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Sentier littoral du Cap Taillat

Questa escursione è indubbiamente una delle più belle che si possano fare lungo le coste della Côte d'Azur.
Lo so, questa cosa l'ho detta almeno una decina di volte, ma basterà dare un occhio alle foto che seguono per rendersi conto a quale punto la natura qui abbia dato il meglio di sé.

Siamo in zona St-Tropez, nel comune di Ramatuelle, in un parco naturale protetto percorribile solo a piedi (possibilmente in adorazione) tra la macchia e il mare.

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La meta della nostra gita, come si diceva nella Settimana enigmistica qualche anno fa (ma forse in effetti esiste ancora quel cruciverba, visto che si tratta della rivista più conservativa mai stata stampata dai tipi italiani), la nostra meta, dicevo, è Cap Taillat, una penisola che si stacca dalla costa attraverso un istmo di sabbia, il secondo tra i capi che disegnano questo tratto di costa tra Ramatuelle e La Croix-Valmer.

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"Eccessivo", "esagerato" e altri aggettivi simili, era più o meno questo il tono delle parole che mi uscivano dalle labbra mentre ridevo incredula, camminando lungo i sentieri e le rocce di questo sito, che da quando è diventato un'area naturale protetta è esploso nuovamente in tutta la sua bellezza. 

Fino agli anni '90 infatti la frequentazione della zona era completamente anarchica, le automobili potevano arrivare sino all'istmo di sabbia di Cap Taillat ed era praticato normalmente il camping selvaggio di tende e caravan.

Il Conservatoire du littoral ha acquistato la zona nel 1987, quando il Club Med aveva progettato di costruirvi un porto e 400 bungalow. Da allora l'area è ritornata ad essere un paradiso di pace. La vegetazione ha ripreso piede, piante e arbusti sono tornati ad essere padroni dei luoghi regalando ai visitatori profumi e colori unici, che si mescolano sapientemente con quelli del mare.

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Ci sono vari percorsi possibili per visitare questa zona litoranea, noi siamo partiti dalla spiaggia dell'Escalet, da dove l'istmo di Cap Taillat si raggiunge in circa 30-45 minuti, a seconda che si scelga il sentiero più diretto o che si percorrano le piste più impervie tra le rocce. E a seconda, soprattutto, di quante pause per scattare foto si facciano.

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Lungo il cammino si passa accanto a piccole spiagge argentate e criques che racchiudono specchi d'acqua di un azzurro sorprendente; i profumi e i colori della macchia mediterranea esaltano al massimo l'esperienza sensoriale di questi luoghi.

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Tocccherà tornare presto per visitare meglio la zona; il lungo tratto di costa tra Cap Camarat e cap Taillat permette infatti molte altre escursioni.

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Le Musée Jacquemart-André

Il Musée Jacquemart-André lo avevo scoperto anni fa in compagnia di una cara amica ed era nostro progetto di tornarci presto assieme. In realtà il destino ha voluto che per me accadesse prima, ma la cosa non esclude certo una seconda prossima visita. L'esperienza di questo piccolo museo è infatti un tale piacere per gli occhi e per lo spirito che l'idea di volerci tornare più volte sorge quasi spontanea, fosse anche solo per vedere l'esposizione temporanea del momento o per il brunch domenicale, servito al caffè ristorante allestito nel salone da pranzo al pian terreno e al quale si può accedere anche a prescindere dalla visita.

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Questo museo è un gioiello, un vero scrigno di bellezza sia per quel che riguarda il sito stesso, che per la meraviglia delle opere che custodisce.
Si trova al 158 di Boulevard Haussmann a Parigi ed è gestito da Culturespaces, una società che cura alcuni tra i più bei siti museali di Francia tra cui quelli di Nîmes, Orange, Baux-de-Provence e la Villa Ephrussi de Rotschild di Cap Ferrat, le cui foto fatte a suo tempo mi sono valse l'invito a questo piccolo tesoro che si trova un po' nascosto tra i palazzi dei grandi Boulevard che si diramano dall'Arc de Triomphe, nei pressi degli Champs Êlisées.

