Previous month:
August 2013
Next month:
October 2013

September 2013

Direzione Rethymno (via Spili)

Se a Creta hai come base una località della costa Sud e vuoi visitare un po' di altri centri della zona, con tutta probabilità dovrai passare da Spili. Questo villaggio, in realtà, si trova molto all'interno, sulla strada che porta alla costa settentrionale, non troppo lontano da Rethymno, ma, come già accennato, la viabilità sull'isola non lascia troppe alternative.

Forse è proprio perché si presenta come una sospirata sosta dopo chilometri di strada non proprio agevole, che d'un tratto in mezzo al nulla, dopo l'ennesima curva, la visione di questo paesino con tanto di ristorantini, negozi di souvenir, autobus e turisti risulta tanto piacevole.
E forse anche perché si tratta di un villaggio molto gradevole e caratteristico, con le sue stradine e le costruzioni tipiche, le fontane e la vegetazione particolarmente lussureggiante.

image from farm4.staticflickr.com
image from farm4.staticflickr.comimage from farm4.staticflickr.com

image from farm6.staticflickr.com
image from farm3.staticflickr.com

image from farm8.staticflickr.com
image from farm3.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.comimage from farm8.staticflickr.com

image from farm4.staticflickr.com
Ci siamo passati più volte per raggiungere varie località ad ovest di Matala, ma questa volta eravamo diretti proprio a Rethymno dove avevamo appuntamento con un amico. Alessandro vi stava soggiornando infatti da circa tre mesi per frequentare un corso professionale di Yoga, disciplina che lui stesso, tra le altre, insegna tra Como, la Svizzera e Varese. 

image from farm3.staticflickr.com
E' stata una bella occasione per riabbracciarlo e per rivedere la cittadina, che, come tante della costa settentrionale, presenta molti monumenti risalenti alla dominazione veneziana, come la Fontana Rimondi, il vecchio porto col faro veneziano e soprattutto l'antica Fortezza.

image from farm6.staticflickr.com

image from farm4.staticflickr.com
image from farm3.staticflickr.com
image from farm4.staticflickr.com
image from farm4.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.com
image from farm3.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.com
image from farm3.staticflickr.com
image from farm4.staticflickr.comimage from farm8.staticflickr.com

image from farm4.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com

image from farm8.staticflickr.com
image from farm3.staticflickr.comimage from farm8.staticflickr.com

image from farm4.staticflickr.com
La Fortezza fu costruita su progetto di Pallavicini nella seconda metà del '500. All'interno delle sue possenti mura rinforzate da quattro bastioni furono costruiti il palazzo del governatore, le caserme e i depositi di munizioni.
La chiesetta e la moschea tuttora presenti attestano l'utilizzazione della Fortezza da parte degli Ottomani dopo la presa di Rethymno nel 1645.

image from farm6.staticflickr.com

image from farm6.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com
image from farm4.staticflickr.com
image from farm4.staticflickr.com
image from farm3.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com
image from farm3.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.comimage from farm6.staticflickr.com

image from farm6.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com
image from farm4.staticflickr.com
image from farm4.staticflickr.com
Era importante tornarci perché qui, alla Fortezza, avevo visto per la prima volta il Marco. O meglio, avevo riconosciuto Creta in una delle prime sue foto che vedevo.
Eccola, risale al 2005: 

P7120030 copy
Era d'obbligo quindi rifarne una adesso, con il Marco versione 2013 (indubbiamente più figo).

image from farm3.staticflickr.com
 e comunque c'era qualcuno che lo è ancora di più:

image from farm8.staticflickr.com
image from farm4.staticflickr.com
(e che fa pure yoga!)

 


Per le strade di Creta

Sembra strano a dirsi ma il mare non è affatto l'elemento principale del paesaggio cretese. Questa ampia isola è dominata, direi quasi sopraffatta, dalla terra aspra, dalla roccia dura e irregolare, dai paesaggi ruvidi e frastagliati che solo a tratti si affacciano sul blu del mare.
Il giallo e il grigio delle rocce, il verde degli olivi e l'ocra della vegetazione bruciata dal sole e dal vento, sono i colori dominanti che solo a sera sfumano nell'oro e nel viola del tramonto. 

image from farm4.staticflickr.com
image from farm4.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.com
image from farm3.staticflickr.com

