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In battello sull'Alto Garda

La zona del Garda Trentino si presta assai bene alla gita in battello. La particolare conformazione del lago, infatti, che qui raggiunge la sua larghezza minima (circa 4 km) permette in poco tempo le traversate tra Riva e Torbole verso Limone e Malcesine. In una giornata si possono quindi tranquillamente visitare le sponde di ciascuna regione (Trentino, Lombardia e Veneto) tra cui il Benaco è diviso e nel contempo approfittare del magnifico panorama lacustre che qui è arricchito dalla bellezza delle montagne che lo circondano.

In realtà il nostro scopo era fare almeno una di queste tratte a bordo del Piroscafo Zanardelli. Questa storica motonave, dal passato a dir poco affascinante e che merita un articolo a parte, presta servizio regolare durante la stagione estiva tra le località dell'Alto Garda. E' sufficiente informarsi presso gli sportelli Navigarda per conoscerne gli orari.

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Partenza dunque al mattino da Riva del Garda. E' il battello San Marco che ci porterà a Malcesine.

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La vista delle sponde trentine del lago è unica, il castello di Arco, il Monte Brione e Torbole hanno sempre qualcosa di toccante per me che qui sono nata e cresciuta.

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Malcesine bisogna assolutamente vederla arrivando dal lago. Solo da questa prospettiva infatti il suo castello appare in tutta la sua bellezza, abbarbicato su quello sperone roccioso, con le corone merlate e la torre a dare un aspetto da favola alle pendici del Monte Baldo. 

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Malcesine appartiene all provincia di Verona e il Castello Scaligero è sede di un Museo di Storia Naturale, nonché  punto panoramico privilegiato sulla cittadina e sul lago.

Il porticciolo con le terrazze dei ristoranti, le stradine e le caratteristiche piazzette con i palazzi dalle architetture veneziane, i negozi colorati, le aiole fiorite e la vegetazione mediterranea ne fanno una meta da non mancare su questo scorcio di lago. 

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Il lago qui è turchese e cristallino, le sue acque qui sono il regno degli appassionati di kyte-surf, pratica sportiva vietata in territorio trentino ma praticabile in acque venete da questi surfisti, che possono approfittare dei venti costanti che soffiano più forti nella zona settentrionale del lago.

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Il traffico di battelli, motonaavi, aliscafi e catamarani è intensissimo in estate sul Lago di Garda. B
asta una breve sosta nei pressi dell'imbarcadero per vedere attraccare e ripartire motonavi di tutti i tipi e le dimensioni.

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Spiaggia e Spritz e si riparte. Verso Limone questa volta, sulla sponda bresciana.
La cittadina, celebre per le coltivazioni di agrumi esplode letteralmente di bougainville e il suo porticciolo con le caratteristiche arcate fa proprio pensare ad una cartolina. 

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E' qui che finalmente prendiamo il piroscafo Zanardelli, per rientrare a Riva. 

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Il passaggio a Torbole profuma di casa.
Di nafta, cordame umido e foglie di fico.

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Il MuSe di Trento

Il Museo delle Scienze di Trento, inaugurato il 27 luglio del 2013, prosegue l'attività di quello che era il Museo Tridentino di Scienze Naturali. Di questa prima sede resta al nuovo allestimento la grande collezione di animali impagliati e riproduzioni a grandezza naturale (o aumentata) installate in forma di piramide nel grande varco (Big Void) che occupa i quattro piani del palazzo, una piramide che percorre da un lato la progressione evolutiva, partendo dal seminterrato con gli scheletri dei dinosauri, dall'altro quello degli ambienti naturali che li ospitano, progredendo dallo scheletro di una balenottera per arrivare ai piani superiori sulle ali degli uccelli che abitano i cieli.

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Il MuSe si trova immediatamente a sud dello storico palazzo delle Albere, in un palazzo all'interno del quartiere residenziale Le Albere, entrambi progettati da Renzo Piano nell'ambito di un più ampio disegno di riqualificazione urbana dell'area industriale dismessa dove sorgevano gli stabilimenti Michelin di Trento.

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Il percorso espositivo del MuSe si sviluppa usando la metafora della montagna, stilizzata dallo stesso profilo dell'architettura del palazzo che ricorda l'andamento frastagliato delle montagne trentine e in particolare delle Dolomiti. La vetta, l'ultimo piano è infatti dedicato ai ghiacciai. 