La novità rispetto alla mia prima visita è che ora si possono fotografare gli interni (eccezion fatta per l'esposizione temporanea, per la quale evidentemente ci sono diritti diversi da rispettare), cosa che mi permette di raccontare qui la sua esperienza per immagini. Invece mancava rispetto ad allora uno dei pezzi forti della collezione, il "San Giorgio e il drago" di Paolo Uccello, attualmente in restauro.

L'edificio era l'abitazione di una coppia appartenente all'alta borghesia parigina di fine '800.
Édouard André e sua moglie Nélie Jacquemart erano grandi estimatori d'arte (Nélie pittrice lei stessa) e soprattutto erano provvisti di una fortuna considerevole che permise loro di creare una collezione privata dall'importanza davvero impressionante. Édouard aveva il progetto di costituire una collezione di quadri, sculture e oggetti d'arte del XVIII secolo mentre Nélie si interessava soprattutto alla pittura italiana. Per misurare l'ampiezza di quello che è riuscita a raccogliere basta dire che la maggior parte dei quadri italiani dai primitivi al Rinascimento presenti a Parigi si trovano qui. 
Alla loro morte la villa è stata donata all'Institut de France.

Attraversare queste stanze è un'esperienza immersiva nella ricchezza d'arte che ha permeato la vita di questa coppia di appassionati. Mobilio, sculture, dipinti, arazzi, affreschi, ceramiche, ovunque l'occhio si posi trova opere d'arte incredibilmente preziose.
La visita inizia dal Salon des peintures che è una sorta di anticamera che precede il Gran Salon: Boucher, Chardin, Canaletto, Nattier sono i prestigiosi artisti che si trovano qui riuniti. Il Gran Salon, dalle caratteristiche linee semicircolari era la stanza di ricevimento per eccellenza. Un meccanismo idraulico permetteva di far sparire le pareti che lo separavano dalle sale adiacenti per aumentarne la capienza fino a mille invitati. 

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Da qui si accede alla Sala della Musica, ricca di dipinti del '700 francese e quindi alla Sala da Pranzo, il cui elemento più importante è l'affresco sul soffitto, opera di Giambattista Tiepolo, proveniente da Villa Contarini a Mira.
Seguono il Salon des Tapisseries e il Cabinet de Travail, anch'esso decorato da un affresco del Tiepolo, il Boudoir, destinato inizialmente ad accogliere l'appartamento privato di Mme Jacquemart e poi la Biblioteca, inizialmente camera da letto di Nélie, decorata da dipinti fiamminghi e olandesi del XVII secolo, tra cui spiccano dei Rembrandt e un Van Dyck. 

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Il Fumoir, secondo la moda del Secondo Impero è decorato in stile orientale, mentre il Jardin d'Hiver è una caratteristica dell'epoca di Napoleone III. Questo atrio vetrato rivestito in marmo si apre su un'incredibile scala doppia, di una leggerezza sorprendente malgrado i materiali di cui è costituita (marmo, pietra, ferro, bronzo). L'affresco di Tiepolo che vi si trova in alto è il culmine della sua decorazione.

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Il Museo Italiano, dove la coppia riunisce tutte le opere raccolte in Italia si apre sulla Sala delle sculture, che inizialmente era l'atelier di Nélie. Si trattava un po' del loro giardino secreto, la cui visita era riservata a pochi.

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La Salle Florentine è concepita come una cappella che racchiude opere per lo più ad ispirazione religiosa, tra cui dei dipinti di Sandro Botticelli e del Perugino.

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La Salle Vénitienne raggruppa le opere di Venezia e delle scuole del Nord Italia con capolavori di Bellini, Mantegna, Crivelli e Carpaccio.

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La visita termina con gli appartamenti privati, tre stanze al piano terra, comprendenti le due stanze da letto e l'anticamera. 