Si tratta di una regione basata su un'agricoltura rustica, che comprende l'olivo e la vite, con ampie zone dedicate alle verdure da serra e molta pastorizia. 
Nei paesini dell'entroterra, spesso piccolissimi, il tempo sembra essersi fermato agli inizi del secolo scorso.

image from farm4.staticflickr.com

image from farm3.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.com
image from farm4.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com


image from farm3.staticflickr.com
image from farm4.staticflickr.com
Immersi in questo paesaggio, viaggiare per le strade di Creta diventa un'esperienza incredibile, e questo soprattutto a causa della conformazione delle strade stesse: niente tunnel, praticamente nessun ponte, le carreggiate sembrano tracciate a matita semplicemente assecondando le asperità del terreno.
Sono nastri di asfalto quasi mai delimitati da banchine o guard-rail, con dislivelli a volte impressionanti, quelli che percorrono le antiche alture cretesi, seguendone i molteplici saliscendi e le innumerevoli increspature, percorrendone a tratti le gole e disegnandone gli alti crinali.

image from farm4.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.com
image from farm4.staticflickr.com
image from farm3.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.com
Questa volta abbiamo girato soprattutto la parte meridionale dell'isola, dove solo qualche canyon scende dagli altipiani centrali verso il mare. Praticamente qui non esistono strade costiere e spesso per raggiungere luoghi non troppo lontani tra loro sulla costa bisogna allontanarsi molto verso l'entroterra e salire parecchio di quota.
Conseguenza di questo è che, anche se i trasferimenti risultano a volte lunghi e difficoltosi, la vista sul blu dalle strade panoramiche che scendono in stretti tornanti fino al mare è sempre molto scenografica.

image from farm4.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.com
image from farm4.staticflickr.com
image from farm3.staticflickr.com
image from farm3.staticflickr.com
Ecco, magari, se vi capita di percorrerle, ricordatevi di controllare bene i freni e lo stato delle gomme (che non si sa mai).


#nice_blue_notes - @glula @ Jam

Può sembrare un geroglifico, ma leggendo bene tra gli "hashtag" e gli  "at", in fondo è piuttosto facile interpretare questo titolo. 
Si tratta dell'esposizione delle fotografie di Laura (@glula su instagram) al Jam di Nizza, un locale dove sono di casa il jazz e la musica in generale.
Nell'ambiguità tra una lettura alla francese o all'inglese di quel #nice, sono certe invece la centralità del blu e la sonorità degli appunti di vita così presi in forma di immagini.

Blu come le note della celebre casa discografica di jazz americana.

Blu come il famoso pigmento di Yves Klein che si riflette in tutti i suoi accenti da questi scatti.
Blu come la malinconia che a volte risuona nelle sue composizioni. 
Blu, soprattutto, come il cielo e il mare di Nizza, così intensamente cantati.

01 
La condivisione delle immagini come pirorità, dunque. E qui, al Jam, non è senza conseguenze che essa avvenga sempre con un accompagnamento musicale. 

I fotogrammi istantanei di Laura si dispongono sulle pareti della sala quasi fossero note su un pentagramma, costruendo una visione sinfonica di Nizza in cui ogni elemento risuona per e grazie agli altri.

image from farm6.staticflickr.com
image from farm3.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com
image from farm3.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.com
image from farm4.staticflickr.com
image from farm3.staticflickr.com
image from farm4.staticflickr.com
image from farm4.staticflickr.com
image from farm4.staticflickr.com

image from farm3.staticflickr.com

image from farm3.staticflickr.com

image from farm3.staticflickr.com

image from farm4.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com

L'ideale sarebbe dunque venire a vedere la sua esposizione qui a Nizza, ma se vi riesce un po' fuori mano seguitela almeno su Instagram (@glula): conoscerete Nizza, la sua luce e la sua melodia attraverso i suoi occhi.

