TakeMEaway with Fabien et Uschi

Lo scorso week end ha avuto luogo l'evento TakeMEaway, organizzato da BecauseILoveMe presso l'Hôtel Restaurant La Bastide Gourmande a La Colle sur Loup.

L'evento, che comprendeva una serie di corsi da tenersi sulla terrazza stessa del resort e in location naturali limitrofe si svolgeva su tre giorni, venerdì sabato e domenica, durante i quali i partecipanti potevano approfittare di corsi di Body Art, di Danza e di Yoga, nonché degli squisiti pasti preparati dallo chef Alexandre Lamand  e delle varie amenities della struttura (piscina, jacuzzi, terrazza ristorante).

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Noi abbiamo preso parte ai corsi e alle animazioni previste per sabato 29 luglio.

Uschi Braun è un'istruttrice di fitness specializzata in discipline body & mind, formatrice e responsabile di vari format in Europa. Collabora con l’Università dello Sport a Losanna, con la scuola di Pilates di Micheal King, ed è responsabile del programma di Body Balance Les Mills per l'Europa  e di BodyART® per la sfera francofona.
Fabien Lesch è Pro-Trainer responsabile del BODYJAM® per Les Mills Euromed e soprattutto è il nostro istruttore preferito (eh lo so, non è da tutti avere la fortuna di avere uno del suo calibro come istruttore di BodyJam e BodyBalance in palestra, mi rendo conto, ma non posso che gongolarne).

Con due professionisti del genere era piuttosto prevedibile che sarebbe stato tutto fantastico e infatti la giornata è cominciata nel migliore dei modi con un corso di BodyArt Energetic tenuto da Uschi sulla terrazza del resort. 

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E' proseguita poi splendidamente con un corso di danza "house" del nostro Fabien. Che dire? "tout simplement magnifique comme d'hab"

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La giornata è proseguita con un primo pomeriggio dedicato al relax: Jacuzzi, piscina, delizioso pranzo a buffet, fino  a quando non è giunta l'ora di recarci al bordo del fiume per uno splendido corso di Yoga Nature tenuto da Uschi.

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Non conoscevo questo parco e devo dire che praticare così all'aperto, immersi nella natura e sotto quell'albero grandioso e magnifico è stata un'esperienza davvero favolosa!

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L'aperitivo sulla riva del fiume e il barbecue previsto per cena hanno concluso una giornata semplicemente perfetta.

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Ancora grazie a BecauseILoveMe, a Uschi e a Fabien per questa splendida opportunità e anche alla Bastide Gourmande per l'accoglienza offertaci.

J'ai hâte de refaire tout ça! Organizzate in fretta un altro evento simile s'il vous plaît!

 

photo credits: per le foto in cui appaio ©FabienLesch (occhio eh, che qui è un attimo e mi si frega il lavoro!)


Dancing Yoga with Marco at MC Spazio Arte

Sì ho detto bene "dancing" perché praticare il Vinyasa Yoga con Marco è quanto di più simile all'armonia, all'eleganza e al tempo stesso alla forza della danza che io abbia mai sperimentato praticando questa disciplina. 

Marco è un bravissimo ballerino, ottimo insegnante di pilates, yoga e danza. Lo trovate qui, ad Arco, dove tiene i suoi corsi con passione e professionalità.

Sono andata recentemente a trovarlo e dopo il corso che tiene abitualmente ai suoi allievi mi ha voluto regalare le due sequenze in musica che seguono. 


Confesso che la prima volta mi sono commossa  tanto è stata intensa e coinvolgente l'esperienza. Ancora adesso riguardandole mi meraviglio per quanto fossimo in sincronia, nonostante si trattasse di sequenze non abituali per me. 

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L'unione è proprio quella la cui radice è alla base della parola Yoga: jungo, to join, joindre, radice ed essenza ultima. E la consonanza di movimento, respiro e emozione a volte riesce a far sì che si diventi uno, come per magia. 

La musica vi è per la gran parte e Marco la utilizza sempre nei suoi corsi, creando gradualmente le sue sequenze Vinyasa per poi viverle alla fine in armonia con la melodia e con il respiro che ne segue il ritmo.

L'Associazione MC Spazio Arte offre anche corsi di Zumba e Zumba Strong, tenuti da Deborah, sua valida collaboratrice.

Andate a trovarli!