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La butte - a spasso per Montmartre

Il quartiere di Montmartre deve il suo nome al martirio del primo vescovo di Parigi, Saint Denis, che qui venne decapitato e fino al 1860 restò un comune indipendente da quello della capitale francese.
La "butte", alta 130 metri, non è l'unico quartiere di Parigi ad aver conservato un'atmosfera da villaggio, ma di sicuro è uno dei più affascinanti, con la sua vista impareggiabile su Parigi dall'alto, le scalinate che salgono al Sacré-Coeur e gli scorci caratteristici su tanti luoghi culto di questo angolo di città. 
Ci ho passato una mezza giornata in passeggiata solitaria, così un po' a zonzo camminando sui miei passi di almeno una quindicina di anni fa e sorprendendomi nel vedere che i piedi sapevano ancora dove andare.

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La salita al Sacré-Coeur l'ho fatta con calma, gustando ogni scalino che mi faceva ascendere di un po' sopra ai tetti di Parigi. Qualche goccia di pioggia non mi ha impedito di soffermarmi sulle panchine a osservare i turisti e i venditori di gadget più o meno kitch sullo sfondo di questa città che anche quando è grigia sa essere speciale.

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Il Sacré-Coeur in quel momento è servito da riparo per parecchi turisti, ma la pioggia è finita subito, come spesso accade a Parigi, e sono salita alla cupola.

300 gradini che si aggiungono ai 222 della scalinata verso il sagrato, ma la vista da lassù, assieme alla simpatia dell'addetta alla vendita dei biglietti, ne vale davvero la pena.

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Chi dice Montmartre dice artisti. Quelli storici, quelli di strada e quelli che affollano la place du Tertre.
Qui mi sono ricordata di quella volta in cui con la mia amica Ilaria ci siamo salite alle 6 del mattino, con il proposito di vederla sgombra da bancarelle e turisti. Suggestiva certo, se si prescinde dai mezzi che ne stavano facendo la pulizia e dai banchi ripiegati degli artisti ancora chiusi.
In fondo la piazza è bella anche così, colorata, rumorosa e un po' folkloristica. 
Queste vie che risuonavano un tempo dei passi di artisti come Picasso, Van Gogh, Zola, Toulouse-Lautrec, Renoir e Monet conservano ancora, tra i ristoranti e le boutiques di souvenirs, la memoria di quell'epoca.

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Imbocco a sinistra verso la place du Calvaire e poi salgo di nuovo verso il Cabaret du Lapin Agile (l'avrà poi dipinto davvero A.Gilles quel coniglio?) e la celebre vigna di Montmartre, vecchia di più di 1000 anni e l'unica ancora esistente nella cinta cittadina.

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Il tempo è migliorato e la luce della sera scalda il muro dei Ti Amo, dove spicca in tutte le lingue del mondo la più bella dichiarazione che orecchio umano possa sentire, nei pressi della stazione del metro Abbesses. 

Questa, con i suoi 36 metri dal livello stradale è la più profonda stazione di Parigi. Le pareti della sua scala a chiocciola dalla quale sembra un po' di salire dagli inferi, sono decorate da murales, spettacolari nella loro ricostruzione di panorami parigini.

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Scendo per la rue Lepic, dove si trova il Moulin de la Galette e il locale Les deux Moulins, reso celebre dal film "le fabuleux destin d'Amélie" e infine ai piedi della collina, fino al Moulin Rouge.

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Impossibile non tornare al Sacré-Coeur la sera, questa volta prendendo la funicolare, per ammirare le luci di Parigi dall'alto e quelle della Basilica bianchissima contro il buio.

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La Tour Eiffel

Come hanno fatto 324 metri di "ferraglia" a diventare il simbolo di una delle città più belle d'Europa?
Di sicuro in parte si deve al fatto che la Tour Eiffel è rimasta per 41 anni il monumento più alto al mondo e ancora oggi la sua piattaforma superiore è uno dei più elevati punti di osservazione europei.
Non a caso si dice che "l'altezza è mezza bellezza" (ma meglio non ripeterlo troppo che poi noi piccolette ci crediamo).