 


Iraklio, Heraklion insomma Ηράκλειο

Che tra traslitterazione e sistema casuale alla fine è sempre un po' a fantasia che vengono tradotti i toponimi greci. In questo caso mi affascina vedere che rimanga quella "acca" che non ha ragione d'essere se non l'omografia con la "eta" dell'alfabeto greco
Grafia a parte è abbastanza evidente che la capitale cretese debba il suo nome all'eroe della mitologia greca Ercole, al quale pare che gli antichi abitanti avessero dedicato in questo luogo un santuario.
Si trattava probabilmente del porto di Knossos.
Passata, come tutta l'isola, sotto varie dominazioni (romana, bizantina, araba, veneziana e ottomana) porta nella sua architettura soprattutto le tracce del periodo veneziano, iniziato nel 1204 dopo la quarta crociata e terminato nel 1669 dopo un assedio durato 22 anni da parte degli ottomani.
Il porto veneziano, la chiesa di San Marco, quella di San Tito, la loggia Veneziana e la Fontana Morosini sono tra i suoi monumenti più celebri.

image from farm8.staticflickr.com

image from farm8.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.com

image from farm8.staticflickr.com

image from farm6.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.com

image from farm4.staticflickr.comimage from farm8.staticflickr.com

image from farm4.staticflickr.com
Il Museo Archeologico ospita la più grande collezione al mondo di oggetti minoici. Vi è conservata gran parte degli affreschi di Knossos (gli altri trovandosi al Museo Archeologico di Atene) e numerosissimi reperti.

image from farm6.staticflickr.com
image from farm4.staticflickr.com
image from farm3.staticflickr.com
image from farm4.staticflickr.comimage from farm4.staticflickr.com

image from farm8.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com
Nelle varie sale sono esposti oggetti di varie epoche minoiche (dal 2000 al 1400 a. C.), sigilli, gioielli, statuette, terracotte, ceramiche, provenienti dai vari siti archeologici cretesi: Cnosso, Archanes, Mallia, Gortyna e Festos i più importanti. 

image from farm4.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com
image from farm4.staticflickr.com
image from farm3.staticflickr.com

image from farm3.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com
image from farm4.staticflickr.com
image from farm3.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.com
image from farm3.staticflickr.com
image from farm4.staticflickr.com
image from farm3.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com
Il disco di Festos (1700 a. C.) è uno dei reperti più misteriosi: 241 simboli scritti a spirale sulle due facce di un disco di terracotta. Si pensa si possa trattare di un alfabeto sillabico ma gli studiosi sono ormai concordi nel ritenerne impossibile la decifrazione, non esistendo alcun altro documento o fonte con cui confrontarlo.


Knossos

Correva l'anno 1900 quando l'archeologo Arthur Evans dava inizio all'opera di scavo che avrebbe portato alla luce le rovine del palazzo di Minosse a Knossos. Dopo tre anni quasi tutta l'area era scoperta ma risultò subito evidente che i monumenti necessitavano di importanti restauri.
All'inizio del secolo scorso la conservazione archeologica non era concepita in modo moderno -evitando cioè qualunque contaminazione con elementi estranei all'epoca- e il modo in cui Evans decise di ricostruire e rinforzare le parti del palazzo portate alla luce può sembrare ai nostri occhi piuttosto sconcertante. Egli utilizzò infatti una grande quantità di cemento armato a sostegno delle strutture, dipingendo in giallo le parti che corrispondevano a costruzioni di legno e aggiungendo elementi architettonici ricostruiti.
Di certo però la sua opera, a volte contestata da altri studiosi, ci permette oggi una visione del palazzo in tutta la sua grandiosità. La creatività e fantasia dell'archeologo inglese nulla ha tolto alla sua competenza, ma permette a noi oggi di immaginarci in modo un po' più realistico la favolosa struttura che occupava la collina di Kefala.  

Il sito archeologico risale all'età del bronzo ed è la testimonianza più importante dell'età minoica con il suo palazzo legato ai miti di Minosse, di Dedalo e del Minotauro. 
Fu edificato sulle rovine di un palazzo più antico risalente al 2000 a. C. e distrutto probabilmente nel 1628 a. C in seguito all'eruzione vulcanica di Thira, l'odierna Santorini. Il secondo palazzo fu costruito all'inizio del XVI sec. a. C. . Privo di mura difensive, a dimostrazione che l'isola, probabilmente anche perché protetta naturalmente dal mare, non era soggetta ad invasioni di altri popoli.