 

 


Lago mio

Sono sempre stata convinta di una cosa.
Chi ha creato l'icona generica per il file jpeg su windows si è ispirato al mio lago, al Garda Trentino.

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Ora, quella che ho nella testa io non è proprio questa qui sopra, ce n'era una precedente che non sono stata in grado di reperire (le keywords windows+vista+pics restituendomi proposte di magnifici resort vista mare) ma che riproduceva esattamente il profilo delle pendici del Baldo che degradano verso il lago (se ci fosse qualcuno in grado di fornirmela anzi, lo ringrazio in anticipo), verso il Garda Trentino per la precisione.
In ogni caso anche questa qui sopra è di chiara ispirazione gardesana, è evidente.

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La finestra con vista per eccellenza sul mio lago è proprio questa qui sotto: il panorama del Garda che si apre verso sud come appare dalla spiaggia di Torbole.

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Si capisce come tale profilo possa facilmente diventare emblematico.

Non si capisce invece come io non abbia mai nemmeno provato a praticare il windsurf.

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ma non è mai troppo tardi, chissà.


Il Piroscafo Zanardelli

Varato a Peschiera il 25 settembre 1903, alla presenza del Presidente del Consiglio Giuseppe Zanardelli, del quale porta il nome, questo piroscafo diviene l'ammiraglia della flotta. Propulso da una macchina a vapore della potenza di 400 CV, che azionava due ruote a pale laterali, lo Zanardelli era un piroscafo salone a ruote, in grado di trasportare 800 passeggeri.

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La storia di questo piroscafo diviene presto avventurosa. Fino alla Prima Guerra Mondiale Riva e Torbole sono porti austriaci e le acque del Lago di Garda costituiscono il confine tra Italia e Austria.

La notte del 23 maggio 1915, il giorno prima dell'entrata in guerra dell'Italia viene dato l’ordine a tutti i piroscafi di rientrare a fari spenti a Peschiera per essere messi a disposizione dell’esercito italiano. Anche lo “Zanardelli” rende il suo servizio alla Patria: viene armato, dipinto di grigio ed il suo personale, essenziale per la profonda conoscenza del lago, viene militarizzato. 
Una parte della flotta fu poi restituita all'Impresa, mentre lo Zanardelli, come diverse altre unità, rimase requisito ed armato sino al termine del conflitto, venendo utilizzato per il trasporto delle truppe e dei viveri.

Altra guerra, altra avventura per lo Zanardelli che allo scoppiare della Seconda Guerra Mondiale viene requisito dai Tedeschi ed è spesso usato anche per azioni militari. Il 6 novembre 1944, proprio mentre svolge il suo normale servizio di linea, è oggetto di un violento attacco aereo: raffiche di mitragliatrice colpiscono il ponte di comando e la parte centrale del natante. Un marinaio viene ucciso ed il comandante gravemente ferito. Un membro dell’equipaggio, che si trova nella cabina di comando del piroscafo, riesce ad evitarne l’affondamento dirigendolo verso la località di Limone dove si arena. A bordo vi sono ben 12 morti e circa quaranta feriti.
Disincagliato dal piroscafo “Italia”, accorso poco dopo, e apportate riparazioni di fortuna ai fori presenti sotto la linea di galleggiamento, lo “Zanardelli” si dirige verso Riva e poi al cantiere di Peschiera per le opportune riparazioni. Il timone, gravemente danneggiato dai proiettili viene sostituito ma, in segno di memoria e di affetto, si ha cura di conservarlo ed è tuttora esposto presso la sede della Gestione di Desenzano.
Il 25 aprile 1945 l’Italia è finalmente libera ma quando il piroscafo scende nuovamente in acqua, nel maggio dello stesso anno, è requisito dalle truppe anglo americane. In questo periodo la nave venne dipinta con scene di vita americana verniciate sulle sovrastrutture (a poppa, per esempio, fu rappresentata la raccolta del cotone).

Negli anni '70 il piroscafo fu rimodernato con la sostituzione della timoniera e la costruzione, sul ponte superiore, di una veranda chiusa adibita a ristorante. Sulla nave fu istituito un servizio di ristorazione in grado di servire 150 persone a tavola.