In questa sezione i visitatori possono comprendere come si formano i ghiacciai e fenomeni naturali quali l'erosione delle rocce. È inoltre presente la perfetta riproduzione (in ghiaccio) di un tipico ghiacciaio del Trentino.

Piano_quattro

Mano a mano che si scende si incontra la natura alpina, la geologia, l'evoluzione dell'uomo sulla terra e infine lo spazio per i bambini dedicato ai sensi,

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In questa sezione del museo è possibile ripercorrere tutto il viaggio della vita sul nostro pianeta grazie a grafici, fossili e ricostruzioni di alcune delle più antiche forme di vita del nostro pianeta.


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Infine si arriva alla storia della vita del piano interrato e della serra tropicale.

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La serra ricostruisce l'ambiente dei Monti Udzungwa, in Tanzania, dove il MuSe ha un Centro di monitoraggio ecologico che rappresenta una delle sue sedi territoriali. Nella serra è inoltre presente una coppia di turaco verde, unica fauna della serra.

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L'esposizione temporanea attuale e che resterà al MuSe fino al 7 gennaio 2018 
è dedicata a "Archimede, l'invenzione che diverte". La mostra  presenta al pubblico la figura di Archimede quale massimo protagonista della cultura universale. 
Tra ricostruzioni di macchinari e video multimediali, il percorso racconta le sue intuizioni nel campo della tecnologia meccanica e offre testimonianze della civiltà tecnico-scientifica del III secolo a.C., periodo durante il quale visse lo scienziato. Dopo un excursus storico e un focus sulle principali invenzioni e ricerche, l'esposizione approfondisce anche la seconda rinascita di Archimede, che avviene a partire dal XIII secolo con la progressiva riscoperta dei suoi scritti, e l'influenza esercitata su studiosi e geni rinascimentali del calibro di Leonardo da Vinci e Galileo Galilei. 

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Il MuSe svolge un'importante attività di ricerca, organizzata in sette sezioni:
Botanica, per la quale può giovarsi delle seguenti infrastrutture: la banca del germoplasma del Trentino, l'erbario tridentino, un laboratorio di germinazione, una serra di propagazione e quattro giardini botanici (la serra tropicale afromontana, gli Orti del MUSE, le Viote del Bondone e l'Arboreto di Arco).
Limnologia e Algologia che si occupa della biologia delle acque interne. Negli ultimi anni sono stati studiati anche altri ambienti come il Lago di Garda e torrenti mediterranei.
Zoologia degli Invertebrati e Idrobiologia, zoologia dei Vertebrati, biodiversità tropicale, geologia e preistoria.

Il MuSe è soprattutto per Trento un'incredibile fucina di idee e di
attività. Conferenze, incontri, visite guidate ma anche semplici aperitivi: Drink and think, tutti i giovedì sul parco antistante l'ingresso del museo, è l'deale per passare un momento di convivialità senza rinunciare a riflettere in modo leggero su temi scientifici.

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In kayak sul lago di Cavedine

Il Lago di Cavedine si trova nella conca tra le pendici del Bondone e le "Marocche", una distesa di detriti, oggi biotopo naturale protetto, risalenti a un'antica frana originatasi dai fianchi del Monte Brento e del Monte Casale soprastanti all'epoca del ritiro dei ghiacciai.
Formatosi per sbarramento proprio a causa di questa frana il lago di Cavedine è collegato a quelli di Toblino e Santa Massenza che hanno un unico immissario artificiale, il rio Rimon che è utilizzato anche a scopo idroelettrico.

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E' lungo circa 2,5 Km, si trova a 241 metri di quota e nelle sue acque limpide vivono numerosi pesci che richiamano sulle sponde del lago gli appassionati della pesca.

Le sue acque non sono balneabili e generalmente sono abbastanza fresche.
Nella stagione estiva vi soffia però la caratteristica “òra del Garda”,il vento pomeridiano costante da sud che permette anche qui la pratica della vela e del windsurf.
La scuola di vela WindValley Surfcenter offre anche il noleggio di kayak mono e biposto. 

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Moderni e facili da utilizzare permettono di godere del lago a fior d'acqua e di ammirare il paesaggio che vi si riflette da un punto di vista tutto speciale.

 


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Il lago di Cavedine offre anche numerose passeggiate lungo i sentieri ben segnalati di pianura e di montagna.
Lo scarso sfruttamento turistico ha conservato le caratteristiche di naturalità originarie di questa frazione, che si distingue per il silenzio e la serenità dei luoghi.