Il complesso di edifici, alto in alcune parti fino a cinque piani, copre una superficie di circa 22 kmq ed aveva una grande scalinata con colonne. Poco si sa delle facciate dei palazzi cretesi, ma è probabile che non avessero una grande rilevanza architettonica, mentre invece gli interni erano interamente affrescati.
Quelli ritrovati e ricostruiti a Cnosso si trovano ora al Museo Archeologico di Iraklio, sostituiti da copie in loco. In essi si nota l'influsso della cultura egizia, presente soprattutto nelle raffigurazioni umane di profilo, a testimonianza degli scambi commerciali tra le due civiltà.
Vi sono raffigurate scene di giochi con i tori, processioni e dame, che danno un'idea della vita sociale che si conduceva a palazzo, ma anche soggetti marini e motivi geometrici. Ciò che è notevole è che per la prima volta degli affreschi vengono utilizzati non con scopo simbolico o religioso ma semplicemente estetico, per abbellire i luoghi in cui si viveva. 
Un sistema di scarichi tra i più complessi dell'antichità serviva bagni e latrine, alcune stanze erano dotate di bracieri per il riscaldamento invernale mentre al pian terreno erano presenti enormi magazzini per conservare cereali, vino, olio e lana.

image from farm6.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com
image from farm3.staticflickr.comimage from farm8.staticflickr.com

image from farm4.staticflickr.com
image from farm3.staticflickr.com
image from farm4.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com
image from farm3.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.comimage from farm8.staticflickr.com

image from farm8.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com
image from farm4.staticflickr.com
image from farm4.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com
image from farm3.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com
image from farm4.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.com
image from farm4.staticflickr.com
Tutti i reperti ritrovati mostrano l'alto livello culturale e la raffinatezza estetica raggiunti dalla civiltà minoica prima della sua distruzione, avvenuta in circostanze ancora non del tutto chiarite, sebbene ci sia ormai accordo nel collegarla al disastro seguito all'eruzione vulcanica di Santorini: terremoto, tsunami, ceneri vulcaniche, stravolgimenti ambientali diedero senz'altro un duro colpo alla popolazione cretese dell'epoca, che fu poi attaccata e devastata dai micenei verso il 1450 a. C.

image from farm4.staticflickr.com
image from farm4.staticflickr.com

image from farm4.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.com
image from farm4.staticflickr.com
image from farm3.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.com


Matala, il cimitero romano

Si potrebbe quasi leggere qualcosa di simbolico nella divisione tra la costa sud e quella a nord della baia di Matala: da un lato il movimento, la vita, la musica e le luci del villaggio, dei ristoranti e dei locali, dall'altra le grotte dell'antico cimitero romano, scavate nella nuda roccia, che osservano, come altrettante orbite oculari vuote, la vita scorrere sull'altra riva.
Se non fosse per la scenografica illuminazione artificiale della parete, col calare del buio -complice anche l'ampia area del campeggio selvaggio e assai poco frequentato, che sorge ai piedi delle grotte- tutta questa area piomberebbe nel buio più profondo.

Circa 62 camere tombali sono scavate nel calcare naturale in almeno quattro livelli sovrapposti. Si tratta per lo più di stanze singole o più raramente doppie con aperture ad arco e nicchie semicircolari o rettangolari nei muri laterali, atte a ricevere doni funerari, per lo più vasi di terracotta. La maggior parte di esse furono saccheggiate dagli hippy che le abitarono negli anni '60.
Le sepolture risalgono per lo più al III-IV sec. d. C., periodo in cui dovettero esserci numerose epidemie che causarono morti di massa.

image from farm8.staticflickr.com
Le grotte sono visitabili e una volta arrampicatisi lassù la vista sulla baia è davvero mozzafiato.

image from farm8.staticflickr.com

image from farm8.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com
image from farm3.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com
image from farm3.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.com
image from farm3.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.com

image from farm4.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com
image from farm4.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.com
Come abitazioni troglodite non devono aver offerto molti comfort agli hippy che le hanno occupate per decenni, ma senz'altro il panorama di cui potevano godere da simili finestre li ricompensava ampiamente!


La spiaggia di Matala

Merita un discorso a parte. E dalle foto qui sotto si capisce il perché. 

image from farm6.staticflickr.com
image from farm3.staticflickr.com

image from farm8.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.com

image from farm4.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.com
image from farm3.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com

image from farm8.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com
image from farm3.staticflickr.com
Acque cristalline piene di pesci. 

Brezza leggera che sale dal mare.
Lettino e ombrellone a due euro ciascuno.
Atmosfera rilassata.

image from farm3.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.com
Cosa si può desderare di più su una spiaggia?

(no, niente gatti lì, purtroppo) 

 


Matala

Quando vidi per la prima volta questo villaggio 14 anni fa ne rimasi subito affascinata. Qualche anno dopo capitò anche al Marco di andarci e se ne innamorò anche lui. Occorreva dunque tornarci insieme.