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Costruita nel 1889 in occasione dell'Esposizione Universale, ha richiesto più di due anni di lavori e deve in seguito la sua sopravvivenza (era destinata infatti ad essere smantellata 20 anni dopo) a être devenue un truc de radio, come ha distrattamente pronunciato una turista incrociata durante la salita, al fatto cioè che fu utilizzata per sperimentare le prime trasmissioni radio e di telecomunicazione.

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Ma secondo me c'è dell'altro. Gran parte del suo fascino credo sia dovuto alla sua forma cuneiforme, che ne fa una freccia rivolta verso il cielo, quasi un razzo pronto a decollare dalla sua rampa su quelle quattro bizzarre zampe che la fanno assomigliare a una sorta di animale fantastico.
E anche alla incredibile leggerezza della sua struttura, considerate le sue dimensioni: m
etallo e aria, l'orizzonte di Parigi è segnato in modo emblematico da una specie di merletto di ferro, forte ed elastico, capace di assecondare i venti e le oscillazioni al suolo.  

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E se è il monumento a pagamento più visitato al mondo un motivo ci sarà: la sua visione è spettacolare, ma anche la vista che si gode da esso è un'esperienza unica.

L'accesso al secondo piano può essere fatto in due modi, per le scale o in ascensore. Noi abbiamo scelto il primo, per godere appieno delle prospettive che si aprono sulla struttura stessa. 

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704 scalini portano ai 115 metri di questa tappa intermedia, passando per il 1° piano , dove si trova il pavimento trasparente, che permette un'esperienza sul vuoto decisamente impressionante.

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La salita all'ultimo piano si fa in ascensore

Già dal secondo piano la vista è stupefacente e dà la misura della grandezza dei maggiori monumenti parigini che si stagliano in modo quasi sfacciato in mezzo ai celebri tetti di zinco. 

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Ma è solo dalla vetta che si apprezza la vastità della città che si estende sotto i propri piedi.

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La visione dall'alto è sempre speciale: la distanza dal suolo allarga l'orizzonte e permette di abbracciare le cose nel loro insieme dando loro un senso in più. Si vede di più e spesso anche meglio da lontano.

Ma permette anche di cambiare le prospettive, di rovesciare un po' le dimensioni e di alterare, anche se solo per un po', la realtà.

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Théoule-sur-mer: dalla plage de Suveret alla Pointe de l'Aiguille

Una domenica di sole un po' ventosa. C'è un'energia costante nell'aria quest'anno.

Ma le spiagge di Théoule-sur-mer sono in genere abbastanza riparate dai venti. Esposte ad est e a nord sono infatti protette dai promontori di La Napoule e della Pointe de l'Aiguille.

Venirci in estate è un po' difficile a causa della scarsità di parcheggi e c'è il rischio di trovarle molto affollate, ma in questa stagione sono l'ideale: il mare color smeraldo qui non è mai troppo mosso e il paesaggio colorato di rosso dalla riolite dell'Estérel rende l'immersione nella tavolozza naturale davvero completa. 

Le spiagge sono tutte collegate da due chilometri di passeggiata mista, che oggi abbiamo fatto, dopo un po' di relax a quella di Suveret.

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Questa prima spiaggia dalle acque di un colore sorprendente si trova a nord rispetto al porto di Théoule, oltrepassato il quale invece si arriva alla Plage du Château, che è quella del centro paese e in stagione è occupata nella sua parte centrale da una spiaggia privata.

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Proseguiamo lungo la Plage du Vallon de l'Autel.

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Qui la passeggiata lungomare André Pradayrol ci porta prima alla Plage de la Petite Fontaine e poi alla Plage de l'Aiguille, bellissima distesa sabbiosa circondata dalle falaises costiere del massiccio dell'Estérel

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Da qui si sale ai percorsi pedestri del Parco Dipartimentale della Pointe de l'Aiguille e i sentieri si fanno un po' più impervi con qualche bella salita e discesa, meglio prevedere calzature adeguate. 