 


Stand Up Paddle sul Lago di Tenno

Il lago di Tenno, celebre per le sfumature turchesi delle sue acque, è situato a 570 m di altitudine poco lontano dalle rive del Garda Trentino, verso il passo di Ballino alle pendici del monte Misone. Ha una forma perfettamente circolare ed è caratterizzato da forti diversità di livello a seconda che si tratti della stagione delle piogge o meno.
L'isola che emerge nella sua parte a sud e che è considerata un biotopo naturale diventa accessibile a piedi nel periodo estivo mentre in inverno, quando il livello del lago è 15 metri più alto spesso scompare e soltanto gli alberi ne spuntano dal lago.

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Il lago di Tenno non è raggiungibile in macchina, alle sue spiagge si accede da una lunga scalinata mediovale.

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Sono le pietre bianche del fondo a dare al lago il suo colore verde-azzurro di aspetto quasi tropicale.
 

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La navigazione a motore è vietata ma per godere del lago a fior d'acqua sono possibili molteplici attività.
I ragazzi di Lago di Tenno Noleggio/Rent affittano infatti pedalò, kayak e stand up paddle per approfittare di questo gioiello turchese in perfetta armonia con la natura.

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Non avevamo una boa a cui ancorarci, ma non abbiamo potuto fare a meno di provare qualche postura di yoga in questo scenario incredibile. 
ll paddle yoga è un'attività molto allenante, visto che l'instabilità della tavola costringe a lavorare con intensità ancora maggiore. 
Parlando con Adrien e Julia, i ragazzi che si occupano del noleggio delle attrezzature sul lago di Tenno, abbiamo scoperto che se ne organizzeranno dei corsi anche sul lago di Tenno: Agata vi aspetta, fino a metà settembre, per iniziarvi a questa incredibile esperienza.

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Ancora in kayak ad Agay - l'Île des Vieilles

Di questa escursione ho già parlato più volte, lo so, come delle altre che è possibile fare nei dintorni di Agay, sia verso il Cap Dramont sia in quota, sul massiccio dell'Estérel. 
Ma guardando le foto che seguono è facile capire perché valga comunque la pena ripetersi e anche perché alla fine qui le attività che hanno a che fare con l'acqua vincono sempre e comunque. 
Limpida e cristallina il suo color turchese è accentuato dal contrasto con il rosso vivo della riolite di cui è costituito questo antico massiccio vulcanico. 

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Da Agay una delle
escursioni più belle è quella in kayak, che prevede che si prenda la costa in direzione est, verso il Cap Roux e l'Île des Vieilles, un'isolotto roccioso poco agibile, ma tra le cui coste si scavano piccole baie e piscine naturali incredibilmente suggestive.  

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La pagaiata ha come scopo, oltre che godere appieno di questa natura sorprendente, anche quello di trovare qualche piccola spiaggia isolata, lontana dai rumori della civilizzazione. Qui ce n'è tante che sono accessibili solo dal mare, è facile quindi trovare piccole oasi di tranquillità anche nei mesi estivi più centrali. 

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Ok non vi do troppe informazioni sul come trovare la "nostra" che se la pubblicizzo troppo poi rischio di rovinarmi le prossime sieste al sole, ma qualche foto ve la regalo, un po' di indizi per ritrovarla in fondo ci sono.

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E come buona tradizione la nostra giornata si è conclusa con una sessione di yoga proprio sul molo di questo porticciolo nascosto tra le anse della costa. L'unione tra corpo e universo qui assume un significato molto più profondo che altrove.
O, perlomeno, è più soddisfacente da realizzarsi.

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Namasté 

 


Sentier littoral du Cap Taillat

Questa escursione è indubbiamente una delle più belle che si possano fare lungo le coste della Côte d'Azur.
Lo so, questa cosa l'ho detta almeno una decina di volte, ma basterà dare un occhio alle foto che seguono per rendersi conto a quale punto la natura qui abbia dato il meglio di sé.

Siamo in zona St-Tropez, nel comune di Ramatuelle, in un parco naturale protetto percorribile solo a piedi (possibilmente in adorazione) tra la macchia e il mare.

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La meta della nostra gita, come si diceva nella Settimana enigmistica qualche anno fa (ma forse in effetti esiste ancora quel cruciverba, visto che si tratta della rivista più conservativa mai stata stampata dai tipi italiani), la nostra meta, dicevo, è Cap Taillat, una penisola che si stacca dalla costa attraverso un istmo di sabbia, il secondo tra i capi che disegnano questo tratto di costa tra Ramatuelle e La Croix-Valmer.

