a tema tipiche degli Stati Uniti ed è il Phare de la Méditerranée.
Una specie di Stratosphere in miniatura, un po' più tozzo e molto più basso, si eleva infatti al di sopra delle stradine turistiche della riva est del canale.

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Si tratta in realtà di una vecchia cisterna per l'acqua ristrutturata a partire dalla fine degli anni 80 e riadattata a Palazzo dei Congressi e punto panoramico sul mare.

Ospita l'Ufficio del turismo al piano terra e un ristorante rotante all'ultimo piano.
L'ascesa è fatta tramite due ascensori esterni vetrati che in pochi secondi permettono di salire al bar con vista a 360° sul Mediterraneo, sul litorale, sugli étangs e sulle Cévennes.

 

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Se poi dal cielo torniamo con lo sguardo a terra ci troviamo di nuovo immersi nell'atmosfera di una cittadina occitanica di mare con tutti i suoi colori e sapori.

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A spasso per Nîmes

Oltre la città romana e i suoi monumenti, lungo le strade e le piazze di Nîmes si respira tutto il passato e il presente della Provenza.
Posta al centro dell'ideale triangolo formato dai boulevard che circondano il centro storico, la Place aux Herbes è da secoli il cuore della città, la sua architettura e la Cattedrale più volte rimaneggiata rievocano il Medioevo e il Rinascimento.
Oggi le terrazze dei caffé la rendono un luogo vivo e sereno.

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Poco lontano la Place de l'Horloge, con la sua torre, ricostruita nel  XVIII secolo, segna il tempo della città da 500 anni. Qui nacque Jean Nicot, che, divenuto ambasciatore a Lisbona nel 1559, importò un erba chiamata prima "nicotain" e poi "tabac".  

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Avvicinandoci all'anfiteatro, che si trova proprio al vertice inferiore del triangolo, passiamo per la Place du Marché, in cui le terrazze ci invitano a sostare nei pressi della fontana del coccodrillo, che ci ricorda la sottomissione dell'Egitto a Roma.

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L'acqua scorre un po' ovunque, rievocando la nascita e la storia della città: la fonte che l'ha battezzata, l'acquedotto romano che l'ha resa florida, la rete di canali che hanno favorito l'industria tessile (il "denim", il tessuto reso celebre dai jeans, deve il suo nome proprio al fatto di essere originario "de Nîmes"), il ricordo di tutto ciò rivive nelle numerose fontane e negli specchi d'acqua.

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I Jardins de la Fontaine ne sono ovviamente la rappresentazione più grandiosa e spettacolare, mentre la Place d'Assas la più simbolica.
Concepita nel 1989 dallo scultore Martial Raysse, è attraversata da un capo all'altro dall'acqua. Ricca di emblemi e riferimenti nimensi vede due teste monumentali fronteggiarsi l'una all'altra. Esse rappresentano la fonte su cui la città è sorta e il dio Nemausus, sua forza maschile.

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Nella zona sud della città, oltre l'anfiteatro, si estende l'Esplanade Charles de Gaulle con la fontana Pradier, che rappresenta la città di Nîmes circondata da quattro corsi d'acqua.

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Tornando alle ruelles del centro storico ci immergiamo nei colori, negli odori e nei sapori della Provenza. E' soprattutto la sera che queste vie si animano, riempiendosi di assembramenti di persone intente a gustare tapas assieme a un bicchiere delle costières, mentre assistono alle corride, trasmesse al posto delle partite di calcio, ma anche di giorno la passeggiata ci regala ottimi spunti...ni!

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La Nîmes romana

Nemausus, o meglio Colonia Nemausensis Augusta. Questo l'antico nome di Nîmes, che deriva da quello di una sorgente consacrata al culto del Dio omonimo. Era una colonia di diritto latino, status accordato da Cesare alla città per ricompensare la popolazione della fedeltà accordatagli nel conflitto che l'opponeva a Pompeo. Questo privilegio conferisce una relativa autonomia alla città, che adotta la lingua, le leggi e i costumi dei cittadini romani. Sotto il regno dell'imperatore Augusto la città arriva al suo apogeo, arricchendosi di edifici prestigiosi, viene costruita una cinta fortificata lunga 7 km, di cui restano oggi la Porta di Augusto e la Torre Magna.
Le vestigia romane in città sono numerose e imponenti: l'anfiteatro, la Maison Carrée, la Tour Magne, il tempio di Diana, le porte romane e le mura, tutti monumenti che sorprendono innanzitutto per il loro stato di conservazione.

