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October 2012

Flagstaff, Arizona

Questa pittoresca cittadina che si trova nel cuore del Colorado Plateau (non ci si può credere mentre si è lì -per lo meno a settembre- ma si trova a circa 2100 m slm) è sorta lungo una pista di pionieri, prima come punto di sosta per i viaggiatori a cavallo, poi per chi usava il treno e infine per chi percorreva in auto la leggendaria Route 66.
Già prima dell'arrivo della ferrovia avventurosi viaggiatori lo usavano come punto di partenza per le loro esplorazioni verso il Grand Canyon e le altre aree d'interesse della zona, ma fu a partire dal 1880, quando l'Atlantic and Pacific Railroad decise di far passare di qui la linea ferroviaria per la California, che il centro cominciò a ingrandirsi e a popolarsi.

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Il nome della città viene fatto risalire all'episodio per cui il 4 luglio 1876 un gruppo di pionieri che percorreva la Beale Route si fermò qui e per celebrare il centenario dell'Indipendenza prese un grande ramo di pino e innalzò la bandiera. Per molti anni in seguito i viaggiatori si fermarono vicino a questo flag-staff, l'asta della bandiera, che diede quindi il nome al luogo.

Come per molti villaggi del west l'arrivo della ferrovia nel 1882 segnò una grande svolta nella storia di Flagstaff. Il treno diede ai pastori, ai taglialegna e ai mandriani la possibilità di trovare mercati per i loro prodotti: da quel momento tali industrie si svilupparono molto in questa regione. Il treno portò anche turisti da tutto il mondo, che sceglievano la cittadina come base per visitare il Grand Canyon e le montagne circostanti; furono costruiti quindi numerosi alberghi, ristoranti e caffé.

Lo spostamento dei depositi della ferrovia più ad est  causò anche lo spostamento del baricentro della città che si divise in Old Town e New Town. Quando nel 1884 un grande incendio devastò la città vecchia fu definitivamente quella nuova a proseguire nello sviluppo. Da allora il centro divenne l'intersezione tra Front Street e St. Francisco Street. Più tardi Front Street divenne Railroad Avenue e nel 1926 diventò parte della Route 66 e fu ribattezzata Santa Fe Avenue.

Daal 1993 ha ripreso il nome di Historic Route 66; un festival celebrativo di questa strada leggendaria vi ha luogo tutti gli anni a settembre.

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Nel 1946 Bobby Troup scrisse la popolare canzone “(Get your kicks on) Route 66”, portata in seguito al successo da Nat King Cole, canzone che rese immortali i circa 3900 km tra Chicago e Los Angeles.
Il testo della canzone celebrava il neonato idillio dell'America con la strada e la libertà del viaggio in auto nel dopoguerra. Chiamata anche The Mother RoadThe Main Street of America, and The Will Rogers Highway, la Route 66 fu commissionata nel 1926 ma fu interamente asfaltata solo nel 1937. 

Oggi è il simbolo della modernizzazione della nazione, è stata immortalata in racconti e serie televisive e soprattutto nella memoria delle persone che l'hanno percorsa sulla strada delle vacanze verso ovest.

Molti hotels e costruzioni della vecchia route 66 sono ancora presenti a Flagstaff; come il Du Beau Motel, il primo motel sorto a Flagstaff nel 1929 che oggi è un ostello della gioventù; il Downtowner Motel, il Granny's Closet, la chiesa di Nostra Signora di Guadalupe, del 1930.

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Più o meno lo stesso percorso della route 66 era percorribile anche in treno. 

Atchison, Topeka and Santa Fe Railway (ATSF), più conosciuta come "Santa Fe", è stata una compagnia ferroviaria americana operativa tra il 1859 e il 1995.
La linea principale, dalla quale si dipartivano molte linee secondarie, collegava appunto Chicago con Los Angeles. 
Famosa negli anni trenta per i velocissimi treni di lusso, v
erso la fine degli anni cinquanta, con la diffusione delle automobili private e del trasporto aereo, dovette mettere in atto una drastica riduzione delle spese che però non diede gli effetti sperati. Il leggendario Chief, ormai in composizione minima, venne sospeso nel 1968. Il 30 aprile 1971 la Santa Fe cessò il servizio passeggeri che dal 1° maggio passò alla neoformata Amtrak.
Nel 1996 ATSF si fuse con la  Burlington Northern Railroad per formare la Burlington Northern and Santa Fe Railway.

