sole
Il post che non c'è

Il funambolo

Il funambolo passeggiava su quel filo come se avesse avuto sotto i piedi la superficie più solida e stabile che potesse esistere al mondo; a volte un'evoluzione, a volte un salto, a volte la simulazione di una caduta facevano rimanere il pubblico col fiato sospeso.
E Angelica stava lì a guardarlo a bocca aperta.
Non capitava spesso che il circo passasse dal suo paese e quando accadeva non era mai uno di quei circhi importanti, con tanti animali esotici e le trapeziste vestite di paillettes; era di quelli con al massimo i cavalli, i giocolieri e i pagliacci. Di quelli malinconici, dall'odore stantio e le tinte spente.
Ma il funambolo, lui sì, lui era sempre bellissimo! Agile e leggero, si sarebbe detto capace di volare via con la stessa naturalezza di una farfalla, se solo ne avesse avuto i colori.
Angelica lo osservava estasiata e pensava che anche lei un giorno sarebbe riuscita a muoversi sui fili invisibili che collegano le cose, a mantenere l'equilibrio senza vacillare e senza temere di precipitare nel vuoto là sotto.
Così senza quasi accorgersene cominciò a costruire la sua rete. Sera dopo sera aggiungeva qualche maglia alla catenella invisibile in cui il suo uncinetto affondava per risalire con un nuovo anello.
E intanto cantava.
E ogni maglia imprigionava una nota; una volta terminata la rete, la musica avrebbe guidato i suoi passi: finché sarebbe durata avrebbe potuto chiudere gli occhi ed avere la certezza che non sarebbe caduta.


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