L'anfiteatro di Nîmes è il meglio conservato del mondo romano. Dalla fine del I sec. d.C. accoglieva combattimenti di gladiatori o di animali. Alto 21 metri e composto da due livelli di arcate, poteva ospitare fino a 24.000 spettatori. La parte superiore era protetta da un velum, una grande tela che doveva riparare dal sole e dalle intemperie.
Durante il Medioevo fu trasformato in fortezza e fino all'800 il suo interno fu occupato da case private, cappelle e dal castello dei Visconti di Nîmes. 

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Oggi il monumento offre un quadro prestigioso a numerosi eventi, fra cui concerti, spettacoli, corride e manifestazioni sportive.

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Se l'anfiteatro è il  più grandioso, la Maison Carrée è senz'altro il più suggestivo tra i monumenti romani di Nîmes. Ispirato a quelli di Apollo e di Marte a Roma, la Maison Carrée è il solo tempio al mondo interamente conservato. La ragione del suo sorprendente stato di conservazione è il fatto che non ha mai cessato di essere utilizzato: scuderia, appartamento, chiesa, prefettura durante la Rivoluzione francese e infine archivio dipartimentale.

Rappresenta una delle manifestazioni del nuovo potere messe in opera da Augusto, la ricostruzione dell'iscrizione sul frontone ha permesso di accertarne la natura di tempio votato al culto imperiale.

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Oggi l'ente Culturespaces che gestisce anche gli altri siti romani della città, ha valorizzato ulteriormente questo monumento, facendone il teatro di una proiezione cinematografica sulla nascita della colonia romana. Il Film "Nemausus, la naissance de Nîmes" è proiettato tutti i giorni ogni 30 minuti all'interno della Maison Carrée e ci racconta una storia basata su personaggi realmente esistiti, i cui ritratti sono raffigurati su una stele conservata nel Museo Archeologico di Nîmes. 

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Ci troviamo così immersi tra il 55 a. C. e il 90 d.C. a ripercorrere il destino di una famiglia, il cui
capostipite Adgennix combatté a fianco di Cesare per 25 anni e ne fu ricompensato con un tesoro di guerra che gli permise di costruire la colonia. E' il figlio Regolo ad introdurci in una città ormai romana a tutti gli effetti.
La realizzazione è davvero emozionante, il grande schermo e la qualità audio fanno sì che i 22 minuti di film si dilatino attraverso secoli di storia ed assistere alle scene che ricostruiscono quel lontano passato proprio nel cuore del monumento che meglio lo rappresenta è qualcosa di straordinario.

La Tour Magne che sorge sul Mont Cavalier era la più alta della cinta muraria romana, essa segnalava il luogo del santuario che sorgeva sulla fonte antica e proteggeva la città. Costruita attorno ad una Torre in pietra secca risalente all'età del ferro, di forma ottagonale, i suoi 32 metri attuali corrispondono ai primi due dei tre piani originari.
Dalla sua cima la vista su Nîmes è notevole.

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Sotto alla torre si estendono i Jardins de la fontaine, che figurano tra i primi giardini pubblici d'Europa. Creati nel XVIII secolo sul sito dell'antica sorgente da Jacques-Philippe Mareschal, ospitano le rovine del Tempio di Diana. Questo monumento enigmatico è probabilmente associato anch'esso al culto imperiale.

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In epoca romana Nîmes fu uno dei principali centri locali per il conio delle monete. Una di queste fu l' "as au crocodile" in bronzo, riproducente sul verso un coccodrillo incatenato a una palma, simbolo della sottomissione dell'Egitto a Roma. L'emblema divenne, ad opera di Francesco I, il simbolo della città di Nîmes.

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Pont du Gard

Quando si arriva sul sito del Pont du Gard non si può che restare stupefatti. E questo prima ancora di riflettere sulla sua antichità, sulla grandezza ingegneristica dei Romani che lo costruirono, sulla cultura e la civiltà vecchie di millenni che abitarono anche questi luoghi.
E' che l'architettura del ponte e tutto il sito sono proprio belli.
L'acquedotto romano, perfetto e maestoso nelle sue arcate sovrapposte così armoniose e grandiose, è con i suoi 49 metri il più alto del mondo e l'unico che mantenga ancora intatti i tre piani di archi sovrapposti.

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Costruita verso il 50 d.C., quest'opera colossale fu terminata in soli 5 anni e fornì l'acqua corrente alla città di Nîmes per ben 5 secoli. La città aveva all'epoca 20.000 abitanti e conobbe grazie a questa realizzazione un nuovo prestigio: fontane, terme, acqua corrente nelle dimore dei ricchi e salubrità delle strade, tutti servizi che la rendevano simile alla grande capitale.
Grazie a una pendenza media minima (25 cm/km) l'acquedotto portava fino a 40.000 m3 di acqua da una sorgente nei pressi di Uzès fino a Nîmes.