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Scendendo alla Pointe de l'Aiguille si trova una prima crique apparentemente inaccessibile se non dal mare. Eppure quest'estate vi ho visto gente con tanto di materassini e ombrelloni, ma l'impressione è che per arrivarci da terra si debba scendere (e poi scalare) una parete davvero scoscesa. 

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Accanto si trova la plage de Gardanne, divisa in due parti da delle rocce e oltre le Grottes de Gardanne si trova una terza spiaggia naturista, alla quale però si accede in modo un po' difficoltoso dal parcheggio sulla strada dipartimentale che passa in alto.

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Di lago in lago

Del lago di Como ho fatto in tempo solo ad appurare che esiste ancora. 
Peccato, avrei tanto voluto farla, a sette anni di distanza, la passeggiata verso casa, fino a Villa Olmo. 

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I cuori e i lucchetti legati ai parapetti della passeggiata degli "Amici di Como" li ho trovati molto simbolici, ma solo dopo sono venuta a conoscenza degli altri che in questi giorni vengono legati alla palizzata che ancora impedisce la vista del lago dalla strada, messi in segno di protesta dai Comaschi proprio contro il prolungarsi dei lavori in questione.  

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Di quello di Lugano invece sono riuscita almeno a percorrere il lungolago.

Non è cambiato proprio niente su queste sponde.

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Palazzo Lombardia - Dall'Isola a Corso Como

Domenica mattina a Nizza, apro gli occhi e penso che devo ancora preparare la borsa per i prossimi due giorni di trasferta a Milano e dintorni. Una trasferta solo accidentalmente turistica, tanto che non abbiamo ancora deciso bene come passare la giornata che abbiamo davanti e che è più che altro propedeutica al lunedì successivo, con i suoi impegni per lo più lavorativi.

Apro gli occhi e come in genere succede al Marco, che evidentemente negli ultimi tempi manca un po' di ispirazione, ho la mia illuminazione quotidiana: "ma non è la domenica che si può salire al Palazzo della Regione Lombardia?" "ah sì aspetta che controllo, bella idea"

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Eccoci quindi, dopo circa quattro ore, a fare la nostra prima tappa milanese: Palazzo Lombardia e relativo belvedere.

E' solo un caso se abbiamo evitato le incredibili code che si sono create per salire sulla torre nelle ore successive. Un consiglio spassionato è infatti quello di recarsi a fare la visita al 39° piano, che è accessibile al pubblico solo la domenica dalle 10 alle 18, in mattinata o nelle prime ore del pomeriggio perché dopo l'attesa rischia di essere davvero lunga, visto che il numero di persone che sono ammesse nelle sale del belvedere è limitato e strettamente controllato.

L'ascensore che ci porta in pochi secondi a circa 160 metri di altezza è velocissimo (43 km/h ci ha detto l'addetto) e soprattutto in discesa ha conseguenze tangibili su chi ha la pressione un po' bassa come me. 

Ma quando si arriva lassù la vista di cui si può godere è davvero eccezionale.

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Anche se la giornata non è limpidissima sono visibili molti degli edifici più rilevanti della città, compreso il grande catino di San Siro a 5 km di distanza. A dire il vero la vaga foschia che accarezzava gli edifici più lontani e da cui sembravano spuntare la torre Isozaki e il costruendo "Storto" davano quasi un tocco di magia all'immensa città che si estendeva sotto i nostri piedi.

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Palazzo Lombardia è un complesso di edifici 
curvilinei collegati da una piazza di forma ovoidale con una copertura in materiale plastico, che è la piazza coperta più grande d'Europa. È intitolata alle Città di Lombardia e può raggiungere una capienza superiore alle tremila persone. 