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"Eccessivo", "esagerato" e altri aggettivi simili, era più o meno questo il tono delle parole che mi uscivano dalle labbra mentre ridevo incredula, camminando lungo i sentieri e le rocce di questo sito, che da quando è diventato un'area naturale protetta è esploso nuovamente in tutta la sua bellezza. 

Fino agli anni '90 infatti la frequentazione della zona era completamente anarchica, le automobili potevano arrivare sino all'istmo di sabbia di Cap Taillat ed era praticato normalmente il camping selvaggio di tende e caravan.

Il Conservatoire du littoral ha acquistato la zona nel 1987, quando il Club Med aveva progettato di costruirvi un porto e 400 bungalow. Da allora l'area è ritornata ad essere un paradiso di pace. La vegetazione ha ripreso piede, piante e arbusti sono tornati ad essere padroni dei luoghi regalando ai visitatori profumi e colori unici, che si mescolano sapientemente con quelli del mare.

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Ci sono vari percorsi possibili per visitare questa zona litoranea, noi siamo partiti dalla spiaggia dell'Escalet, da dove l'istmo di Cap Taillat si raggiunge in circa 30-45 minuti, a seconda che si scelga il sentiero più diretto o che si percorrano le piste più impervie tra le rocce. E a seconda, soprattutto, di quante pause per scattare foto si facciano.

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Lungo il cammino si passa accanto a piccole spiagge argentate e criques che racchiudono specchi d'acqua di un azzurro sorprendente; i profumi e i colori della macchia mediterranea esaltano al massimo l'esperienza sensoriale di questi luoghi.

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Tocccherà tornare presto per visitare meglio la zona; il lungo tratto di costa tra Cap Camarat e cap Taillat permette infatti molte altre escursioni.

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Le Musée Jacquemart-André

Il Musée Jacquemart-André lo avevo scoperto anni fa in compagnia di una cara amica ed era nostro progetto di tornarci presto assieme. In realtà il destino ha voluto che per me accadesse prima, ma la cosa non esclude certo una seconda prossima visita. L'esperienza di questo piccolo museo è infatti un tale piacere per gli occhi e per lo spirito che l'idea di volerci tornare più volte sorge quasi spontanea, fosse anche solo per vedere l'esposizione temporanea del momento o per il brunch domenicale, servito al caffè ristorante allestito nel salone da pranzo al pian terreno e al quale si può accedere anche a prescindere dalla visita.

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Questo museo è un gioiello, un vero scrigno di bellezza sia per quel che riguarda il sito stesso, che per la meraviglia delle opere che custodisce.
Si trova al 158 di Boulevard Haussmann a Parigi ed è gestito da Culturespaces, una società che cura alcuni tra i più bei siti museali di Francia tra cui quelli di Nîmes, Orange, Baux-de-Provence e la Villa Ephrussi de Rotschild di Cap Ferrat, le cui foto fatte a suo tempo mi sono valse l'invito a questo piccolo tesoro che si trova un po' nascosto tra i palazzi dei grandi Boulevard che si diramano dall'Arc de Triomphe, nei pressi degli Champs Êlisées.

La novità rispetto alla mia prima visita è che ora si possono fotografare gli interni (eccezion fatta per l'esposizione temporanea, per la quale evidentemente ci sono diritti diversi da rispettare), cosa che mi permette di raccontare qui la sua esperienza per immagini. Invece mancava rispetto ad allora uno dei pezzi forti della collezione, il "San Giorgio e il drago" di Paolo Uccello, attualmente in restauro.

L'edificio era l'abitazione di una coppia appartenente all'alta borghesia parigina di fine '800.
Édouard André e sua moglie Nélie Jacquemart erano grandi estimatori d'arte (Nélie pittrice lei stessa) e soprattutto erano provvisti di una fortuna considerevole che permise loro di creare una collezione privata dall'importanza davvero impressionante. Édouard aveva il progetto di costituire una collezione di quadri, sculture e oggetti d'arte del XVIII secolo mentre Nélie si interessava soprattutto alla pittura italiana. Per misurare l'ampiezza di quello che è riuscita a raccogliere basta dire che la maggior parte dei quadri italiani dai primitivi al Rinascimento presenti a Parigi si trovano qui. 
Alla loro morte la villa è stata donata all'Institut de France.