Nel 1976 il piroscafo è ancora protagonista di un avventura, fortunatamente a lieto fine: a causa di una fitta e improvvisa nebbia, il comandante dello Zanardelli perde la rotta ma riesce fortunosamente a dirigere la nave verso la riva evitando di pochissimo una grossa lastra di roccia . L’ episodio viene riportato dai giornali come un miracolo della “Madonna del Frassino”. 

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L’imbarcazione è oggetto di un restauro tecnico e conservativo nel 1982 ed è attualmente uno dei più bei piroscafi funzionanti sui laghi italiani. Il movimento è ancora oggi garantito dalle due bellissime ruote a pale azionate da due potenti motori diesel; i suoi interni, sempre molto curati negli allestimenti, comprendono due sale arredate in stile liberty con materiali originali.

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Dall'estate 2010 lo Zanardelli svolge servizio di linea, nel periodo estivo, sulla tratta Malcesine - Limone - Riva del Garda - Torbole. Sul ponte inferiore si trova un salone ristorante con tavoli in stile primo '900, mentre il ponte superiore è dotato di una grande veranda-salone stile liberty, utilizzata anche durante le crociere come salone da ballo.

Con un equipaggio di cinque uomini, la nave può trasportare complessivamente 500 passeggeri, 250 dei quali in posti a sedere (150 al coperto) e 250 in piedi. 

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In battello sull'Alto Garda

La zona del Garda Trentino si presta assai bene alla gita in battello. La particolare conformazione del lago, infatti, che qui raggiunge la sua larghezza minima (circa 4 km) permette in poco tempo le traversate tra Riva e Torbole verso Limone e Malcesine. In una giornata si possono quindi tranquillamente visitare le sponde di ciascuna regione (Trentino, Lombardia e Veneto) tra cui il Benaco è diviso e nel contempo approfittare del magnifico panorama lacustre che qui è arricchito dalla bellezza delle montagne che lo circondano.

In realtà il nostro scopo era fare almeno una di queste tratte a bordo del Piroscafo Zanardelli. Questa storica motonave, dal passato a dir poco affascinante e che merita un articolo a parte, presta servizio regolare durante la stagione estiva tra le località dell'Alto Garda. E' sufficiente informarsi presso gli sportelli Navigarda per conoscerne gli orari.

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Partenza dunque al mattino da Riva del Garda. E' il battello San Marco che ci porterà a Malcesine.

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La vista delle sponde trentine del lago è unica, il castello di Arco, il Monte Brione e Torbole hanno sempre qualcosa di toccante per me che qui sono nata e cresciuta.

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Malcesine bisogna assolutamente vederla arrivando dal lago. Solo da questa prospettiva infatti il suo castello appare in tutta la sua bellezza, abbarbicato su quello sperone roccioso, con le corone merlate e la torre a dare un aspetto da favola alle pendici del Monte Baldo. 

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Malcesine appartiene all provincia di Verona e il Castello Scaligero è sede di un Museo di Storia Naturale, nonché  punto panoramico privilegiato sulla cittadina e sul lago.

Il porticciolo con le terrazze dei ristoranti, le stradine e le caratteristiche piazzette con i palazzi dalle architetture veneziane, i negozi colorati, le aiole fiorite e la vegetazione mediterranea ne fanno una meta da non mancare su questo scorcio di lago. 

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Il lago qui è turchese e cristallino, le sue acque qui sono il regno degli appassionati di kyte-surf, pratica sportiva vietata in territorio trentino ma praticabile in acque venete da questi surfisti, che possono approfittare dei venti costanti che soffiano più forti nella zona settentrionale del lago.

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Il traffico di battelli, motonaavi, aliscafi e catamarani è intensissimo in estate sul Lago di Garda. B
asta una breve sosta nei pressi dell'imbarcadero per vedere attraccare e ripartire motonavi di tutti i tipi e le dimensioni.

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Spiaggia e Spritz e si riparte. Verso Limone questa volta, sulla sponda bresciana.
La cittadina, celebre per le coltivazioni di agrumi esplode letteralmente di bougainville e il suo porticciolo con le caratteristiche arcate fa proprio pensare ad una cartolina. 

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E' qui che finalmente prendiamo il piroscafo Zanardelli, per rientrare a Riva. 

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Il passaggio a Torbole profuma di casa.
Di nafta, cordame umido e foglie di fico.