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Da qui ci dirigiamo in seguito verso Piazza Gae Aulenti attraversando il quartiere Isola.
Quesa zona deve il suo nome al fatto di essere rimasta isolata, più di un secolo fa, dal resto della città a causa del passaggio della ferrovia. Quartiere un tempo abitato soprattutto da famiglie operaie, conserva ancora una atmosfera da villaggio, che si amalgama oggi in modo piuttosto originale con le costruzioni moderne spuntate tutt'attorno negli ultimi anni.

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Passiamo sotto al celebre Bosco Verticale mentre la Torre Unicredit ci sovrasta all'orizzonte.

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Piazza Gae Aulenti è diventata un nuovo centro città. Devo ancora capire se tutte le volte che ci vengo il cielo è sorprendentemente blu per pura coincidenza o se non siano piuttosto i palazzi a renderlo tale riflettendosi l'un con l'altro nei rispettivi cristalli azzurrati.

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Un nuovo percorso urbano si è aperto con lo sviluppo di questa zona: da qui si passa direttamente a Corso Como e infine a Piazza 25 Aprile dove una sosta a Eataly ci permette di procurarci il necessario per l'aperitivo.

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Aperitivo che avrà luogo non troppo lontano, nell'accogliente alloggio che ci ospita di fronte al Palazzo Diamante, in quello che è oggi chiamato Samsung District.

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Io la trovo sempre più affascinante questa città che dimostra di saper far nascere il nuovo coltivando le sue preziose radici storiche.

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Il Planetario "Ulrico Hoepli" di Milano

Al planetario di Milano, che è il più grande d'Italia, ci ero già stata 20 anni fa (!) in visita scolastica con la mia professoressa di Scienze (pace all'anima sua) tanto temuta dall'intera classe, quanto rigorosa e ineccepibile nel metodo che applicava alla vita come nelle sue lezioni (ciao Antonietta, ovunque tu sia lassù, ormai ho poco meno della tua età di allora e posso darti del tu). Ma divago.

Non ricordo molto di quella prima visita, ma una cosa è rimasta impressa in modo indelebile nella mia mente di giovane appassionata di astronomia: il momento in cui sulla cupola che funge da schermo per il complesso proiettore di astri si simula il passaggio dal giorno alla notte con il sole che tramonta, la luna che sorge e, finalmente, la notte che si accende.

Ecco, quell'istante in cui il cielo si fa nero e appaiono prima i due pianeti più luminosi e poi migliaia di stelle (in realtà molte di più di quelle che si possono vedere ad occhio nudo nella maggior parte delle situazioni di osservazione) è davvero commovente: le mura dell'edificio d'un tratto spariscono e anche il tempo sembra di colpo tornare a una qualche situazione primordiale, quando l'uomo per cercare il suo posto sulla terra interrogava il cielo. 

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Inutile dire che mi sono commossa esattamente come 20 anni fa. 

Le attività del Planetario di Milano sono date dal 2016 in concessione all'Associazione L'Officina, che si occupa di organizzare tutti gli eventi per il pubblico e per le scuole. Il programma è molto ricco e cambia ogni mese. 
Le conferenze domenicali e gran parte di quelle del sabato sono più divulgative, sostanzialmente dedicate all'osservazione e alla conoscenza della volta stellata. Il martedì e il giovedì sera invece sono previsti incontri con astronomi ed esperti, spesso di fama internazionale, per approfondimenti sulle nuove scoperte dell'Astronomia.

Qui di seguito gli incontri di febbraio, ma il programma è di volta in volta aggiornato e facilmente scaricabile dal sito.

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Noi abbiamo partecipato alla conferenza I colori del cielo: aurore, nebulose e stelle colorate.
Appena scesa la notte nel cielo invernale il sipario si è aperto su Orione, e come non notare quella stella in alto a sinistra così fortemente colorata di rosso? Se Betelgeuse è rossa, Rigel è blu e non per tutti è così immediato capire perché la temperatura colore è tanto più calda quanto più una stella è fredda. Ma l'ottimo relatore ci illumina. 
Orione però è lì anche per raccontare le storie di caccia che hanno come protagonista lui e i suoi cani. Ma quanto corrono le costellazioni nel cielo a sud? In questa notte accelerata fermiamo qualche minuto la volta del cielo per imparare a riconoscere le più famose e visibili di questo periodo.