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In ogni caso (anche se mettendonci un po' di più che col mitico Super Chief, circa 40 ore) si può ancora oggi viaggiare da Chicago a Los Angeles in treno.

Noi abbiamo visto passare più di un treno merci ed è stato davvero impressionante vedere questi convogli interminabili con i container disposti su due piani (marco ha contato oltre cento vagoni), 3 o 4 locomotori e una massa incommensurabile sfilare sotto i nostri occhi. Non oso immaginare quanto ci mettano a prendere velocità (ed anche a fermarsi! alla luce di questo è davvero sbalorditiva lo loro frequenza)

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Flagstaff è piuttosto famosa anche per i suoi luoghi "stregati".
Sembra essere sede infatti di una certa attività paranormale, che vede protagonisti fantasmi di ogni genere: donne assassinate, operai che devono terminare il loro lavoro, eccentrici ospiti di hotel che non si sarebbero mai decisi ad andarsene. 

Nella stazione per esempio sembra che succedano spesso cose strane: lucchetti che vengono trovati misteriosamente aperti, voci che provengono da stanze chiuse e che si rivelano poi inequivocabilmente vuote: si narra che si tratti del fantasma di un operaio morto proprio in questo punto durante la costruzione della ferrovia.
E ancora, il fantasma della biblioteca, un guardiano della scuola che sorgeva un tempo al suo posto, che, dopo aver ucciso la sua famiglia si sarebbe suicidato qui. O la donna fantasma del Waetherford Hotel che si divertirebbe ad attraversare la sala da ballo volteggiando a mezz'aria.

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Niente, purtroppo noi non abbiamo visto niente di strano. Che strano. 

 

 

 


Il Grand Canyon

Trovandocisi di fronte è facile capire perché il Grand Canyon sia considerato una delle più grandi meraviglie naturali al mondo.
Le dimensioni di questa incredibile formazione geologica sono spettacolari: la larghezza arriva fino a 29 km, con una misura media di 16 km tra la sponda nord e quella sud. La sua profondità è di 1,6 km e la sua lunghezza è di 446 km.

La storia del Grand Canyon comincia due miliardi di anni fa con la formazione di rocce ignee e metamorfiche nella parte più profonda, sulle quali si sono depositate, strato dopo strato, rocce sedimentarie.
Poi tra i 70 e i 30 milioni di anni fa, a causa dei movimenti delle placche tettoniche tutta la regione si è sollevata dando luogo al Colorado Plateau.
Infine, a iniziare da 5-6 milioni di anni fa il fiume Colorado ha iniziato a scavare la sua strada nelle rocce e l'erosione ha gradualmente aumentato l'ampiezza di quella che poco a poco è diventata la voragine che vediamo oggi, mettendone in luce i colorati strati rocciosi. 
 

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Lo strato più superficiale e recente, il Kaibab Limestone si è formato in realtà sul fondo dell'oceano e si trova ora a 2700 metri di altitudine.
Il modo in cui l'altopiano si è sollevato fino a quell'altezza è tuttora motivo di studio; solitamente infatti in eventi di questo tipo gli strati rocciosi vengono fortemente deformati e schiacchiati durante il sollevamento, mentre in questo caso sembrano essersi sollevati rimanendo perfettamente piatti.

L'elevazione della regione provocò anche un aumento delle precipitazioni atmosferiche in tutto il bacino idrografico del Colorado, ma non abbastanza per salvare l'area dal diventare semi-arida. Infatti le frane e gli smottamenti causarono poi uno sprofondamento del letto stesso e la conseguente deviazione del corso del fiume, che aumentarono la profondità e la larghezza dei canyon, nonché l'aridità dell'ambiente.

L'innalzamento dell'Altopiano del Colorado è irregolare: la sponda settentrionale è più alta di circa 300 metri e questo fa sì che vi siano molte più precipitazioni; l'erosione a nord è dunque più marcata.

Gli strati geologici a partire dalla base (la Scisti di Visnhu) fino al più alto (il Calcare di Kaibab) rappresentano una varietà di formazioni geologiche incredibile, ed ospitano una grande diversità di biotopi.
La temperatura, che si alza incredibilmente mano a mano che si scende nel canyon, nonché, ovviamente, la presenza dell'acqua condizionano la vegetazione, che varia a seconda della profondità cui ci si trova, più ricca vicino alle rive del fiume Colorado.
Ci sono circa 12 specie di piante endemiche che crescono solo nel parco e oltre 1700 varietà diverse di piante, oltre 160 funghi e oltre 190 varietà di licheni.
Cactus, fiori selvatici, alberi, erbe, arbusti, funghi e licheni si trovano tutti a diversi livelli all’interno del canyon. Più alta è la quota, più l'ambiente si fa desertico; le piante tornano sugli altopiani sopra i 2000 metri, dove si trovano aree boschive di pino, mogano e rovere.
Anche la fauna è incredibilmente ricca: coyote, pipistrelli, scoiattoli, procioni, linci rosse, puma, castori e altri roditori, conigli e felini selvatici; aquile, condor, avvoltoi e falchi; rettili e pesci, alcuni molto rari e in via d'estinzione.