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Il MuSe di Trento

Il Museo delle Scienze di Trento, inaugurato il 27 luglio del 2013, prosegue l'attività di quello che era il Museo Tridentino di Scienze Naturali. Di questa prima sede resta al nuovo allestimento la grande collezione di animali impagliati e riproduzioni a grandezza naturale (o aumentata) installate in forma di piramide nel grande varco (Big Void) che occupa i quattro piani del palazzo, una piramide che percorre da un lato la progressione evolutiva, partendo dal seminterrato con gli scheletri dei dinosauri, dall'altro quello degli ambienti naturali che li ospitano, progredendo dallo scheletro di una balenottera per arrivare ai piani superiori sulle ali degli uccelli che abitano i cieli.

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Il MuSe si trova immediatamente a sud dello storico palazzo delle Albere, in un palazzo all'interno del quartiere residenziale Le Albere, entrambi progettati da Renzo Piano nell'ambito di un più ampio disegno di riqualificazione urbana dell'area industriale dismessa dove sorgevano gli stabilimenti Michelin di Trento.

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Il percorso espositivo del MuSe si sviluppa usando la metafora della montagna, stilizzata dallo stesso profilo dell'architettura del palazzo che ricorda l'andamento frastagliato delle montagne trentine e in particolare delle Dolomiti. La vetta, l'ultimo piano è infatti dedicato ai ghiacciai. 

In questa sezione i visitatori possono comprendere come si formano i ghiacciai e fenomeni naturali quali l'erosione delle rocce. È inoltre presente la perfetta riproduzione (in ghiaccio) di un tipico ghiacciaio del Trentino.

Piano_quattro

Mano a mano che si scende si incontra la natura alpina, la geologia, l'evoluzione dell'uomo sulla terra e infine lo spazio per i bambini dedicato ai sensi,

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In questa sezione del museo è possibile ripercorrere tutto il viaggio della vita sul nostro pianeta grazie a grafici, fossili e ricostruzioni di alcune delle più antiche forme di vita del nostro pianeta.


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Infine si arriva alla storia della vita del piano interrato e della serra tropicale.

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La serra ricostruisce l'ambiente dei Monti Udzungwa, in Tanzania, dove il MuSe ha un Centro di monitoraggio ecologico che rappresenta una delle sue sedi territoriali. Nella serra è inoltre presente una coppia di turaco verde, unica fauna della serra.

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L'esposizione temporanea attuale e che resterà al MuSe fino al 7 gennaio 2018 
è dedicata a "Archimede, l'invenzione che diverte". La mostra  presenta al pubblico la figura di Archimede quale massimo protagonista della cultura universale. 
Tra ricostruzioni di macchinari e video multimediali, il percorso racconta le sue intuizioni nel campo della tecnologia meccanica e offre testimonianze della civiltà tecnico-scientifica del III secolo a.C., periodo durante il quale visse lo scienziato. Dopo un excursus storico e un focus sulle principali invenzioni e ricerche, l'esposizione approfondisce anche la seconda rinascita di Archimede, che avviene a partire dal XIII secolo con la progressiva riscoperta dei suoi scritti, e l'influenza esercitata su studiosi e geni rinascimentali del calibro di Leonardo da Vinci e Galileo Galilei. 

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Il MuSe svolge un'importante attività di ricerca, organizzata in sette sezioni:
Botanica, per la quale può giovarsi delle seguenti infrastrutture: la banca del germoplasma del Trentino, l'erbario tridentino, un laboratorio di germinazione, una serra di propagazione e quattro giardini botanici (la serra tropicale afromontana, gli Orti del MUSE, le Viote del Bondone e l'Arboreto di Arco).
Limnologia e Algologia che si occupa della biologia delle acque interne. Negli ultimi anni sono stati studiati anche altri ambienti come il Lago di Garda e torrenti mediterranei.
Zoologia degli Invertebrati e Idrobiologia, zoologia dei Vertebrati, biodiversità tropicale, geologia e preistoria.

Il MuSe è soprattutto per Trento un'incredibile fucina di idee e di
attività. Conferenze, incontri, visite guidate ma anche semplici aperitivi: Drink and think, tutti i giovedì sul parco antistante l'ingresso del museo, è l'deale per passare un momento di convivialità senza rinunciare a riflettere in modo leggero su temi scientifici.

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Una passeggiata a Malga Campo

Malga Campo è una località montana del comune di Drena ed è un ottimo posto dove poter passeggiare e fare picnic nonché il punto di partenza per diversi sentieri: lo Stivo, Cima Bassa, Cima Alta e Malga Vallestrè.