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Il Toro, Castore e Polluce, Orione, appunto, con i Cani Maggiore e  Minore sono lì anche questa sera, a raccontare le loro storie da tempo immemore e per tanti secoli ancora quanti saranno quelli in cui la permanenza della memoria dell'umanità li vorrà perpetuare.

Mi è piaciuta molto l'immagine utilizzata dal relatore, Gianluca Ranzini, quando ha sottolineato che nel cielo è a sud che accadono le cose visto che a nord esso ruota sempre più lentamente fino a fissarsi immobile nei pressi della stella polare. Mi sono figurata il cielo come un grande schermo, una specie di panavision su cui gli antichi passavano il tempo guardando scorrere le peripezie dei loro eroi, quelli della mitologia classica.
Rivolti a sud (come è giusto che sia).

La conferenza è molto divulgativa e tocca, spiegandoli in modo accessible, un sacco di argomenti e temi astronomici. In questo il relatore è coadiuvato anche da un sistema multimediale allestito all'uopo.

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Lo schermo emisferico è infatti utilizzato anche per proiettare immagini, filmati ed effetti speciali attraverso tre videoproiettori e due laser.

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Nel nostro caso, trattandosi dei colori degli oggetti celesti, oltre alle supergiganti rosse e agli ammassi di stelle blu, abbiamo ammirato anche le nebulose in cui nascono le stelle: lì sono i gas che le costituiscono a dar loro i diversi colori, purtroppo non visibili dalla terra.

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Sempre nel cielo ma molto più vicine sia come luogo di origine che di manifestazione sono le aurore polari, quelle sì perfettamente visibili, ma solo ai pochi fortunati che si trovano nei pressi del circolo polare quando il vento solare carico di elettricità colpisce la ionosfera. Per lo più verdi, possono assumere però anche svariati colori, dal rosso al violetto, più raramente blu.

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L'interessante conferenza ci tiene per circa un'ora con il naso all'insù, ma veniamo a parlare del "planetario", che è altrettanto interessante in sé da valere da solo la visita al luogo.

Con questo termine si intende propriamente lo strumento atto a proiettare su uno schermo a cupola gli astri e i fenomeni astronomici come potrebbero apparire da qualunque punto della terra e in qualunque istante, presente passato o futuro.
E' un apparecchio molto complesso, che si presenta come un traliccio cilindrico con due sfere alle estremità. Delle lastre circolari di vetro completamente annerite tranne che nei punti corrispondenti alle stelle generano le immagini delle stesse in ogni settore del cielo. 
Lo strumento può ruotare attorno a tre assi per simulare il moto diurno, la precessione degli equinozi e il movimento in latitudine.
Nella parte centrale del traliccio ci sono i proiettori fissi degli oggetti diffusi (Via Lattea e nubi di Magellano) e quelli mobili del sistema solare visibili a occhio nudo, la cui immagine è ingrandita per ragioni didattiche.

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Ma "planetario" è anche il termine che per metonimia indica di solito l'edificio che ospita il complicato strumento di cui sopra. 
Quello di Milano, donato alla città dal celebre editore di pubblicazioni scientifiche Ulrico Hoepli, è un edificio ottagonale in stile neoclassico e si trova nei giardini "Indro Montanelli" vicino a Porta Venezia.

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La superficie della cupola, costituita da pannelli di alluminio forato è di 600 m2 e la sala può contenere 320 ospiti. Le sedie risalgono agli anni '30, come il profilo della città riprodotto sul bordo della cupola, che infatti è ancora privo del grattacielo Pirelli e della Torre Velasca, mentre vi si vedono riprodotte numerose ciminiere, oggi scomparse dallo skyline milanese.