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Noi, dopo aver rinunciato all'escursione che porta al famoso Skywalk nella parte ovest del canyon, abbiamo alla fine deciso di arrivare fino al Visitor Center nei pressi di Tusayan. Da qui una serie di sentieri, percorribili a piedi o con una navetta apposita lungo il South Rim, portano a numerosi punti di osservazione da cui la vista è davvero spettacolare. 

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principali punti di osservazione - South Rim

Il più vicino al Visitor Center è il Mather Point, una terrazza con vista mozzafiato sull'immenso sistema di gole. Difficile, stando lassù, non sentirsi dei microbi di fronte alla grandiosità della natura!

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Presso il Yavapai Point c'è anche un museo in cui è spiegata la genesi geologica del Grand Canyon, con reperti e percorsi didattici.
Appositi binocoli permettono di vedere fino in fondo al Canyon, dove scorre il fiume e ammirare nei loro dettagli le varie concrezioni rocciose, che portano spesso nomi di immaginari templi e piramidi, a seconda delle forme che hanno preso grazie a millenni di erosione.

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Personalmente mi sono un po' stupita della scarsissima presenza di protezioni attorno ai numerosi speroni rocciosi che si protendono verso la voragine. Certo, ci sono balconate protettive attorno ai punti di osservazione segnalati, ma in realtà tutte le sezioni di sentiero che costeggiano il bordo del Grand Canyon permettono agli escursionisti di spingersi in posizioni davvero da vertigine... mi sono chiesta come fosse possibile che non ci siano in continuazione incidenti con tutta la gente che visita il parco.

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La risposta l'ho trovata documentandomi per scrivere questa nota: dal 1870 ad oggi circa 600 persone vi sono morte, 242 essendo vittime di due incidenti aerei tragicamente conclusisi qui. Un centinaio sono riferibili invece a cadute o suicidi, gli altri a malori dovuti al caldo, alla disidratazione e via dicendo.

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(sì, anche qui)

Il punto più ad est, lo Yaki Point, è l'ideale per ammirarvi il tramonto: le ombre lunghe disegnano meglio le profondità e la luce calda mette ancora più in risalto le sfumature delle rocce.

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La luce lunare che segue è ancora più magica, cadendo morbida sulle rocce e sui sentieri del parco.

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On the road

Comincia a Las Vegas la parte su strada del nostro viaggio. Dopo un po' di trasferimenti aerei è ora di prendere in mano il volante e andare.

E il deserto è ovviamente il primo paesaggio che si offre ai nostri occhi.

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Una prima tappa alla Hoover Dam: realizzata nel 1935 lungo il corso del Colorado, dà origine al lago Mead che è il più grande bacino artificiale degli Stati Uniti.

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Poi si riparte

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Dimenticavo: ecco la targa della nostra automobile.

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Quale poteva essere la prima tappa del nostro viaggio?

Yes! il Grand Canyon! Let's go!

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E chi poteva essere il nostro primo incontro?
Eh già! Little Bit, il gatto "colorado" della stazione di servizio nei dintorni di Flagstaff dove ci siamo fermati a fare benzina.
("Don't bite" gli ha detto la proprietaria, quando ci siamo avvicinati ad accarezzarlo... eccerto... questo ha proprio l'aria feroce!)





La Grande Braderie de Saint Tropez

Il primo week end delle vacanze scolastiche di Ognissanti, dal venerdì al lunedì (quindi c'è tempo fino a domani!) a Saint Tropez ha luogo La Grande Braderie des Commerçants, una spettacolare svendita durante la quale la città si trasforma, le boutiques invadono le strade con i loro scaffali e i loro espositori e si possono fare davvero buoni affari, se si ha la voglia di sgomitare tra la folla e intrufolarsi nei vari negozi.
Le dimensioni delle boutiques di Saint Tropez, che sono per lo più davvero belle ed eleganti, sono infatti alquanto ristrette e bisogna essere pronti a farsi largo nella ressa se si vuole curiosare tra le mille offerte e cercare il capo dei propri sogni a prezzo incredibilmente scontato.