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Vi si arriva da una strada ombrosa tra i castagni: dopo 16 tornanti il bosco si apre su dei pascoli sovrastati dalla Cima Stivo e dall'altro lato affacciati sul Monte Brento e in lontananza sul gruppo del Brenta, i ghiacciai dell'Adamello e della Presanella. 
 
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Costruita intorno agli anni '50 da un gruppo di allevatori per poter portare le loro bestie all'alpeggio, vi era inizialmente presente un caseificio per la produzione di burro, formaggio e latticini vari. Questa attività è poi andata sempre più in disuso ma la malga è oggi di nuovo utilizzata per l'alpeggio da singoli allevatori.
 
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Poco distante c'è la Chiesetta degli Alpini, costruita nel corso degli anni '80 da Alpini e volontari e con adiacente un campanile, costruito nel 2000.
In prossimità della sbarra che impedisce il passaggio alle vetture si trova un cippo d'orientamento descrittivo delle montagne circostanti.

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Anche senza necessariamente intraprendere percorsi troppo impegnativi di trekking le passeggiate nei boschi circostanti permettono un'immersione nella natura davvero rasserenante e sanno regalare anche qualche piacevole sorpresa.

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Legami

E' passato un anno ormai da quel 14 luglio e il ricordo di quei giorni strani e pesanti oggi si mischia a tutto quello che è successo dopo, una specie di gorgo vorace, un Maelström che sembrava inghiottire tutto.
Non so quale sia stata la botte cui mi sono legata, ma deve essercene stata una che galleggiava da qualche parte a mia insaputa e che mi ha permesso di passare indenne attraverso l'orizzonte del vortice.

Legata. E' strano come siano stati proprio i legami a diventare sempre più urgenti da quel momento. O forse no, forse è la cosa più naturale del mondo che quando si è a un passo dal perdere la vita si cerchi di ritrovare ciò che si è amato e che si ama ancora, anche se ormai distante e quasi sconosciuto. 

Legata. E' strano come questo termine, se avulso da qualsiasi contesto, mantenga una valenza negativa, di costrizione, di impedimento e non di ricchezza e di forza. 

Legata. Alla famiglia è quasi ovvio, mentre non lo è affatto sentirsi tale rispetto a chi è più lontano, là dove la corda che unisce si è allungata nel tempo e nello spazio al punto da diventare sottilissima, quasi invisibile. E però c'è. 
Legata a tanti visi, voci, mani, che ho visto, ascoltato e toccato una volta.
Legata anche a chi una volta non c'era ma speri sarà ancora vicino più avanti negli anni.

Nessun legame è casuale, ognuno ha il suo perché.



E le cose acquistano un perché solo quando accadono. 

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In kayak sul lago di Cavedine

Il Lago di Cavedine si trova nella conca tra le pendici del Bondone e le "Marocche", una distesa di detriti, oggi biotopo naturale protetto, risalenti a un'antica frana originatasi dai fianchi del Monte Brento e del Monte Casale soprastanti all'epoca del ritiro dei ghiacciai.
Formatosi per sbarramento proprio a causa di questa frana il lago di Cavedine è collegato a quelli di Toblino e Santa Massenza che hanno un unico immissario artificiale, il rio Rimon che è utilizzato anche a scopo idroelettrico.

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E' lungo circa 2,5 Km, si trova a 241 metri di quota e nelle sue acque limpide vivono numerosi pesci che richiamano sulle sponde del lago gli appassionati della pesca.

Le sue acque non sono balneabili e generalmente sono abbastanza fresche.
Nella stagione estiva vi soffia però la caratteristica “òra del Garda”,il vento pomeridiano costante da sud che permette anche qui la pratica della vela e del windsurf.
La scuola di vela WindValley Surfcenter offre anche il noleggio di kayak mono e biposto. 

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Moderni e facili da utilizzare permettono di godere del lago a fior d'acqua e di ammirare il paesaggio che vi si riflette da un punto di vista tutto speciale.

 


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Il lago di Cavedine offre anche numerose passeggiate lungo i sentieri ben segnalati di pianura e di montagna.
Lo scarso sfruttamento turistico ha conservato le caratteristiche di naturalità originarie di questa frazione, che si distingue per il silenzio e la serenità dei luoghi.