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Sul profilo della cupola sono indicati anche i punti cardinali ed è guardando questi ultimi che, appena entrata, ho avuto un moto di stupore. "Ma come?" ho detto a Marco "l'est non può essere da quella parte!" e poi ho aggiunto "vabbè Milano la conosco poco ma mi deprime un po' perdere così spesso il mio proverbiale senso dell'orientamento". Armato di iPhone con bussola lui mi ha subito risposto "no, no guarda un po'... hai ragione tu!"
Ed ecco svelato l'arcano:

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Per farla breve i punti cardinali all'interno della cupola sono modificati perché il relatore sia idealmente rivolto a sud, come gli antichi, per poter guardare e spiegare "le cose che vi succedono". Trovandosi la postazione di comando ad est, per comodità questo è stato obbligato a diventare un "finto nord" , trascinando con sé tutto il resto della bussola. 
Che quindi non ero stata io a perdere.

La qual cosa, oltre ad avermi rassicurata sulla mia capacità di darmi un posto nel mondo, mi ha ancora una volta confermato una grande verità: le cose interessanti succedono quando si guarda a sud, è lì che le cose si muovono è lì che ci sono più stelle, più cielo e... più acqua (ok, quella è un problema mio, ma vabbè, concedetemelo).

 

 


Da Lodi a Milano

No, non a piedi, come cantava il Quartetto Cetra nella celeberrima canzone "Aveva un bavero".

In automobile, noi il percorso l'abbiamo fatto in automobile, lungo la via Emilia, mentre mi chiedevo se era proprio quella via Emilia lì e cercavo il West all'orizzonte. Ma niente, c'era solo nebbia e un grigino diffuso che sapeva di sterpaglie umide.

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Lodi è una bella cittadina, ci siamo passati veloci, anche perché ci hanno sostanzialmente impedito di soffermarvici, cacciati fuori da ben due chiese, causa orario delle visite terminato proprio al nostro arrivo.
 
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Ciononostante ho apprezzato le belle architetture rinascimentali e neogotiche, la facciata romanica del Duomo, gli affreschi del tempio dell'Incoronata, la bella piazza centrale porticata e soprattutto l'atmosfera della domenica mattina, con i negozi aperti, il mercato e la gente che chiacchiera ai tavolini dei bar, per le strade e nelle piazze.

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A Milano ci ha accolto lo stesso tempo grigio, ma Milano io l'amo quindi può anche trattarmi un po' male, che la perdono.

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(Buon San Valentino)


Malta - Le spiagge a nord

La zona settentrionale dell'isola è vocata soprattutto al turismo balneare. Splendide baie sabbiose e acque cristalline, paesaggi mozzafiato e percorsi per escursioni immersi nella natura. A gennaio è ancora tutto deserto, ma nei mesi da giugno a settembre qui la popolazione triplica.

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La città principale è Saint Paul's Bay, che si affaccia sulla baia racchiusa dalle omonime isole. 

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La tradizione vuole che qui abbia soggiornato l'apostolo San Paolo dopo il naufragio avvenuto durante il suo viaggio a Roma da Cesarea e che sia stato lui stesso a porre quindi le basi del Cristianesimo a Malta.

Si tratta di una zona moderna dal punto di vista turistico, ma nelle vicinanze ci sono comunque dei luoghi naturalisticamente interessanti , come la Golden Bay e la baia di Mistra.

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Ancora più a nord la baia di Mellieħa dove si trova la più ampia spiaggia sabbiosa.

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Anchor Bay alla periferia di Mellieħa è una piccola baia, che fu ambientazione del villaggio di Sweethaven nel film Popeye - Braccio di Ferro di Robert Altman (1979). Qui è possibile visitare il set del film o approfittare del mare per una nuotata. 

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Proseguendo a nord si arriva infine all'imbarcadero del traghetto per Gozo, che resta meta di una nostra futura prossima visita.

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