Matala è una meta: la strada per raggiungerla finisce lì, dopo c'è solo il mare. Devi andarci proprio apposta e una volta arrivato ti ci fermi per forza, stregato dalla sua bellezza.
Secondo la leggenda è qui che Zeus arrivò a nuoto sotto le spoglie di un Toro portando Europa sul dorso. I primi insediamenti umani risalgono al V sec. a. C. , fino al III sec. a. C. è stata il porto di Festos. Il cimitero romano scavato nella roccia risale invece al III-IV sec. d. C, epoca in cui ci furono ingenti morti a causa di epidemie, anche se vi sono state trovate tombe più antiche.

Una rada dalle acque cristalline racchiusa tra rocce color oro attorno alla quale sorgono basse costruzioni e un ampio ed essenziale campeggio, per lo più deserto.
Allegre stradine e piazzette felicemente abitate da decine di gatti (niente traffico a Matala, le auto si fermano al parcheggio a nord della spiaggia), una serie di ristorantini e locali che si affacciano sulla baia e si spingono fino alla punta estrema del capo a sud, dal quale si può assistere a dei romanticissimi tramonti.

Matala non è solo un bel centro per soggiornarvi, ma anche un ottimo punto di partenza per visitare la costa meridionale dell'isola, sorprendentemente bella e selvaggia.

image from farm4.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.comimage from farm3.staticflickr.com

image from farm3.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com

Qui sopra il Marco che scatta un photosphere.
Qui sotto il photosphere. Cliccateci e avrete l'impressione di essere proprio lì, sulla spiaggia di Matala.

 

image from farm8.staticflickr.comimage from farm8.staticflickr.com

image from farm4.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com
image from farm4.staticflickr.com

image from farm6.staticflickr.comimage from farm8.staticflickr.com

image from farm6.staticflickr.com
image from farm4.staticflickr.com
image from farm4.staticflickr.com
image from farm3.staticflickr.comimage from farm8.staticflickr.com

image from farm4.staticflickr.com

image from farm4.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.comimage from farm8.staticflickr.com

image from farm8.staticflickr.comimage from farm8.staticflickr.com

image from farm8.staticflickr.comimage from farm4.staticflickr.com

image from farm6.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com
image from farm4.staticflickr.comimage from farm3.staticflickr.com


 

Ha il fascino di un villaggio di pescatori e la rilassatezza del piccolo centro in cui si respira ancora l'atmosfera degli hippy, che negli anni '60 e '70 l'avevano eletta a dimora, andando ad abitare le grotte del cimitero romano che costeggia il lato nord della rada.
In quegli anni Matala divenne la destinazione privilegiata per migliaia di scrittori, poeti, cantautori e viaggiatori in cerca di un mondo all'insegna della pace e dell'amore.
Fu soprattutto dopo che Joni Mitchell vi trascorse parecchi mesi, riportandone poi l'esperienza nel suo album Blue, che la località acquistò una fama internazionale.
Negli anni '70 la polizia locale mise fine all'usanza di abitare le grotte, dichiarandola illegale, ma Matala restò comunque una destinazione privilegiata per chiunque fosse in cerca dello spirito di quegli anni. 

image from farm4.staticflickr.com
image from farm3.staticflickr.com
image from farm3.staticflickr.com
image from farm4.staticflickr.comimage from farm6.staticflickr.com

image from farm8.staticflickr.com
Da tre anni a questa parte a giugno vi si svolge il Matala Beach Festival. Una serie di concerti con musica dagli anni '60 ad oggi, tribute band, party al tramonto e una rassegna di street  art., di cui poi restano le sculture e i graffiti.

image from farm3.staticflickr.com
image from farm4.staticflickr.com
image from farm4.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.comimage from farm8.staticflickr.com

image from farm3.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com
image from farm4.staticflickr.com
Oggi l'
eredità dei figli dei fiori è perpetuata a Matala da speciali rappresentanti, fautori indefessi della vita pacifica e dell'amore fra i popoli. L'unica differenza è che hanno modificato un po' il motto dei loro predecessori.
Ma solo di poco.

image from farm6.staticflickr.com
Peace & Love & Food.