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La verità è che io non sono propriamente una fanatica dello shopping e Saint Tropez oggi mi ha attirato soprattutto perché, nonostante il freddo, vi era previsto sostanzialmente un bel sole. E così è stato.
C'è da dire, inoltre, che Saint Tropez sa sempre come accogliere i suoi ospiti!

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Ne abbiamo appro
fittato per prendere la famosa navetta (i bateaux verts) che parte da Sainte Maxime e che permette di bypassare la lunga strada che costeggia l'intero golfo di Saint Tropez, evitando quindi il costante traffico e l'onnipresente colonna di vetture che la percorre.

In pochi minuti si è dall'altra parte della baia e la traversata offre anche splendidi panorami.

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Soprattutto il ritorno ci ha regalato un tramonto dai colori mozzafiato.

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Ormai lo so che questa città non delude mai: in qualunque stagione la si visiti e con qualunque tempo, la sua luce è sempre magica.


La Las Vegas che non ci sarà (più)

La prima cosa che ha notato Marco appena arrivati a Las Vegas è che c'era uno strano vuoto ad una certa altezza della Strip. A lui, che ci era già stato, non ci è voluto molto per realizzare che mancavano alcuni grossi complessi, come il New Frontier e lo Sturdust.

Se è piuttosto normale che qui giganteschi resort vengano abbattuti per poterne ricostruire di ancora più enormi e lussuosi, lo è un po' meno che i lavori restino bloccati per anni: i progetti del Las Vegas Plaza e dell'Echelon Place, che dovevano sorgere al posto di quelli rasi al suolo, sono stati cancellati o sospesi, col risultato che adesso la zona nord della strip sta un po' soffrendo.
Questi hotel occupano infatti aree davvero estese e il vuoto che lasciano una volta abbattuti è decisamente pesante nella geografia urbana e nell'economia della zona circostante.

Qui di seguito un video con la classifica delle più spettacolari implosioni attraverso le quali sono stati distrutti alcuni famosi e storici hotel di Las Vegas. E' indicativo che diventino esse stesse motivo di spettacolo, con tanto di fuochi d'artificio e eventi celebrativi!

 

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Lo Stratosphere torregggia ancora là in alto, verso nord, ma sarà sempre più isolato: anche il mitico Sahara, considerato da sempre la porta di ingresso di Las Vegas, giace infatti chiuso ormai da un anno, in attesa che un altro colosso prenda il suo posto.
Aperto nel 1952 e chiuso nel 2011 è rimasto in attività per ben 59 anni. 

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Chissà quanto dureranno i palazzi che vediamo oggi.
Una cosa è sicura: qualunque sia la Las Vegas che si ha l'occasione di vedere, quella sarà sempre un'immagine transitoria e molto probabilmente un giorno non troppo lontano non ci sarà più.


Sirens of Treasure Island

Questo spettacolo ha luogo ogni sera in ben 4 repliche (gli orari cambiano a seconda della stagione) sul laghetto antistante l'hotel Treasure Island che si affaccia sulla strip.
Due bande opposte di sirene ammaliatrici e di pirati un po' maldestri si affrontano in una battaglia a colpi si seduzione, ma non solo.
La rappresentazione infatti, che prevede parti recitate e parti danzate, è ricca di colpi di scena e colpi di... cannone! 

Esplosioni e affondamenti di navi accompagnano il coinvolgente spettacolo che si conclude con dei fuochi d'artificio. 

 

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Shark Reef at Mandalay Bay

Il suo parco acquatico non sembrava affatto male: la piscina con le onde, la spiaggia di sabbia vera e una specie di "lazy river" lo facevano assomigliare tantissimo al Caneva World; ma il Mandalay Bay è famoso sopratttutto per il suo fantastico acquario.
Nel Shark Reef ci sono squali, razze e tartarughe giganti, piranha, meduse e rari esemplari di coccodrilli dorati. Più di 2000 animali in 6000 metri cubi d'acqua.

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Vasche gigantesche, tunnel spettacolari e una varietà incredibile di pesci di ogni genere fanno di questo acquario -che infatti è anche utilizzato per scopi didattici da scuole e gruppi di studio- molto più di una semplice attrazione.