Attraversare queste stanze è un'esperienza immersiva nella ricchezza d'arte che ha permeato la vita di questa coppia di appassionati. Mobilio, sculture, dipinti, arazzi, affreschi, ceramiche, ovunque l'occhio si posi trova opere d'arte incredibilmente preziose.
La visita inizia dal Salon des peintures che è una sorta di anticamera che precede il Gran Salon: Boucher, Chardin, Canaletto, Nattier sono i prestigiosi artisti che si trovano qui riuniti. Il Gran Salon, dalle caratteristiche linee semicircolari era la stanza di ricevimento per eccellenza. Un meccanismo idraulico permetteva di far sparire le pareti che lo separavano dalle sale adiacenti per aumentarne la capienza fino a mille invitati. 

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Da qui si accede alla Sala della Musica, ricca di dipinti del '700 francese e quindi alla Sala da Pranzo, il cui elemento più importante è l'affresco sul soffitto, opera di Giambattista Tiepolo, proveniente da Villa Contarini a Mira.
Seguono il Salon des Tapisseries e il Cabinet de Travail, anch'esso decorato da un affresco del Tiepolo, il Boudoir, destinato inizialmente ad accogliere l'appartamento privato di Mme Jacquemart e poi la Biblioteca, inizialmente camera da letto di Nélie, decorata da dipinti fiamminghi e olandesi del XVII secolo, tra cui spiccano dei Rembrandt e un Van Dyck. 

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Il Fumoir, secondo la moda del Secondo Impero è decorato in stile orientale, mentre il Jardin d'Hiver è una caratteristica dell'epoca di Napoleone III. Questo atrio vetrato rivestito in marmo si apre su un'incredibile scala doppia, di una leggerezza sorprendente malgrado i materiali di cui è costituita (marmo, pietra, ferro, bronzo). L'affresco di Tiepolo che vi si trova in alto è il culmine della sua decorazione.

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Il Museo Italiano, dove la coppia riunisce tutte le opere raccolte in Italia si apre sulla Sala delle sculture, che inizialmente era l'atelier di Nélie. Si trattava un po' del loro giardino secreto, la cui visita era riservata a pochi.

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La Salle Florentine è concepita come una cappella che racchiude opere per lo più ad ispirazione religiosa, tra cui dei dipinti di Sandro Botticelli e del Perugino.

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La Salle Vénitienne raggruppa le opere di Venezia e delle scuole del Nord Italia con capolavori di Bellini, Mantegna, Crivelli e Carpaccio.

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La visita termina con gli appartamenti privati, tre stanze al piano terra, comprendenti le due stanze da letto e l'anticamera. 


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La butte - a spasso per Montmartre

Il quartiere di Montmartre deve il suo nome al martirio del primo vescovo di Parigi, Saint Denis, che qui venne decapitato e fino al 1860 restò un comune indipendente da quello della capitale francese.
La "butte", alta 130 metri, non è l'unico quartiere di Parigi ad aver conservato un'atmosfera da villaggio, ma di sicuro è uno dei più affascinanti, con la sua vista impareggiabile su Parigi dall'alto, le scalinate che salgono al Sacré-Coeur e gli scorci caratteristici su tanti luoghi culto di questo angolo di città. 
Ci ho passato una mezza giornata in passeggiata solitaria, così un po' a zonzo camminando sui miei passi di almeno una quindicina di anni fa e sorprendendomi nel vedere che i piedi sapevano ancora dove andare.

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La salita al Sacré-Coeur l'ho fatta con calma, gustando ogni scalino che mi faceva ascendere di un po' sopra ai tetti di Parigi. Qualche goccia di pioggia non mi ha impedito di soffermarmi sulle panchine a osservare i turisti e i venditori di gadget più o meno kitch sullo sfondo di questa città che anche quando è grigia sa essere speciale.

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Il Sacré-Coeur in quel momento è servito da riparo per parecchi turisti, ma la pioggia è finita subito, come spesso accade a Parigi, e sono salita alla cupola.

300 gradini che si aggiungono ai 222 della scalinata verso il sagrato, ma la vista da lassù, assieme alla simpatia dell'addetta alla vendita dei biglietti, ne vale davvero la pena.