 

 


Anek Olympic Champion

Eccola la nave che ci ha portato dal Pireo a Creta e poi da lì di nuovo ad Atene alla fine della nostra vacanza, l'Olympic Champion della Anek.
Lunga 204 metri e larga 25,8, può contenere fino a 1850 passeggeri e raggiungere una velocità di 30 nodi.
Tecnicamente è un ferryboat, un traghetto, di quelli che trasportano anche le auto e i mezzi pesanti, ma in realtà negli spazi interni ha l'aspetto e l'eleganza di una vera piccola nave da crociera.

image from farm8.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.com
Con l'offerta dei suoi numerosi bar, tra cui spicca quello di prua con la vetrata sul mare, il ristorante à la carte e un gradevole self service, il bar-discoteca, un paio di negozi e le piscine con idromassaggio a poppa, è facile pensare che la traversata a bordo dell'Olympic Champion possa trasformarsi in un piacevole soggiorno.

Purtroppo però attualmente presta servizio sulla tratta tra Atene e Iraklion, che è percorsa unicamente in orario notturno, rendendo agli ospiti impossiible godere appieno delle facilities della nave.

image from farm8.staticflickr.com
image from farm3.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.com

image from farm4.staticflickr.comimage from farm8.staticflickr.com

image from farm8.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.com

image from farm4.staticflickr.com
image from farm4.staticflickr.com
image from farm4.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com

La traversata dura 9 ore; in questa stagione la partenza dal Pireo avviene quando è già buio, ma dopo l'imbarco si ha il tempo di ammirare il porto di Atene all'imbrunire, con il suo viavai di traghetti, aliscafi, catamarani, seajet che collegano la capitale e le isole greche tra loro.

image from farm3.staticflickr.com

image from farm8.staticflickr.com

image from farm4.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com
image from farm4.staticflickr.com
image from farm4.staticflickr.com
La nostra traversata avviene su un mare assolutamente piatto; la cabina in cui alloggiamo, pur essendo di quelle economiche, è piuttosto confortevole. Da notare che a bordo si può usufruire di un servizio di wifi satellitare per soli 3 € le due ore.

 

L'arrivo a Creta avviene puntuale alle 6 di mattina, assieme alla Knossos Palace della Minoan che ha fatto il viaggio parallelo al nostro. E' ancora buio, ma il sole ha fretta di sorgere. In attesa dell'auto non resta che andare a fare la nostra prima colazione sull'isola.

image from farm8.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.com

image from farm8.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.com




Intermezzo (di trasporto)

Quattro aerei, una nave per due traversate, un po' di treni della metro, qualche autobus e un'automobile. Questi i mezzi che ci hanno trasportato nella nostra vacanza greca.
Un po' per necessità organizzative, un po' perché il Marco voleva prendere la nave, ma soprattutto perché in fondo il tempo dei trasferimenti è altrettanto interessante di quello che si trascorre una volta giunti alla meta. 

Mi piacciono un sacco i non-luoghi di passaggio come gli aeroporti e le stazioni in cui la gente non è per davvero lì, ma è già oltre o ancora altrove. Quando ci sei potresti essere ovunque nel mondo e quindi puoi sentirti sempre a casa. 

image from farm3.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com
image from farm8.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.com
Nei porti però è diverso. Il profumo della nafta, il rumore dei motori e l'acqua scura, i tempi lenti, le grandi masse delle navi risvegliano qualcosa di primordiale. Come grossi animali metallici pronti ad ingerire umani, automobili e camion, attendono sbuffanti di partire; o arrivano svuotando sulle banchine il loro contenuto che presto si dileguerà secondo le leggi dell'entropia. Mai più altra nave conterrà le stesse persone.

image from farm4.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.com

image from farm8.staticflickr.com

image from farm6.staticflickr.com
Autobus e metropolitane sono i luoghi in cui arrivi a conoscere meglio una città, per osmosi attraverso la sua gente. Gente che si sposta da un punto A a un punto B, non necessariamente per la strada più breve. 
Come noi che abbiamo scelto di fare questo periplo per raggiungere Creta attraverso Atene.

image from farm4.staticflickr.com
image from farm4.staticflickr.com
image from farm3.staticflickr.com
L'automobile, infine, è quella che ti porta dove vuoi tu per le strade che scegli tu. Spesso sbagliate, ma te ne accorgi dopo e solo per renderti conto che, in fondo, non era neanche tanto un grande errore.

image from farm3.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.com
image from farm6.staticflickr.com