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La sezione che ho trovato più affascinante di tutte è senza dubbio quella delle meduse. Il loro fluttuare aveva qualcosa di ipnotico, i colori fluorescenti e la materia gelatinosa e traslucida facevano troppo pensare a delle creature extraterrestri per non esserne letteralmente catturati.

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(metaforicamente, per fortuna)


New York New York

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Forse se non fossi stata la settimana prima a Coney Island mi sarei chiesta come mai l'attrazione principale di un'hotel che si rifà alla città di New York dovesse essere proprio un otto volante. 
O forse no, in fondo è piuttosto normale qui che ogni cosa diventi un pretesto per offrire uno spettacolo.
Però a Coney Island c'ero stata e quando ho visto questa foto ho riconosciuto subito il Cyclone!

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Il rollercoaster costruito in questo complesso è fantastico: giri della morte, avvitamenti, picchiate, non gli manca proprio nulla e il bello è che passa anche all'interno dell'hotel! Appena scesa volevo fare subito un altro giro, in effetti non so bene perché non l'abbiamo fatto, forse avevamo troppa fame e non ancora pensato bene dove andare a mangiare!

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Qui sopra si intravede un pezzo di rotaia che sovrasta la galleria dedicata ai ristoranti

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Avevo ancora i grattacieli negli occhi e nel cuore per non innamorarmi perdutamente di queste ricostruzioni: l'Empire State Building, il Chrysler Building, il ponte di Brooklyn, Ellis Island e la Statua della libertà si riconoscono immediatamente in questa improbabile skyline immaginaria.

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Anche l'interno ovviamente è pieno di richiami alla grande mela, a partire dai negozi fino alle ricostruzioni delle strade e dei locali del Village.

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Il resort è collegato attraverso una monorotaia al Luxor e al Mandalay Bay, che sono in effetti più a Sud, anche se meno di quanto ti aspetteresti.
(solo qui a Las Vegas New York può essere tanto vicina ai tropici) 

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E anche l'India è dietro l'angolo.

 


Secret Garden & Dolphin habitat at The Mirage

Appare proprio come un miraggio nel deserto questo hotel, che si presenta con un ampio giardino tropicale abbellito da numerose cascate e soprattutto con un altrettanto spettacolare giardino interno: nella hall trova spazio una grande cupola vetrata che ospita palme, piante esotiche e una serie di orchidee davvero notevoli. 

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Questa oasi ospita un giardino speciale in cui si trovano numerosi felini: leoni bianchi, tigri bianche, leopardi e pantere.

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Osservare questi animali ricorda quanto i gatti siano in fondo delle belve in miniatura: gli stessi comportamenti, la stessa gestualità nel compiere la toilette quotidiana, nel rilassarsi e nel massaggiarsi la schiena sull'erba!

 

Un'altra sezione è quella dedicata all'habitat dei delfini. E' sempre emozionante osservare la socievolezza e la simpatia che emanano questi mammiferi acquatici.
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Il resort offre, inoltre, ogni sera dalle 7 alle 11 anche l'incredibile spettacolo del suo vulcano: fuochi ed esplosioni che imitano un cataclisma di lava fumante.

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(noi l'abbiamo visto restando al sicuro, a debita distanza, dalla galleria del palazzo ducale!)


Ceasars Palace

Colosseo, fontana di Trevi.... chissà dove siamo?

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Di sicuro una cosa c'è di grandezza imperiale nel Ceasars Palace: il centro commerciale.
Il numero e la dimensione dei negozi presenti nelle sue interminabili gallerie è impressionante! pure io che non sono certo una fanatica dello shopping ho rischiato di perdermi per delle ore a curiosare nei suoi meandri (per fortuna Marco era ben presente, anche se un po' impegnato a dialogare col telefono).
Bè vabbè.... quasi sempre presente.... 

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Le statue e gli affreschi dell'antica Roma si susseguono nella loro sontuosità e più di una piazza è corredata da fontane monumentali che, allo scoccare di ogni ora, diventano teatro di spettacoli in cui animazioni meccaniche con tanto di recitazione, luci, fuochi e suoni, danno vita a storie dell'antichità classica.

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Noi passavamo di lì per caso e mi ha impressionato non solo la spettacolarità dell'evento, ma anche come tutto, in quel lembo decentrato dell'antico impero, mirasse a sottolinearne la grandiosità: ad ogni scoccare dell'ora i negozi attorno alla fontana spengono le luci e abbassano per una decina di minuti la sarcinesca, onde evitare di disturbare il gioco di luci e fuochi.