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Chi dice Montmartre dice artisti. Quelli storici, quelli di strada e quelli che affollano la place du Tertre.
Qui mi sono ricordata di quella volta in cui con la mia amica Ilaria ci siamo salite alle 6 del mattino, con il proposito di vederla sgombra da bancarelle e turisti. Suggestiva certo, se si prescinde dai mezzi che ne stavano facendo la pulizia e dai banchi ripiegati degli artisti ancora chiusi.
In fondo la piazza è bella anche così, colorata, rumorosa e un po' folkloristica. 
Queste vie che risuonavano un tempo dei passi di artisti come Picasso, Van Gogh, Zola, Toulouse-Lautrec, Renoir e Monet conservano ancora, tra i ristoranti e le boutiques di souvenirs, la memoria di quell'epoca.

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Imbocco a sinistra verso la place du Calvaire e poi salgo di nuovo verso il Cabaret du Lapin Agile (l'avrà poi dipinto davvero A.Gilles quel coniglio?) e la celebre vigna di Montmartre, vecchia di più di 1000 anni e l'unica ancora esistente nella cinta cittadina.

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Il tempo è migliorato e la luce della sera scalda il muro dei Ti Amo, dove spicca in tutte le lingue del mondo la più bella dichiarazione che orecchio umano possa sentire, nei pressi della stazione del metro Abbesses. 

Questa, con i suoi 36 metri dal livello stradale è la più profonda stazione di Parigi. Le pareti della sua scala a chiocciola dalla quale sembra un po' di salire dagli inferi, sono decorate da murales, spettacolari nella loro ricostruzione di panorami parigini.

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Scendo per la rue Lepic, dove si trova il Moulin de la Galette e il locale Les deux Moulins, reso celebre dal film "le fabuleux destin d'Amélie" e infine ai piedi della collina, fino al Moulin Rouge.

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Impossibile non tornare al Sacré-Coeur la sera, questa volta prendendo la funicolare, per ammirare le luci di Parigi dall'alto e quelle della Basilica bianchissima contro il buio.

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La Tour Eiffel

Come hanno fatto 324 metri di "ferraglia" a diventare il simbolo di una delle città più belle d'Europa?
Di sicuro in parte si deve al fatto che la Tour Eiffel è rimasta per 41 anni il monumento più alto al mondo e ancora oggi la sua piattaforma superiore è uno dei più elevati punti di osservazione europei.
Non a caso si dice che "l'altezza è mezza bellezza" (ma meglio non ripeterlo troppo che poi noi piccolette ci crediamo).


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Costruita nel 1889 in occasione dell'Esposizione Universale, ha richiesto più di due anni di lavori e deve in seguito la sua sopravvivenza (era destinata infatti ad essere smantellata 20 anni dopo) a être devenue un truc de radio, come ha distrattamente pronunciato una turista incrociata durante la salita, al fatto cioè che fu utilizzata per sperimentare le prime trasmissioni radio e di telecomunicazione.

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Ma secondo me c'è dell'altro. Gran parte del suo fascino credo sia dovuto alla sua forma cuneiforme, che ne fa una freccia rivolta verso il cielo, quasi un razzo pronto a decollare dalla sua rampa su quelle quattro bizzarre zampe che la fanno assomigliare a una sorta di animale fantastico.
E anche alla incredibile leggerezza della sua struttura, considerate le sue dimensioni: m
etallo e aria, l'orizzonte di Parigi è segnato in modo emblematico da una specie di merletto di ferro, forte ed elastico, capace di assecondare i venti e le oscillazioni al suolo.  

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E se è il monumento a pagamento più visitato al mondo un motivo ci sarà: la sua visione è spettacolare, ma anche la vista che si gode da esso è un'esperienza unica.

L'accesso al secondo piano può essere fatto in due modi, per le scale o in ascensore. Noi abbiamo scelto il primo, per godere appieno delle prospettive che si aprono sulla struttura stessa. 

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704 scalini portano ai 115 metri di questa tappa intermedia, passando per il 1° piano , dove si trova il pavimento trasparente, che permette un'esperienza sul vuoto decisamente impressionante.

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La salita all'ultimo piano si fa in ascensore

Già dal secondo piano la vista è stupefacente e dà la misura della grandezza dei maggiori monumenti parigini che si stagliano in modo quasi sfacciato in mezzo ai celebri tetti di zinco. 

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Ma è solo dalla vetta che si apprezza la vastità della città che si estende sotto i propri piedi.

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La visione dall'alto è sempre speciale: la distanza dal suolo allarga l'orizzonte e permette di abbracciare le cose nel loro insieme dando loro un senso in più. Si vede di più e spesso anche meglio da lontano.

Ma permette anche di cambiare le prospettive, di rovesciare un po' le dimensioni e di alterare, anche se solo per un po', la realtà.

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