Due
evoluzioni

Il mondo piatto

Si chiama Flatlandia ed è un foglio sottilissimo, tanto sottile da non avere proprio spessore.
E' abitato da esseri piatti che vivono nelle loro case piatte e provano i loro piatti sentimenti, beandosi della loro piattezza, che è tutta la loro vita, tutto ciò che possono piattamente concepire.
Tu li guardi dall'alto di una dimensione che loro non conoscono e non possono vedere coi loro occhi piatti, né comprendere, con le loro menti piatte.
Loro comunicano solo con i confini delle cose e delle persone e non sanno tutto il mondo che ognuno di essi racchiude dentro; e nemmeno che quel mondo dentro è collegato con il fuori nella dimensione che non conoscono.
Tu li vedi da fuori e quindi anche da dentro. Da un sopra che è anche un sotto e un tutt'intorno insieme.
Ti puoi anche divertire, se vuoi, ad affondare un dito nella loro piatta superficie, e guardarli gridare al miracolo, per l'improvvisa apparizione di un oggetto mutevole nella forma che appare e scompare senza un perché.
E, in un delirio di onnipotenza, puoi anche prenderne uno, rapirlo fuori dal (suo) tempo e fargli provare l'ebbrezza di un volo fuori dalla sua piatta dimensione: non si riprenderà mai completamente da una simile esperienza mistica.
Oppure puoi prendere tutto il foglio piatto e arrotolarlo dolcemente su se stesso... loro non si accorgeranno di niente, almeno fino a quando alla fine del loro lunghissimo cammino, non si ritroveranno al punto di partenza.

 

Ispirato al romanzo Flatlandia, racconto fantastico in più dimensioni, scritto da  Edwin Abbott nel 1881

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