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La canalizzazione è sotterranea per il 90% del suo percorso; erano 19 le costruzioni in superficie, alcune delle quali ancora visibili lungo i 50 km di percorso dalla fonte alla città.

Il Museo che sorge sul sito unisce ricostruzioni a scala reale a ambientazioni virtuali ricreate con l'ausilio di audio e video che, assieme all'ambientazione suggestiva e alle dettagliate spiegazioni, trasformano la visita in un viaggio piuttosto immersivo negli usi e costumi dell'antichità romana, nonché nelle loro conoscenze tecniche.

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Davvero curata l'ambientazione, luci, suoni, immagini e oggetti sono lì per farci tornare indietro di un paio di migliaia di anni facendoci rivivere un po' la vita dei nostri antenati.  

I locali del museo ospitano anche esposizioni temporanee. Fino al 31 maggio si può visitare "Un monde de fracture", di Edouard Elias, un'esposizione fotografica che ruota attorno alla legione straniera con la quale il fotografo, originario della regione, è partito nell'Africa centrale.

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Sul sito è allestito anche un percorso ad anello chiamato "Chemin de garrigue" che, attraversando la vegetazione tipica della Provenza (Garrigue è quell'ambiente a metà strada tra la prateria e il bosco, caratterizzato tra gli altri da ginepro, caprifoglio, timo), permette anche di scoprire le opere attraverso le quali l'uomo ha segnato il territorio, costruendo muri in pietra secca, coltivando il grano o l'olivo, sfruttando la quercia o facendo pascolare le pecore.

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Villefranche au revoir

È arrivato il momento. Un po' a malincuore ma neanche troppo.
È ora di dirti addio, cara plage des marinères di Villefranche-sur-mer. Ci hai regalato tante belle giornate di sole e mare durante l'inverno appena trascorso: dopo la celebre baignade de Noël, che si può a tutti gli effetti definire come l'ultima della stagione passata, ci sono state tante altre occasioni per godere della tua spiaggia riparata dal vento e baciata da un'esposizione al sole davvero privilegiata.

Il 4 gennaio abbiamo fatto il primo bagno dell'anno. L'acqua non era certo calda, ma non ancora raffreddata dalle rigide temperature invernali, che da queste parti danno il meglio di sé proprio in gennaio e febbraio.

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Ci siamo tornati altre volte in quei mesi, il sole caldo è sempre gradevole, ma ammollo lasciamo che ci vadano i gabbiani...

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Che poi uno dice, a marzo dovrebbe essere già arrivato il tempo, e invece....

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...e invece aprile ti sorprende senza che tu abbia modo di riflettere sul da farsi. 
La spiaggia si affolla, è ora di dirigersi verso altri meno frequentati lidi.

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(se ne riparla a dicembre, au revoir)


Roquebrune-Cap-Martin

Una specie di cascata di costruzioni che si estende lungo il pendio ripido e scavato ad insenature nella montagna, così appare questa località se la si osserva dal bordo del mare. 

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Sembra quasi incredibile che su un'area comunale così piccola possano trovarsi paesaggi e atmosfere così diverse.
La penisola di Cap Martin, dietro la quale sorge Menton, è percorsa da un bellissimo "sentier littoral", intitolato a Le Corbusier.

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Alla fine della passeggiata, che si snoda con un po' di saliscendi tra i profumi della macchia mediterranea, si arriva alla Plage de la Buse.
Questa ampia spiaggia di "galets" è l'ideale per rilassarsi lontano dal caos, 
le sue acque cristalline (un po' più fresche che altrove a causa di una sorgente di acqua dolce che sgorga all'inizio della spiaggia) sono nondimeno invitanti, anche in questa stagione primaverile.

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Il sentiero litorale prosegue anche dopo La Buse, arrivando fino a Monaco.

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All'altro capo, ma questa volta nel senso dell'altitudine, si trova il Vieux village, il centro storico medievale, che sembra quasi scavato nella roccia di cui porta il nome.
Un intrico di stradine, avvolti, passaggi: camminare su simili percorsi mi dà sempre l'impressione di penetrare in uno spazio con una profondità tutta speciale, con una dimensione in più. Lo spazio lineare acquista qui una capacità perimetrale fuori dal comune, quasi si trattasse di frattali che ripetono le loro creste all'infinito. 
Per questo anche se il villaggio è piccolo, ti sembra ogni volta di non averlo mai visitato per intero.

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Il castello medievale è visitabile entro le 17.40.
I gatti, invece, a loro totale discrezione.
Ovviamente.

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